ALBA - E' da poco più di un'ora terminato il funerale di Emanuele Fadani quando dalla caserma dei carabinieri di Alba escono con sirene e lampeggianti accesi tre auto. Sono all'incirca le 16,30. «Scacco matto». Elvis Levakovic, il 20enne rom latitante da martedì notte, ricercato anche fuori regione per concorso in omicidio volontario aggravato dai futili motivi, è stato acciuffato. E' nelle mani delle forze dell'ordine. Anche per lui si spalancano in serata le porte del carcere di Castrogno.
La voce in paese si diffonde quasi subito. E' un rincorrersi di notizie. I militari lo hanno ammanettato in un appartamento al quarto piano ad Alba in via Falò.
Elvis, da giorni latitante dopo l'omicidio di Emanuele Fadani, così come spiegano le stesse forze dell'ordine, era sì fuggito subito dopo l'assassinio dalla cittadina costiera, ma adesso era tornato perché probabilmente non aveva più trovato ospitalità e si era rifugiato in un appartamento di proprietà di un albense attiguo a quello dove vivevano sua moglie e sua figlia neonata. Nello stesso palazzo, tra l'altro, abitato, prima di darsi alla fuga, anche dai suoi genitori. Alla vista delle forze dell'ordine, che hanno fatto irruzione all'interno dell'appartamento con i Vigili del fuoco, il 20enne rom ha tentato di saltare dal balcone. Ma anche quel tentativo è stato inutile.
Con lui in caserma è stata portata pure la moglie per la quale, però, non scatta alcuna ipotesi di reato in quanto il favoreggiamento personale non è punibile nel caso di un prossimo congiunto. I militari, ieri pomeriggio, hanno sentito numerosi altri rom che vivevano in quello stesso palazzo in via Falò. Per loro, invece, le cose potrebbero essere diverse.
L'arresto di Elvis Levakovic, il terzo dei tre presunti responsabili dell'omicidio di Emanuele Fadani è avvenuto proprio nel giorno dei funerali del 37enne albense. Un giorno di lutto cittadino che ha visto la partecipazione di diverse migliaia di persone alle esequie, celebrate in piazza IV Novembre dal vescovo, monsignor Michele Seccia. "Caro papà... Proteggimi e aiutami a stare bene. Papà sei la mia stella. Sei la luce dei mie occhi". Sono le poche parole scritte dalla figlia di sei anni di Emanuele, Giulia, e lette da sua madre Ilaria. Tutt'intorno alla bara palloncini colorati ed uno solo rosso, a forma di cuore, che tiene stretto Giulia, vestita di bianco. Di fronte una gigantografia di Emanuele e la scritta "rimarrai sempre nei nostri cuori", così come è stato stampato sulle maglie nere che indossano tutti gli amici. La messa è composta. Si vedono solo scendere lacrime. Durante l'omelia monsignor Seccia ricorda che «la vendetta ci spingerebbe in una catena di morte». Poi sul palco allestito per la celebrazione funebre sale il fratello di Emenuele e con compostezza dice: «Noi non perdoniamo gli assassini di mio fratello. A loro dico vergognatevi. Alle forze dell'ordine dico basta, non permettete che Giorgia veda un giorno gli assassini di suo padre in giro per strada. Lo Stato non se ne deve andare. Non ci deve abbandonare adesso. Questa città finalmente ha spento il muro di omertà. Fateci tornare a vivere. Non uccidete Emanuele due volte». Subito dopo riprende la parola il vescovo. «Da cittadino condivido in pieno, ma il funerale non deve diventare spettacolo». Gli amici di Emanuele applaudivano il fratello disperato. «Comportiamoci tutti da onesti cittadini. Solo così avremo reso onore. Se c'è qualcuno che si sente arrogante e beve è giusto ce venga perseguitato dalla legge. Ma queste cose le fanno i rom come molti altri». Poi parte il corteo funebre e di lì a circa un'ora verrà arrestato anche Elvis Levakovic.