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Pescara, 29/06/2026
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Data: 02/08/2006
Testata giornalistica: Il Sole 24 ore.com
Poste e Fs, più privati se si cambia

Secondo quanto riportato dalla stampa, il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa nell'audizione presso le commissioni Finanze di Camera e Senato ha affermato che per soggetti come Fs o Poste italiane «percepire la privatizzazione completa è più problematico, mentre ci sarebbe la possibilità dell'ingresso del capitale privato», per avvicinare tali imprese a «una logica di conformità al mercato».Questa affermazione, insieme a quella secondo cui la privatizzazione di Eni e Enel non potrebbe andare oltre, perchè le due aziende sarebbero a rischio Opa, sembra delineare un futuro di società miste nei settori dei servizi di pubblica utilità.
Lascio da parte la questione del "rischio Opa", sulla quale condivido quanto ha scritto Luigi Zingales sul Sole-24 Ore del 22 luglio, e quella ancora più scottante della lottizzazione delle nomine dei dirigenti (Orazio Carabini, sul Sole-24 Ore di ieri). E' importante chiedersi perchè dei soggetti privati dovrebbero desiderare di entrare, con partecipazioni presumibilmente minoritarie, in mega-aziende come Fs e Poste italiane così come sono oggi. Con tutte le loro rendite di monopolio dissipate in inefficienze strutturali e con lo Stato che, mantenendo il controllo, continua ad avallare e garantire tanti (troppi) compromessi con organizzazioni sindacali potenti e molto propense al conflitto.
Chi mai dovesse decidere di comprare quote azionarie di queste aziende lo farebbe solo o a prezzi stracciati o a condizione che venga mantenuto e possibilmente rafforzato il loro potere di mercato, e con la garanzia che la regolazione sia e rimanga molto generosa, come del resto già accaduto con Eni e (in misura minore) Enel. In altri termini, le dichiarazioni del ministro sembrano prospettare una rinuncia alla privatizzazione completa, alla ritirata dello Stato dalle public utilities, in cambio di un'estensione del coinvolgimento dei privati nelle rendite di monopolio. L'auspicio è forse che i privati avviino un diverso utilizzo delle rendite?
Del resto, anche privatizzare completamente Fs e Poste così come sono oggi presenta il rischio di regalare ampie rendite di monopolio a soggetti privati, come accaduto nel caso di Autostrade. Ci sono modi migliori per far entrare capitali privati in Poste e Ferrovie. Le best practices internazionali dimostrano che una buona privatizzazione in settori così complessi è tutt'altro che impossibile, ma richiede un preventivo ridisegno societario che sia conforme e contemporaneo a un ridisegno pro-concorrenziale degli assetti di mercato è, dove necessario, a un assetto regolatorio corretto (cioè nè generoso nè vessatorio), stabile e credibile. Le soluzioni possibili sono numerose e tutte hanno pro e contro. Ecco qualche suggerimento (non richiesto).
In Poste convivono l'attività di BancoPosta, certamente profittevole, e il servizio di raccolta, spedizione e recapito della posta, dove ancora oggi si annidano sacche di inefficienza. Separare le due "aziende" è una strada possibile (è stata per esempio seguita in Giappone), ma non è l'unica,soprattutto se esistono sinergie tra le due attività. Sarebbe forse sufficiente accelerare il processo di liberalizzazione del mercato dei servizi postali veri e propri previsto dalla Commissione europea, chiarendo i criteri di ripartizione degli oneri di servizio universale tra i vari operatori in concorrenza, in modo da assicurare almeno lo stesso livello di servizio ai cittadini, e garantire l'accesso non discriminatorio agli uffici postali a tutti gli operatori che ne facciano richiesta.
In un contesto di liberalizzazione e di regole certe, la privatizzazione dell'intera azienda assumerebbe tutt'altro significato e, forse, consentirebbe l'apertura di nuove prospettive imprenditoriali, come la logistica avanzata, oggi trascurata da Poste.
Non si può invece ignorare che Fs è una holding che comprende segmenti di monopolio naturale (la rete, gestita da Rfi) e segmenti che possono essere (e altrove sono stati con successo) aperti a varie forme di concorrenza, e che da noi sono gestiti al 98% da Trenitalia.
Una via forse percorribile consiste nei separare Rfi da Trenitalia, mettendo fine alla holding. Si potrebbero inoltre creare, da Trenitalia, una serie di società separate: una per i servizi merci e la logistica (Cargo), alcune società per la gestione e il leasing del materiale rotabile (come le inglesi Roscos) e alcune società per la gestione dei servizi passeggeri. Tutte queste società potrebbero poi essere privatizzate completamente, lasciando solo Rfi, almeno nei breve periodo totalmente in mano pubblica.
Le diverse società operative private sarebbero chiamate a competere per il mercato, anche contro concorrenti esteri, per la gestione dei servizi posti a gara dalle regioni o dall'Autorità centrale di regolazione (da costituire), o direttamente nei mercato per i servizi eurostar. E' solo il sogno di una notte di mezza estate?

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