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Pescara, 26/06/2026
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13/11/2009
Il Messaggero
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Porto Cervo, barche e ville: l'estate clou della sanità. A cena Aracu, Angelini e Masciarelli. E più in là aperitivi con Spadaccini e Paolini |
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PESCARA - Un «patto scellerato» viene definito dal giudice Maria Michela Di Fine, quello stretto in una trattoria di Roma dall'onorevole del Pdl (all'epoca dei fatti Forza Italia), Sabatino Aracu e da Vito Domenici. «Quando Aracu e Domenici, appena eletto assessore regionale alla sanità - scrive il giudice che ha firmato il sequestro dei beni di Aracu e Angelini (Villa Pini) -, indicavano su un foglietto cifre accanto a nomi di cliniche private abruzzesi»: momento significativo «non quale mero accordo politico affaristico, ma come momento in cui veniva siglato il pactum sceleris che di lì a poco, con il coinvolgimento ed il prezioso contributo di Giancarlo Masciarelli, avrebbe fondato il nucleo dell'associazione per delinquere finalizzato al malgoverno della sanità abruzzese, allo sperpero di denaro pubblico ed alla percezione e spartizione di tangenti». Il riferimento è alla nascita dell'associazione, quella di centrodestra della prima cartolarizzazione, per intenderci, quando al governo della regione c'era Giovanni Pace. Un quadro accusatorio che si è meglio delineato quando la ex moglie di Aracu, Maria Maurizio, ha deciso di alzare il velo sul malaffare di quel tempo e sulle tangenti intascate dal marito. Dal suo racconto ai magistrati del pool (Trifuoggi, Di Florio e Bellelli) esce fuori anche uno spaccato di vita politica intesa fuori delle istituzioni e a vantaggio di pochi non certo dei cittadini elettori. Si parla delle estati passate in Sardegna tra Porto Cervo e Porto Rotondo mentre si studia la strategia per far soldi, questo il teorema della procura. «Mio marito mi portò a Porto Cervo perchè in quell'anno Masciarelli, di cui mio marito si era innamorato e lo definiva un uomo dall'intelligenza incredibile, aveva affittato una grossa villa da 40 mila euro per 15 giorni: mi portò a pranzo da lui perchè loro dovevano parlare di sanità, era proprio il periodo della prima cartolarizzazione: che poi guarda caso, successivamente mi sembra ci fu, dopo quella di Domenici, la sua nomina alla Fira». E delle ferie in Sardegna, di quelle ferie, parlò anche l'imprenditore della sanità privata Vincenzo Angelini, il grande accusatore dell'inchiesta sanitopoli, l'uomo che avrebbe versato circa 15 milioni di euro di tangenti a politici di destra e di sinistra per ottenere vantaggi per il suo gruppo. «Nell'estate del 2004 mi trovavo in vacanza in Sardegna a Porto Cervo - dice Angelini ai magistrati nel corso dell'ultimo interrogatorio del maggio scorso - dove avevo affittato una casa. Nella stessa località si trovava in villeggiatura Masciarelli che mi telefonò e mi disse che dovevamo incontrare Aracu, che a sua volta aveva una casa a Porto Rotondo. In effetti andammo in tre a cena nel ristorante dell'Hotel Cervo, dove si parlò di sanità, mettendo loro in rilievo il potere che avevano nei miei confronti. Ovviamente la cena l'ho pagata io. La ricordo come una delle peggiori cene per qualità di cibo e delle più care. Mi sembra che nella stessa estate abbiamo preso insieme un aperitivo a Porto Rotondo. Comunque si trattò di un incontro occasionale. Molte volte fui invitato ad andare sulla barca di Giuseppe Spadaccini che era ormeggiata a Porto Rotondo, dove avrei incontrato Masciarelli, Aracu, Enrico Paolini ed altre persone fra cui alcuni rappresentanti politici, ma non ho mai accettato l'invito». Era lì, in Sardegna che secondo gli inquirenti sarebbe nato il piano per mettere le mani nella sanità: un piano poi proseguito dagli esponenti di centrosinistra, del Turco & company che subentrarono nel governo regionale.
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