Iscriviti OnLine
 

Pescara, 23/06/2026
Visitatore n. 755.286



Data: 21/09/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Chiodi al pm: nessun contatto con Fusi. Il governatore ascoltato in Procura come persona informata dei fatti

Il commissario agli inquirenti «Mai ricevuto alcuna pressione dall'imprenditore»

L'AQUILA. Il commissario per la ricostruzione Gianni Chiodi è stato ascoltato ieri sera dai pm Antimafia Alfredo Rossini e Olga Capasso, per chiarire loro le idee nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti per il G8 dell'Aquila e per la ricostruzione. Va subito precisato che il presidente della Regione è stato ascoltato per oltre un'ora esclusivamente nella veste di persona informata sui fatti. Il governatore è stato invitato a chiarire il contenuto di una intercettazione telefonica con Riccardo Fusi (presidente dimissionario della Btp, azienda di costruzioni che faceva parte del Consorzio Federico II che, secondo l'accusa, avrebbe ottenuto appalti grazie a pressioni politiche) con il telefonino del coordinatore nazionale del Pdl, Denis Verdini, che l'imprenditore aveva chiamato mentre era con Chiodi a Roma. I due presero accordi per vedersi, ma il presidente ha sempre smentito che ci sia stato l'incontro. Cosa che ha ribadito ai magistrati smentendo «qualsiasi pressione da parte di Fusi». Oltre a Chiodi, la Procura dell'Aquila ha intenzione di sentire il capo della Protezione civile Guido Bertolaso e il direttore della Carispaq dell'Aquila, Rinaldo Tordera, tutti sempre come persone informate sui fatti. L'inchiesta, più in particolare, è stata avviata per verificare la regolarità delle procedure nell'assegnazione degli appalti per il rifacimento della scuola Carducci, della sede della Carispaq, la ristrutturazione della caserma Campomizzi. Essi dovranno chiarire l'iter seguito per la concessione dei lavori al consorzio Federico II dopo l'iscrizione nel registro degli indagati del presidente Ettore Barattelli e il coinvolgimento del patron della Btp Riccardo Fusi, entrambi imprenditori e dello stesso Verdini. Chiodi ha sfogato la sua tensione con frasi dure. «La classe dirigente non è solo politica», ha affermato «dico sempre che i politici vanno dal delinquente allo statista, la magistratura va dai grandi magistrati a quelli che ricercano visibilità e che non tengono conto delle esigenze delle persone che vengono sbattute in prima pagina senza aver fatto niente, o addirittura nella fase precedente solo per cercare le prove e anche i giornalisti. C'é una frase di Simone Weil che dice "chiunque si trova ad avere il potere di vessare una persona e quindi vale per politici, magistrati e giornalisti, deve promettere di non farlo, mai"». «Credo che si debba ricreare un clima di normalità in cui ciascuno faccia la propria parte: la classe politica ha il dovere di governare e farlo con serenità, senza questa sensazione e questo clima che si sta determinando per effetto anche della visibilità che c'é all'Aquila. Le vicende aquilane hanno fatto impazzire moltissimi, molte persone dall'anonimato sono passate alla ribalta qualsiasi cosa fanno, è il caso del popolo delle carriole». Secondo Chiodi «anche la magistratura deve controllare, ma i provvedimenti devono essere presi con prudenza». «E lo stesso dico ai media che in questa fase, proprio per prendere un momento di serenità, devono riferire i fatti, senza forzature, ed avere un atteggiamento di grande professionalità e di grande qualità giornalistica». Il presidente è deciso a non mollare: «Ciascuno di noi deve fare la propria parte se vogliamo la normalità che consente di vincere la sfida della ricostruzione dell'Aquila. Io lavoro ogni giorno perché la situazione sia tranquilla, e non mi fermerò se il clima non dovesse cambiare. Mi sento alla stregua di un cinghiale. Faccio l'esempio del cinghiale e non del leone in quanto il leone fa lavorare le leonesse mentre il cinghiale lavora lui e lo fa con lo spirito di chi è condannato ai lavori forzati ma mi sento accerchiato da una serie di fucili puntati che fanno a gara a chi ti spara prima». Per Chiodi, «l'alternativa potrebbe essere che la politica in futuro la faranno gli avventurieri o le persone che preferiscono non fare nulla per evitare problemi. Il clima di caccia alle streghe non mi influenza perchè continuo a lavorare al meglio delle possibilità, mi influenza sul piano delle relazioni: faccio un esempio, un presidente di una Regione dovrebbe incontrare imprenditori, ricercare gli investimenti, perché sono quelli che poi producono sviluppo e posti di lavoro. Io non lo faccio. In queste condizioni non ho l'occhio magico, quindi per non correre il rischio di incontrare imprenditori e poi a posteriori verificare che questi possono avere a che fare con situazioni legali, ho deciso di non incontrarli».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it