ROMA - Sarà la magistratura a accertare se le accuse del ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, nei confronti dell'Anas, circa la gestione dei residui passivi, siano fondate. Intanto non ci sarà alcun commissariamento. Ieri, come previsto, il consiglio di amministrazione della società, a partire dall'amministratore unico e presidente Vincenzo Pozzi, ha rassegnato le proprie dimissioni a far data dall'approvazione del bilancio, il 20 luglio prossimo. Non prima però di aver confutato una per una le tesi di Di Pietro. L'Anas ha infatti approvato la relazione sull'individuazione e rappresentazione dei residui passivi dal 18 dicembre 2002 al 31 dicembre 2005, proprio il periodo finito nel mirino dell'ex pm. La relazione, fa presente una nota dell'Anas, correlata dai documenti di diverse Società di revisione (Italrevi, Ernst & Young, Kpmg), dai pareri della Consulta giuridica, del Collegio sindacale dell'Anas, dai decreti registrati dalla Corte dei Conti, dalle indicazioni dei Ministeri di riferimento (Infrastrutture, Trasporti ed Economia), «rappresenta dati certi degli impieghi delle somme destinate per trasferimenti dello Stato, delle entrate proprie, degli investimenti e delle somme contrattualizzate».
In sostanza, ha detto Pozzi al consiglio, il documento presentato dal direttore generale al consiglio d'amministrazione «conferma la corretta e trasparente gestione aziendale in merito all'utilizzo e riallocazione dei residui passivi e la completa copertura dei lavori, che sono stati oggetto della attenzione del ministro vigilante». E ancora: «Sebbene manchi ancora un semestre per completare l'esercizio 2006, con l'approvazione del relativo bilancio, e raggiungere così la naturale scadenza di questo consiglio e del mio mandato - continua Pozzi -, non posso non ribadire quanto a voce e per iscritto sostenni nei confronti del ministro delle Infrastrutture: una grande azienda a capitale pubblico può lavorare solo se esiste un rapporto di fiducia con il proprio ministero vigilante e con l'azionista». Di qui le dimissioni che interverranno dopo l'assemblea alla quale il presidente intende partecipare «nella totalità dei doveri e diritti di capo azienda».
«Sta al ministro - commenta per Forza Italia, Maurizio Lupi - assumersi ora la responsabilità delle gravi accuse fatte. Mi auguro che il governo non consideri Anas terra di conquista». Intanto Anna Donati (Verdi), presidente della commissione Lavori Pubblici al Senato ha annunciato il via libera all'indagine conoscitiva sulla gestione e il ruolo dell'Anas, i problemi finanziari per i cantieri in corso, ma anche l'intero assetto del sistema delle concessioni autostradali in Italia.