PESCARA - Un danno all'immagine della Regione. Non se ne accorge il presidente del Consiglio regionale e neppure il presidente della Giunta, che anzi fanno orecchie da mercante. Se ne accorge un parlamentare del Pdl, maggioranza di centrodestra, mentre sta a Roma e magari gli va l'occhio sulla rassegna stampa. Mica un danno qualunque: un «vulnus grave all'immagine, alla credibilità, al decoro delle istituzioni, delle quali quello regionale rappresenta un livello di particolare momento». E' Daniele Toto a presentare ieri mattina un'interrogazione a risposta scritta al ministro dell'Economia e delle Finanze Giulio Tremonti e al ministro per i rapporti con le Regioni Raffaele Fitto sul difensore civico appena nominato dalla Regione, dodici righe per chiedere se il governo sia al corrente dell'atto di pignoramento disposto da Equitalia nei confronti di Giuliano Grossi.
"Decoro" è la parola attorno alla quale ruota l'interrogazione del giovane parlamentare Pdl. «Da notizie di stampa si apprende che il Comune di Pescara avrebbe subito un pignoramento in qualità di terzo - scrive Toto - in relazione a un procedimento di riscossione forzosa da parte di Equitalia spa di somme iscritte a ruolo in testa alla persona dell'avvocato Giuliano Grossi, il quale è notoriamente legato da un rapporto di lavoro con quell'ente locale ed è anche stato, recentemente, eletto dal consiglio regionale d'Abruzzo alla carica di difensore civico della Regione».
Il parlamentare chiede se il governo ne sia al corrente e «se intenda acquisire elementi da Equitalia spa sulla vicenda». Domande legittime che nessuno all'interno del Pdl si era posto, almeno ufficialmente. Nè Chiodi nè Pagano, che pure militano nello stesso partito di Toto. E che dovrebbero avere a cuore quanto lui e più di lui l'immagine e il «decoro» della Regione.
Giovani, nuovi. Tutta nuova la classe dirigente pidiellina, volti nuovi volti belli, e qualche volta giovani, underquaranta, occhialuti e perfettini, «l'ho scelto perchè è bello» scherzò Silvio Berlusconi abbracciando Gianni Chiodi dal palco del Palacongressi di Montesilvano, sempre eleganti come Nazario Pagano che ha imposto in aula il regolamento salva-cravatta, la forma signori è sostanza. Ineccepibili insomma, peccato che i nuovi-giovani prendano ordini dai vecchi-vecchi. E gli appelli alla meritocrazia restino parole al vento. Come nel caso del difensore civico, nominato perchè «indicato dall'alto» secondo quanto ha confessato lo stesso capogruppo del Pdl Gianfranco Giuliante, cioè dal senatore Filippo Piccone, coordinatore del Pdl che a sua volta aveva avuto la segnalazione da Pescara. Scambi di cortesie.
E così ieri, mentre Daniele Toto presentava la sua interrogazione parlamentare, la conferenza dei Capigruppo regionali bocciava la richiesta del Pd di mettere all'ordine del giorno del prossimo consiglio regionale la revoca di Grossi da difensore civico. «Un debito non è un problema» ha detto il presidente Pagano. In attesa della decisione del Tar prevista per il 18 novembre, il consigliere regionale del Pd Claudio Ruffini annuncia comunque la presentazione di una mozione da inserire all'ordine del giorno del consiglio di martedì prossimo per la revoca del difensore civico. E intanto anche il consigliere dipietrista Cesare D'Alessandro torna alla carica: «La settimana prossima la Regione con i propri avvocati dovrà essere rappresentata in un'aula di tribunale per difendere la scelta del difensore civico. Un epilogo che si poteva evitare». E si può evitare ancora, sostiene D'Alessandro, con la revoca in consiglio regionale, basterebbe che la maggioranza ammettesse l'errore: «Si riconosca l'errore, si dia ai consiglieri regionali la possibilità di leggere i curricula e valutare, si assuma una nuova decisione evitando di apparire, oltre che essere, una classe politica dirigente di nani e ballerine che gioca a nascondino con i giornalisti».