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Pescara, 28/06/2026
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Data: 14/07/2006
Testata giornalistica: Corriere della Sera
Taxi, rottura con Bersani. Tornano i blocchi nelle città

Sull'ipotesi «una licenza-due auto» i sindacati lasciano il tavolo Padoa-Schioppa: qualcosa si doveva fare, mobilità impossibile

ROMA - È rottura fra governo e sindacati nella trattativa sulla liberalizzazione dei taxi. E pur di non accettare un migliaio di nuove licenze, i titolari delle auto bianche sono pronti a gettare le città italiane nel caos. L'incontro di ieri, che secondo gli annunci della vigilia avrebbe dovuto portare all'accordo sul decreto Bersani, è andato male. Prima le sigle di destra hanno abbandonato il tavolo sbattendo la porta. Poi, dopo qualche ora, anche la Cgil e le altre organizzazioni hanno detto basta. Adesso i tassisti minacciano di bloccare di nuovo tutto. Le prove generali sono andate in scena ieri sera: all'aeroporto di Fiumicino il servizio è stato sospeso, in nottata 300 macchine hanno paralizzato piazza Venezia, a Roma. «È solo l'inizio». Oggi dovrebbe toccare anche a Milano, Napoli, Torino e Genova. La rottura si è consumata nelle sale del ministero per lo Sviluppo economico di via Veneto, poco dopo le otto di sera. E la strada della Dolce vita è diventata improvvisamente amara. «Sfasceremo tutto», hanno urlato i più scalmanati. Un veloce tam tam ha richiamato decine di vetture. Ed è tornato l'incubo dello sciopero selvaggio. Tutto è cominciato quando Franco Raffaldini, delegato di Bersani, ha dettato la linea: «Rinunciamo al cumulo delle licenze, ma i Comuni devono poter concedere due targhe per ogni licenza». Una soluzione semplice - oltre all'allungamento dell'orario e all'assegnazione di nuove concessioni - per potenziare il servizio. Una misura comunque dall'impatto reale limitato. Bersani vuole introdurre il principio «una macchina-due licenze» solo in via sperimentale, sul 2-4% del totale delle auto: 800-1.600 doppie targhe in tutta Italia. I tassisti hanno però fatto muro: «Questione di principio». Ma il governo vuole andare avanti. Il ministro per l'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, proprio ieri alla Camera aveva affermato che «prendere a Roma un taxi è impossibile».
Unica Cgil, Cna, Confartigianato e altre sigle minori hanno comunque provato a trattare. Ma il confronto si è arenato prima di mezzanotte. Quattro organizzazioni molto forti a Roma, Napoli e Milano avevano invece già troncato la discussione all'ora di cena. L'Unione Radiotaxi di Loreno Bittarelli, legato all'ex ministro Francesco Storace, la Cisal di Giuliano Falcioni, militante del Movimento Sociale, l'Ait di Carlo Bologna, capo-popolo vicino alla destra, e l'Ugl di Pietro Marinelli, sindacalista con il tatuaggio della X-Mas sul braccio e ieri in camicia nera, se ne erano andate appena il governo aveva parlato di «una licenza-due macchine».
Risultato: già alle nove di sera le auto bianche avevano invaso via Veneto. Una delegata della Cna che cercava di convincere i colleghi a tornare a trattare è stata minacciata. La rissa è stata evitata solo perché i più facinorosi sono stati bloccati. E qualche tassista di passaggio che aveva rifiutato di fermarsi è stato inseguito. Dopo i tre giorni di sciopero selvaggio della scorsa settimana, il clima è dunque di nuovo infuocato. «Il governo ci ha preso in giro - ha detto Bittarelli -. Fra poco non ci sarà più tempo per scrivere gli emendamenti. Dobbiamo agire in fretta. E non so proprio che cosa succederà...». Intanto i minacciosi cortei di auto bianche si sono rimessi in moto. E da lunedì la parola passerà al Parlamento.

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