Ipermercato chiuso per lesioni, cento lavoratori in attesa della perizia sui pilastri
MONTESILVANO. La guerra delle perizie tiene in ansia cento lavoratori. È nelle mani del tribunale la riapertura dell'ipermercato Oasi chiuso da cinque mesi.
Il centro commerciale, chiuso dal 27 giugno per le travi e i pilastri lesionati, non riaprirà in tempi brevi: la cassa integrazione per gli ottanta dipendenti è stata estesa fino al 16 luglio, mentre, dei venti lavoratori nelle imprese dell'indotto, si sono perse le tracce. Dalla Filmcams Cgil arriva l'appello per salvare l'ipermercato: «Il tribunale deve accelerare i tempi», dichiara il segretario provinciale Luca Ondifero, «perché l'intervento da eseguire all'edificio deve essere definito. Prima si parte con i lavori, prima si riapre».
A rallentare l'iter ci si mette la guerra delle perizie: la proprietà dello stabile, la società immobiliare Eneca, fa valere la sua relazione tecnica che evidenzia «problemi strutturali» tali da rendere indispensabile la demolizione dell'edificio. La versione della Magazzini Gabrielli, titolare dell'Oasi che ha stipulato con l'Eneca un contratto d'affitto valido fino al 2012, è differente: la struttura si può consolidare in tre mesi.
Il tribunale ha nominato, quindi, un consulente tecnico d'ufficio che dovrà dire se l'immobile va demolito o ristrutturato: «Ma il ctu», spiega Ondifero, «non si è ancora espresso».
Nello scontro tra perizie avverse, l'unico dato certo è il verbale dei vigili del fuoco che evidenzia «l'esistenza di varie lesioni sui pilastri e sulle travi, sono visibili tracce di carotaggi del calcestruzzo e un pilastro presenta un cerchiaggio metallico. Considerata l'esistenza delle lesioni», è la conclusione dei vigili del fuoco, «è necessario rendere temporaneamente inagibile l'intera struttura in attesa dei risultati delle verifiche di stabilità».
«La diatriba sulle perizie non aiuta l'Oasi. Chi ci rimette sono i lavoratori», dice Ondifero, «per alcuni di loro lo stipendio arriva a malapena a quattrocento euro al mese. Con la cassa integrazione», continua il sindacalista, «l'indennità è ridotta ma alcuni lavoratori sono contrattualizzati part-time e per questo il loro stipendio si riduce a quattrocento euro al mese. In queste condizioni è impossibile andare avanti».
Per i sindacati, aver strappato altri sei mesi di cassa integrazione è un punto di partenza: «Ma il destino dell'Oasi», ripete Ondifero, «è nelle mani del tribunale che deve chiudere il caso in fretta. Allungare i tempi è dannoso per i lavoratori». Se la decisione del tribunale fosse quella di abbattere e ricostruire l'immobile, la riapertura avverrebbe non prima di un anno con il rischio, per i lavoratori, di ritrovarsi senza ammortizzatori sociali. Se venisse ordinato l'abbattimento, il timore dei sindacati è l'avvio di una manovra di «speculazione edilizia»: «Ma il sindaco Pasquale Cordoma», conclude Ondifero, «ha garantito che la destinazione d'uso commerciale individuata dal Prg non sarà mutata. La speranza è che tenga fede all'impegno».