Il varo del Piano triennale delle opere pubbliche doveva, e deve, rappresentare la partenza dell'amministrazione comunale targata Albore Mascia, «col bilancio saremo finalmente operativi» aveva detto il sindaco. Ma già tre giorni dopo quell'annuncio si respira un'aria pesante a Palazzo di città. I mal di pancia nella maggioranza si sono riproposti come e più forti di prima, colpa del "virus" prodotto da Masci e Teodoro, alleati che di giorno in giorno si stanno rivelando incompatibili per vecchie e nuove ruggini. Forte dei sette consiglieri in aula contro gli appena due della lista Teodoro, il leader di Pescara Futura invoca un riequilibrio delle deleghe in giunta: esagerato, secondo lui, il potere assegnato dal sindaco Mascia a Teodoro. «Gli assetti vanno ridiscussi» insiste Carlo Masci, pronto a fare il primo passo per un confronto: consegnerà al sindaco una lettera con cui rimette le deleghe dei suoi tre assessori, Fiorilli, Cardelli e Seller.
Tensione altissima. Anche ieri parecchia agitazione nei corridoi. Masci immerso nei conciliaboli, un appassionato scambio di vedute tra l'assessore Marcello Antonelli e il coordinatore di Pescara Futura Vittorio Mingione. Incredulità e smarrimento da parte di Cardelli e Fiorilli, «noi ci dimettiamo? ma va...».
A soli cinque mesi dalle elezioni, dopo un mese passato a discutere con Teodoro per definire la giunta, un mese di vacanze e un altro mese per mettere a punto il triennale delle opere pubbliche, il futuro dell'amministrazione comunale dipende molto dal partito dominante nella coalizione: se il Pdl non saprà indicare la rotta mantenendo ben saldo il timone, il naufragio - l'uscita di Teodoro - sarà inevitabile. Forse già prima di Natale. E l'opposizione non aspetta altro per isolare e affossare una volta per tutte l'alleato scomodo di ieri, oggi passato col centrodestra.
«Teodoro potrà anche occuparsi di asfalti e marciapiedi, e nessuno obietta su questo, ma lasci le opere strategiche a chi come noi ha a cuore lo sviluppo di Pescara» è il pensiero di Pescara Futura. Tradotto: Teodoro rinunci a qualche delega, dimentichi il tunnel sotto al fiume e tutto si aggiusterà. Masci ne fa una questione di principio e nega contrasti personali con Teodoro. Difficile però che quest'ultimo accetti di indietreggiare ancora, considerato che ne ha dovute ingoiare non poche: in base ad accordi preelettorali doveva diventare vicesindaco e su quella poltrona è invece finito Fiorilli, cioè Pescara Futura, cioè Masci. Ed è vero che finora Teodoro non ha mai replicato a muso duro al fuoco di fila di Pescara Futura nei suoi confronti. Salvo sbottare di brutto l'altro pomeriggio in un vertice di maggioranza. Anche lì Masci ha reclamato per l'assegnazione di molti e rilevanti progetti all'architetto Biase quale responsabile unico del procedimento (Rup). Va da sè che Biase è un dirigente indicato da Teodoro e così non può andare, e forse allora la presenza dell'ingegner Tino Taraborrelli ieri in Comune non era solo per un caffè con l'amico Antonelli. Il sindaco Mascia, sollecitato a rivedere giunta e macrostruttura, dice che penserà al rimpasto di giunta il 12 dicembre. Intanto fa il pompiere: «Teodoro è assessore in Comune e Masci è assessore al bilancio in Regione, da lui mi aspetto molto per Pescara. Non vedo conflitti. Quanto ai Rup, sono incarichi provvisori e saranno riassegnati, il resto sono solo chiacchiere». Il boccino è dunque in mano al Pdl, stretto fra le due liste civiche: il rischio di sfasciare tutto a cinque mesi dal voto è troppo serio perchè nessuno tiri il freno a mano.
La spallata ai Teddiboys. Nel patto segreto anche Sospiri e opposizione
Tutto in una notte. Corre tra messaggini e telefonate concitate la notizia dell'apertura della crisi. Ultimo atto, ma solo apparentemente, del braccio di ferro tra Carlo Masci e Gianni Teodoro. Un match a parte, quello dei due alleati civici, tra i quali non corre buon sangue dal "patto di Carsoli" che costò a Masci la bocciatura nel ballottaggio contro Luciano D'Alfonso. Ferite che nessun patto di coalizione potrà mai rimarginare. La partita vera, però, è più complessa e coinvolge anche lo schieramento dell'opposizione di centrosinistra. Sì perché la tentazione di neutralizzare per sempre il potere di ricatto dei Teddiboys è forte per entrambi i poli, ciclicamente scottati dall'abbraccio con gli spigolosi fratelli.
Rialzati Abruzzo apre ufficialmente le ostilità ritenendo già violata la fragile tregua sul piano triennale delle opere pubbliche: a parte la fuffa e i sogni a occhi aperti, la sostanza è che i primi cantieri a partire, nel 2010, saranno sotto il ferreo controllo della coppia Teodoro (l'assessore)-Biase (il dirigente). Significa potere e dividendi clientelari in grado di blindare per l'intero quinquennio il super-assessorato di Gianni Teodoro. Ecco perché Masci insiste per una bella limata di unghie, qui e ora. Gli attenti osservatori dell'opposizione la raccontano così: «A puntare la pistola è Masci, ma a premere il grilletto è Sospiri». Sotto il blazer da leader di coalizione, anche il coordinatore provinciale ha qualche cambiale da onorare con gli uomini più fedeli. Una porta la firma di Tino Taraborrelli, dirigente dei lavori pubblici recentemente appiedato dal sindaco Cordoma: Sospiri lo vedrebbe bene in Comune come cane da guardia di Teodoro. Il quale potrebbe accettare di buon grado un compromesso basato sul siluramento di Biase in cambio della conservazione della poltrona, sia pure sfoltita delle deleghe più pesanti.
Il piano A del centrodestra, comunque, continua a prevedere la chiusura definitiva dei conti con Gianni Teodoro. Se il buon giorno si vede dal mattino, il secondo tentativo di convivenza dopo l'esperienza della giunta Pace non promette nulla di buono. E' però da mettere nel conto, anche per motivi caratteriali, che sia proprio Teodoro a buttare all'aria il tavolo dimettendosi e collocando i suoi all'opposizione: a partita persa, meglio uscire da vittima che da silurato. Uno strappo che costerebbe alla maggioranza di centrodestra un paio di voti, dando per scontata la fedeltà, per nulla scontata, dei consiglieri di Lista Teodoro. E' il punto debole del piano, sul quale si innesta la proposta indecente del centrosinistra, che offre agli avversari un patto di fair play per assicurare, dalla sponda di Città ponte, i voti mancanti fin quando la maggioranza non avrà recuperato l'equilibrio del risultato elettorale. In fin dei conti si tratta di una sola manina da alzare, visto che l'ex Idv Di Marco ha già saltato il fosso.
Un trappolone in piena regola, nel quale il diavolo potrebbe però infilare la coda a fine anno. Se Dell'Elce riuscità a trasferisti all'Authority per l'energia, la lista d'attesa del Pdl scorrerà in modo da portare Lorenzo Sospiri alla Camera e, sorpresa, Maurizio Teodoro alla Regione. I Teddiboys defenestrati dal Comune rientrerebbero dallo scalone di palazzo dell'Emiciclo. Con intenzioni per nulla buone, c'è da giurarci. E a farne le spese sarebbero gli uomini di governo più esposti dello scacchiere abruzzese, governatore e sindaco di Pescara.