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Pescara, 26/06/2026
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Data: 12/11/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
«Grossi incompatibile»: il Pd chiede la revoca.ifensore civico, lettera a Pagano: «La Regione faccia un atto di autotutela per evitare conseguenze»

PESCARA - Magari un posto in un consiglio di amministrazione, un ente una società un'azienda per il diritto di qualcosa o di qualcuno, insomma uno strapuntino non gliel'avrebbe negato nessuno. Ma la poltrona da difensore civico è uno schiaffo in faccia al cittadino: dicono così i boatos regionali, rubati tra i consiglieri di maggioranza costretti a mettere la ics di rito sul nome di Giuliano Grossi alla fine di un consiglio convulso e confuso. Pignoramenti, contenziosi con i clienti, censure professionali: il curriculum dell'avvocato neo incaricato della difesa dei cittadini è tale da creare imbarazzo anche al politico dotato della peggiore facciatosta. Ma adesso basta girarci intorno, il capogruppo del Pd Camillo D'Alessandro insieme al vicepresidente del consiglio regionale Giovanni D'Amico e al consigliere Claudio Ruffini ieri mattina hanno scritto al presidente del consiglio regionale Nazario Pagano e per conoscenza ai capigruppo consiliari per chiedere la revoca della nomina di Grossi. «Signor presidente - scrivono i tre democrat - in ragione delle specifiche condizioni personali emerse in merito alla posizione dell'avvocato Giuliano Grossi dalle quali si evince un potenziale contenzioso del medesimo nei confronti dell'amministrazione pubblica e con riflesso per la stessa Regione Abruzzo, considerato il ricorso pendente presso il tribunale amministrativo regionale per l'annullamento della deliberazione in oggetto, le chiediamo di proporre alla conferenza dei capigruppo l'inserimento all'ordine del giorno del consiglio regionale del prossimo 17 novembre la revoca della deliberazione 19/5 del 6 ottobre 2009, in attuazione del principio di autotutela amministrativa». E tanti saluti.
Ma fanno di più i tre consiglieri piddì, presentano una proposta di delibera per la revoca dell'incarico in cui denunciano la violazione della procedura di trasparenza amministrativa e chiedono di poter verificare cosa ha scritto Grossi nell'autocertificazione allegata al curriculum, quella in cui si dovrebbero indicare eventuali motivi di incompatibilità. E così confermano quello che disse il capogruppo Pdl Gianfranco Giuliante in un'intervista a Il Messaggero, «non facemmo una comparazione tra i curricula perchè ci venne un'indicazione dall'alto»: «I consiglieri regionali hanno dovuto procedere alla nomina del difensore civico - dicono i democrat - senza aver ricevuto una trasparente disponibilità e la documentazione riguardante il curriculum di ciascun candidato, disponendo del solo elenco nominativo risultante dall'istruttoria del servizio Affari Istituzionale e del Corecom, contravvenendo con ciò alla disposizione di cui all'articolo 5 del Bando». Ma non solo, il Pd chiede la revoca anche perchè è pendente davanti al Tar il ricorso di Sisti e perchè «sono emersi pubblicamente motivi di potenziale contenzioso dell'avvocato Grossi con l'amministrazione tributaria, che potrebbe avere riflesso anche nei confronti della Regione perchè Grossi risulterebbe incompatibile con la carica di difensore civico secondo la norma dello Statuto». E cioè l'atto di pignoramento che Equitalia ha notificato al Comune di Pescara il 15 settembre scorso nei confronti di Grossi per una cifra pari a 35 mila euro.
In pratica il Pd chiede che la Regione applichi il principio di autotutela amministrativa perchè l'eventuale annullamento della delibera di incarico «potrebbe determinare un potenziale diritto risarcitorio dei ricorrenti in sede di giustizia civile, con danno per la Regione Abruzzo». E perchè l'atto è carente «nel passaggio di verifica e trasparenza e nell'accertamento delle qualità curriculari dei candidati all'incarico di difensore civico».
Revoca e invio immediato degli atti al Servizio Affari istituzionali e al Corecom per l'attivazione delle nuove procedure di nomina: queste le richieste Pd. La parola passa a Pagano: anche perchè nel giorno dell'insediamento di Grossi l'aveva proprio persa.

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