ROMA. Sulla giustizia la maggioranza è in affanno e slitta (probabilmente ad oggi) la presentazione del disegno di legge sul processo breve. Al centro dello scontro, il testo messo a punto dal legale del premier, Niccolò Ghedini, per accorciare la durata dei processi.
Testo che non avrebbe ottenuto il gradimento di Gianfranco Fini e della'area ex An. Ieri mattina il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Paolo Bonaiuti, aveva assicurato che il discusso provvedimento sarebbe stato presentato nel pomeriggio. Ma così non è stato. La bozza del disegno di legge è rimasta sulla scrivania del presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, per tutto il giorno e Silvio Berlusconi ha ricevuto per tre volte in poche ore il ministro della Giustizia, Angelino Alfano. Ma non è finita. L'Anm lancia l'allarme e avverte che oltre ad essere «offensivo» di fronte alle emergenze, con il disegno di legge sul processo breve si rischierebbe di «buttare a mare un enorme numero di procedimenti». Il Pd, invece, chiede ad Alfano di riferire in Parlamento mentre Bersani avverte che davanti alla cancellazione di migliaia di processi, l'opposizione si batterà con «assoluta determinazione».
Nel Pdl la tensione è altissima e Margherita Boniver presenta nel pomeriggio un disegno di legge per ripristinare l'immunità parlamentare. Ma questo non risolve il problema. La possibilità di approvare un provvedimento che potrebbe non essere controfirmato da Napolitano preoccupa soprattutto Fini, che al Cavaliere ha chiesto precise garanzie e piantato robusti paletti. Il cammino parlamentare del processo breve potrebbe essere molto più faticoso di quanto immaginato. Berlusconi non ha ottenuto da Fini un impegno ad appoggiare un provvedimento come la prescrizione breve che lo avrebbe blindato per tutta la legislatura contro i processi milanesi ed è furioso.
Ma Fini non arretra e resta sul piede di guerra. L'intesa reggerà? «Sono convinto di sì a meno che il testo che verrà presentato non sia diverso nei principi su cui abbiamo concordato, vedremo...» risponde il presidente della Camera. E se così non sarà? Fini non ha paura di andare allo scontro frontale con il Cavaliere e mostra i muscoli: «Se è in contraddizione lo dirò con schiettezza. Bisogna giocare a carte scoperte e non ricorrere ad artifizi giuridici che portino ad una amnistia di fatto». Berlusconi è avvertito. Lo scontro sulla giustizia nel Pdl è solo politico? A ritardare la presentazione del disegno di legge sul processo breve, c'è soprattutto la norma transitoria che dovrebbe consentire l'applicazione delle nuove misure ai processi in corso. Per limitare la platea dei ricorrenti, si vorrebbe stabilire che la nuova normativa possa essere estesa solo agli incensurati e solo per i processi in primo grado. Ma così, fanno notare esponenti del Pdl, chiunque si trovasse in appello, magari da sei anni, potrebbe sollevare la questione si costituzionalità di fronte alla Consulta per disparità di trattamento. E i tempi si allungherebbero.
La norma varrà per reati con pene massime non superiori a dieci anni e solo nel caso l'imputato sia incensurato, ma non potrà essere applicata per reati di terrorismo, mafia, grave allarme sociale. Nella lista delle esclusioni ci sarebbero anche i reati che riguardano l'immigrazione. A questo elenco sarebbero stati aggiunti i reati relativi al furto in appartamento, alla violazione delle norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro, sulla circolazione stradale, sull'incendio, sui reati ambientali e di carattere sessuale.