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Pescara, 23/06/2026
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Data: 20/09/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Alitalia, duemila lavoratori in meno. A due anni dal salvataggio un progetto (in parte smentito) di tagli al personale. La Cgil: vogliamo la verità

Entro dicembre azienda ridimensionata. Il Pd: imbroglio del governo. L'opposizione attacca: fallisce operazione di stampo elettorale

ROMA. Del piano Fenice restano solo le ceneri. Alitalia starebbe preparando un piano di ridimensionamento del personale da attuare entro dicembre, che potrebbe coinvolgere circa 1200-1400 dipendenti, ai quali andrebbero aggiunti i contratti di 600 precari da non rinnovare. Il numero dei dipendenti scenderebbe così dai 14000 attuali ai 12600. Per il Pd se le notizie fossero confermate (ma Alitalia smentisce) si tratterebbe del fallimento del governo. La Cgil denuncia: finora l'azienda ha diffuso dati edulcorati.
«Se le notizia sugli esuberi venissero confermate andrebbe aperto immediatamente un confronto», afferma il segretario nazionale Filt-Cgil Mauro Rossi. che spiega come il sindacato non sia stato avvisato o informato in alcun modo «sul possibile piano da parte di Alitalia e aspettiamo quindi una qualche comunicazione». Il sindacalista rileva come da alcune settimane i vertici della compagnia «ci descrivono un'azienda florida con dati edulcorati». L'azienda comunque smentisce l'esistenza di un piano sugli esuberi.
Il Pd attacca il governo, il regista dell'operazione che sponsorizzò la cordata «tricolore» che ha scaricato sull'Erario i debiti della bad company. «Mentre Berlusconi promette 100 fantomatici miliardi di investimenti per il Mezzogiorno, buoni per la propaganda, l'Italia vera, quella di chi lavora, sprofonda nel disastro occupazionale» dice l'ex ministro del Lavoro Cesare Damiano. «Tutte le peggiori previsioni si stanno purtroppo realizzando - denuncia Matteo Mauri, responsabile Infrastrutture del Pd - La facciata di ottimismo lascia il posto alla realtà, fatta di conti in rosso e di tagli al personale Cai non riesce a stare sul mercato intercontinentale, l'unico che fa guadagnare. Così si ritrova a far concorrenza alle compagnie low cost, una partita persa in partenza. Fino ad ora l'operazione elettorale di Berlusconi di salvataggio di Alitalia-Toto è costata la bellezza di 3,5 miliardi di euro e il conto è ancora aperto. Intanto il ministro Tremonti-Gelmini chiude le scuole e quello Tremonti-Matteoli blocca tutte le opere necessarie all'Italia. Proprio un bell'affare per gli italiani che pagano le tasse».
Il piano messo a punto dal governo di centrosinistra - aggiunge - avrebbe portato ad «una presenza italiana forte in una grande compagnia internazionale. Berlusconi invece ha fatto diventare Alitalia una piccola compagnia regionale non competitiva. Una sconfitta annunciata per l'Italia e l'italianità. Le stesse società di gestione degli aeroporti rischiano grosso se, dopo il congelamento dei crediti, dovessero farsi carico dei tagli del personale negli scali».
Preoccupazione su Alitalia viene espressa anche dalla presidente del Lazio, Renata Polverini (Pdl).

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