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Pescara, 26/06/2026
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Data: 16/11/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
«Dialogo con Pd e Udc per isolare Gianfranco». La strategia del premier: riaprire una stagione di riforme

ROMA - I binari sono ormai paralleli. Da un lato il "processo-breve", seppur emendato e modificato, per affrontare quella che viene ormai considerata una «vera e propria emergenza». Dall'altro riforme istituzionali e della giustizia, legge elettorale compresa, che renda giustificabile il ritorno dell'immunità parlamentare. E' questo il percorso, suggerito da più di un collaboratore, sul quale da qualche giorno si appuntano le riflessioni di un Silvio Berlusconi sempre più innervosito dagli affondi dell'ex alleato e ora co-fondatore del Pdl.
La nuova sortita di Gianfranco Fini ieri in tv, non ha mutato il giudizio del Cavaliere nei confronti di colui che continua a definire «un ingrato». Alle irritazione nei confronti dell'alleato, si uniscono quelle rivolte ai «troppi pesci in barile che stanno zitti e sperano in chissà cosa». Berlusconi non molla e ieri, la decisione dei pm di Milano di mettere in dubbio che il summit della Fao non rappresenti un legittimo impedimento che rende impossibile la sua presenza oggi a Milano, lo ha ancor più convinto dell'esigenza di accelerare su quell'"ombrello" in grado di metterlo a riparo per la parte restante della legislatura.
Preoccupato, con qualche chilo di troppo e con i sondaggi che confermano quanto il centrodestra stia pagando la rissa interna, Berlusconi è arrivato ieri sera in gran segreto a Roma e con altrettanta gran riservatezza è stato scelto all'ultimo momento, tra palazzo Grazioli e palazzo Chigi, il letto dove farlo riposare. Prima del viaggio nei paesi del Golfo Persico che il premier inizierà giovedì, non sono previsti incontri con gli alleati neppure per affrontare il tema delle elezioni regionali. Il più consistente allarme per i sondaggi in flessione è arrivato qualche giorno fa dal Lazio dove le quotazioni del Pdl sono in discesa e l'effetto-Marrazzo sembra essere già archiviato riportando quindi in pista il Pd. Analogo scenario in Campania dove il caso-Cosentino, che il Cavaliere avrebbe voluto tenere basso, sta mettendo in difficoltà le percentuali del Pdl.
Tutto ciò non fa che accrescere l'irritazione del Cavaliere che guarda con sempre maggiore scetticismo al tentativo che la prossima settimana si farà in commissione Giustizia di palazzo Madama per tentare di rendere costituzionalmente "potabile" il ddl sul processo breve. Malgrado gli sforzi del capogruppo Pdl, Maurizio Gasparri, la tensione resta alta e i tentativi di metter mano alla lista dei reati e alla disparità di trattamento tra primo e secondo grado si scontra con una «coperta troppo corta per tenere dentro i problemi di Berlusconi», come spiegava ieri un senatore azzurro.
Con la pistola delle elezioni anticipate sul tavolo, Berlusconi ha scelto da giorni la strada del silenzio per non pregiudicare i tentativi di mediazione in atto. Dentro e fuori la maggioranza. Ancora una volta, secondo la pattuglia delle "colombe", potrebbe essere proprio un diverso rapporto con l'opposizione la chiave di volta per uscire dall'assedio. In attesa che il Pd individui il nuovo responsabile-giustizia, che secondo qualcuno non dovrebbe provenire dalle fila della magistratura, Berlusconi e i suoi più stretti collaboratori lavorano per rendere concreta la possibile nomina di Massimo D'Alema a ministro degli esteri europeo. Dopo l'iniziale scetticismo, il Cavaliere si è convinto delle reali possibilità che ha l'ex presidente del consiglio che, Brunetta a parte, ha incassato persino dalla Lega significativi silenzi. Il pranzo di oggi a palazzo Chigi con il presidente del Brasile, servirà quindi anche a questo, oltre a tentare di risolvere la questione dell'estradizione di Battisti. Ovviamente Berlusconi sa che sul "processo-breve" è impossibile coinvolgere l'opposizione - Pd in testa - ma sulle riforme istituzionali è possibile un coinvolgimento. Sulla scia di quanto delle sollecitazioni del Quirinale che da giorni segue con estrema attenzione il dibattito interno alla maggioranza.

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