Tra le motivazioni anche "conflitto di interessi" e "incompatibilità"
Nessun commento, per ora, dalla società italiana interessata
ROMA - Bocciata la fusione tra Autostrade-Abertis per evidente conflitto di interessi. Questa una delle motivazioni alla base del giudizio negativo espresso dal ministro dell'Economia, Tommaso Padoa Schioppa, e dal ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, in una nota inviata al presidente dell'Anas Pietro Ciucci. I due ministri, qualche settimana fa, avevano visto riconoscersi dal Consiglio di Stato un potere congiunto di autorizzazione sulla base del quale oggi hanno espresso il proprio dissenso.
La fusione - si legge nella lettera - "non è compatibile e coerente con le finalità del rapporto di concessione, né con le clausole poste nel processo di privatizzazione, né con gli impegni giuridici assunti dalla società concessionaria Autostrade per l'Italia e dal suo socio unico Autostrade".
Spiegano i due ministri di aver raggiunto questa conclusione "dopo attento esame" rilevando, tra l'altro, che la fusione "risulta non conforme con gli impegni previsti nella convenzione stipulata tra Anas ed Autostrade per l'Italia".
Dunque lo stop alla fusione Autostrade-Abertis sarebbe motivato dal conflitto di interessi che deriverebbe dall'operazione. L'opposizione di Padoa Schioppa e di Di Pietro sarebbe infatti maturata "tenuto conto, in particolare, dei profili di conflitto di interesse che si determinerebbero, ove l'operazione fosse conclusa, per la presenza nell'azionariato stabile di Abertis di soggetti che operano nei settori delle costruzioni e della mobilità".
Sotto accusa la presenza della società Acs, di Florentino Peres, il secondo gruppo europeo delle costruzioni, che nella società nata dalla fusione avrebbe avuto una quota del 12,5%. Il primo azionista sarebbe stata l'italiana Schemaventotto, che fa capo alla famiglia Benetton, con il 24,9%.
Era uno dei principali problemi sollevati dal ministro Antonio Di Pietro, che aveva indicato alla società Autostrade una serie di misure da prevedere per evitare che la fusione comportasse rischi per gli interessi pubblici legati alla concessione per le autostrade italiane: correttivi da inserire nella convenzione tra la società e l'Anas, ed oggetto del confronto in corso per trovare una intesa da recepire in un nuovo atto aggiuntivo.
Per il momento nessun commento viene dalla società Autostrade che, prima di rilasciare "qualsiasi dichiarazione attende di poter esaminare le valutazioni che sono alla base di quanto comunicato questa sera".
Nuovo stop dunque per la contrastata vicenda che, lo scorso aprile, ha visto i consigli di amministrazione delle due società - Autostrade e Abertis - approvare la fusione alla pari tra il gruppo italiano e quello spagnolo. Una decisione non condivisa dall'allora amministratore delegato di Autostrade, Vito Gamberale, che aveva votato contro e per questo era stato "licenziato" dal cda.
In seguito lo stesso ministro Di Pietro aveva reso pubblico il proprio dissenso rispetto a una fusione non coerente con lo schema operativo predisposto da Anas.