Iscriviti OnLine
 

Pescara, 29/06/2026
Visitatore n. 755.445



Data: 06/08/2006
Testata giornalistica: Il Centro
Marcinelle, un monumento per i minatori. Iniziativa promossa dall'Inca Cgil per ricordare le vittime della sciagura del 1956

PESCARA. Un mondo come lo potrebbe sognare un bambino. Ma grande, di bronzo, sia pure ingentilito dai colori pastello. Se lo troveranno davanti l'8 agosto le delegazioni di tutta Europa che andranno a Marcinelle per il sessantesimo anniversario della catastrofe che seppellì nella miniera del Bois du Cazier 262 uomini, 136 dei quali italiani e di questi quasi la metà abruzzesi.
E' imponente il monumento che l'Inca Cgil ha voluto per ricordare quella lontana tragedia. L'incarico è stato affidato ad Antonio Nocera, scultore napoletano, che per realizzarlo non ha rinunciato alle suggestioni fiabesche che caratterizzano tutta la sua opera. Ecco la grande fenditura che squarcia quel mondo dei minatori, e sulla sommità delle casette, così come le disegnerebbe un bambino, che ricordano quelle che avevano ospitato i minatori andatì fin lì per un accordo tra l'Italia e il Belgio: carbone in cambio di forza lavoro. Ma aldilà della fenditura c'è un'altra casetta, solitaria, forse quella lasciata nel paese natio. A metà del grande globo un abbozzo di galleria, con le impalcature in legno, e in fondo una grande lampada, di quelle in ferro usate dai minatori, con una scritta che dà il nome all'opera: «Ou la lampe passe, le mineur doit passer» (dove passa la lampada deve passare il minatore). Dovevano inoltrarsi in stretti cunicoli quei «musi neri», come venivano chiamati i minatori per via dei volti anneriti dal carbone, ma non solo per quello. E l'immagine cruda della galleria è a contrasto con la corona di rondinelle che volano in fila, lungo l'equatore. Un bel libro fotografico (edito dall'Archivio Opere Uniche) raccoglie le immagini delle varie fasi della creazione del monumento. Immagini anticipate da una prefazione di Giorgio Napolitano, particolarmente sensibile, come si è potuto vedere anche nel suo esordio da presidente della Repubblica, al tema degli incidenti sul lavoro. E' lui che ricorda il trattato tra l'Italia e il Belgio che aprì le porte delle miniere di carbone a tanti nostri connazionali, e anche l'indignato titolo del Corriere della Sera il giorno successivo la tragedia di Marcinelle: «L'Italia può esportare dei lavoratori, non degli schiavi».
Anche i presidenti del Senato e della Camera, Franco Marini e Fausto Bertinotti, hanno scritto un loro ricordo della tragedia di Marcinelle per la monografia sull'opera di Nocera. Marini, abruzzese come tanti di quei minatori inghiottiti dalla terra di Marcinelle, se lo ricorda del mercoledì di sessant'anni fa. «La più giovane vittima della tragedia di Marcinelle» sottolinea il presidente del Senato «era un ragazzo di appena quattordici anni. Oggi ne avrebbe sessantaquattro». «Marcinelle è la storia di migranti e immigrati costretti ad abbandonare il loro Paese per un posto di lavoro», scrive Fausto Bertinotti, per poi ricordare che questo anniversario «cade nell'anno di un altro anniversario, quello dei cento anni della Cgil, cento anni che ci parlano della lotta secolare dei lavoratori per la propria emancipazione, per la propria liberazione, perchè non ci siano più Marcinelle».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it