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Pescara, 26/06/2026
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Data: 14/11/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
AirOne Technic, tute blu in piazza. Sit in della Fiom Cgil per salvare il centro di manutenzione all'aeroporto. Ultimi margini di trattativa per 90

E' il luogo-simbolo e cerniera della crisi che ha agganciato i metalmeccanici del Pescarese e del Chietino: all'aeroporto d'Abruzzo, sotto le bandiere della Fiom Cgil, i cassaintegrati in tuta blu si sono stretti ieri mattina attorno alle 90 maestranze dell'AirOne Technic che entro fine anno rischiano il posto insieme a una trentina dell'indotto. Venti i precari già fuoriusciti dal centro di manutenzione, passato a Cai, che rischia di essere smantellato e trasferito a Napoli. «Entro il 31 dicembre potremmo rimanere senza lavoro - dice Massimo, contratto a tempo indeterminato da 8 anni - e l'aeroporto perderebbe un fiore all'occhiello nel settore».
«Sono al vostro fianco -ha detto al sit-in il presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio-, lavoreremo perché nessun posto di lavoro vada perso e per fronteggiare le richieste di delocalizzazione delle aziende». «Perdere le 90 maestranze significa anche mettere in discussione il valore strategico dell'aeroporto d'Abruzzo, che subirebbe un declassamento» è intervenuto il consigliere regionale Carlo Costantini, il quale si è fatto portavoce del presidente Idv Antonio di Pietro. «Ci batteremo in tutte le sedi per garantire il futuro dei lavoratori dell'AirOne Technic -ha scritto Di Pietro- per scongiurare ulteriori licenziamenti e perdita di professionalità in una regione che già versa in uno stato di forte crisi». Solidarietà anche dal sindaco di San Giovanni Teatino. «Spiace l'assenza in questa sede delle istituzioni pescaresi» ha attaccato Gino Marinucci, segretario provinciale Fiom, mentre l'invito del segretario regionale Nicola Di Matteo è alla Regione affinché «Chiodi si schiodi e apra un tavolo sulla grave crisi, per fronteggiare il terremoto sociale». Perché, a protestare ieri all'aeroporto, c'erano tutti i delegati delle aziende che, da Tocco da Casauria a Ortona, sono in cassa integrazione, con salari ribassati del 35% e la paura che, quando il salvagente finirà, scatteranno i licenziamenti. «Le commesse sono calate del 90% e non si vedono segnali di ripresa», dice ad esempio Luciano, cassintegrato alla Merker come altri 192 lavoratori, mentre 50 precari sono già fuoriusciti. Così per la Samputensili: 30 contratti non rinnovati e 140 cassaintegrati da marzo: «L'azienda ci ha già comunicato che ridurranno gli stabilimenti, da 5 a 2, in Europa; quello di Ortona rischia di chiudere» dice Franco. tredici precari licenziati e 10 mobilità alla Cosmetal, da 40 anni a Miglianico. «L'azienda ci ha proposto una decurtazione dello stipendio del 10% -dice Rocco, 2 figli e un mutuo da pagare- ma già così è difficile arrivare a fine mese». La protesta, accompagnata dallo sciopero di 4 ore nelle aziende di Pescara e Chieti, è stata lanciata dalla Fiom Cgil per chiedere che l'accordo separato di Cisl e Uil sul nuovo contratto nazionale sia sottoposto a referendum. «Si è firmato un accordo svantaggioso, lesivo della democrazia perché non si sono interpellati i lavoratori» ha attaccato Nicola Di Matteo. «L'Abruzzo è tornata nel Mezzogiorno -ha detto il segretario regionale Cgil Gianni Di Cesare, annunciando un presidio in Regione per il 20 -, stiamo pagando uno dei prezzi più alti della crisi, per ore di cassa integrazione e posti persi, già 7mila. Se non si interviene subito, molte fabbriche si trasferiranno al Nord".



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