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Data: 07/07/2006
Testata giornalistica: Corriere della Sera
Ferrovie, pressing su Catania. Il Governo prepara il ricambio

ROMA - E adesso tocca alle Ferrovie. Dopo aver ottenuto mercoledì scorso le dimissioni dei vertici di Anas, il governo avrebbe chiesto ufficialmente quelle del presidente e amministratore delegato di Fs, Elio Catania. A muoversi sarebbe stato il premier in persona e poi, ieri, il Tesoro, azionista del gruppo. Si tratterebbe del primo atto ufficiale di un confronto, a tratti difficile, tra l'esecutivo e il manager che nel 2004 Silvio Berlusconi strappò al colosso informatico Ibm. La trattativa dura da qualche settimana e si è infittita subito dopo l'approvazione del bilancio di Fs, chiuso con 465 milioni di perdite. Proprio in quella occasione, Catania aveva sottolineato che, senza il blocco delle tariffe che perdura dal 2001, il 2005 si sarebbe chiuso in pareggio. Non solo, il manager aveva rivendicato i migliori dati sulla sicurezza da 9 anni a questa parte, investimenti in nuove tecnologie, l'attivazione di nuove linee e impianti e soprattutto della prima tratta di Alta capacità Roma-Napoli, avvenuta nei tempi previsti.
Questi stessi risultati sarebbero stati opposti da Catania a quanti informalmente in questi giorni gli hanno suggerito la via delle dimissioni, nell'intento di ottenere invece una riconferma o, quantomeno, una liquidazione commisurata al raggiungimento degli obiettivi indicati dal contratto che il precedente ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, gli aveva concesso. Si parla di una cifra pari a circa 9 milioni di euro che il governo dovrebbe versare per intero nel caso in cui decidesse di revocare l'incarico di Catania con un anno d'anticipo. L'alternativa è ottenere le dimissioni del presidente e amministratore delegato, operazione cui si sarebbero applicati tanto il premier, quanto, ieri, il Tesoro.
Il tira e molla è ancora in corso. «Per Ferrovie dello Stato e Alitalia stiamo esaminando la situazione economico-finanziaria, il piano industriale e l'assetto del management. Bisogna risolvere questa equazione a tre incognite, e ci vorrà un po' di tempo» ha detto ieri il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi. Ma intanto si prepara la successione: secondo indiscrezioni, è praticamente certo il binomio composto da Paolo Baratta, alla presidenza, e Mauro Moretti, attuale a.d. di Rfi (Rete ferroviaria italiana), come amministratore delegato.
Resta tutta da decifrare la partita delle controllate Trenitalia e Rfi. Moretti avrebbe posto come condizione della propria accettazione la scelta dei manager interni Giancarlo Laguzzi e Michele Elia. Ma sul punto è scoppiata una grana politica: per la Margherita sarebbe inaccettabile la circostanza che Prodi da una parte, con la candidatura di Baratta, e i Ds dall'altra, con quella di Moretti e dei suoi uomini, finiscano per occupare di fatto tutte le caselle disponibili. Si leva infine anche la voce del sindacato: Claudio Claudiani per la Fit-Cisl chiede al governo di intervenire sui gravi problemi del trasporto attivando la necessaria concertazione.

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