ROMA - Il «quarto governo Lombardo» deve ancora debuttare ma già si stanno dispiegando gli effetti nazionali del laboratorio siciliano. Pier Ferdinando Casini è pronto a sostenere il primo governo del «nuovo polo» - centristi, finiani, Mpa, Api di Rutelli - costi pure il conflitto aperto con Totò Cuffaro, Calogero Mannino e Saverio Romano, i capi dell'Udc regionale. E si sa già che la reazione dell'area Cuffaro-Mannino non sarà interna all'Udc: è in cantiere la creazione di una nuova formazione politica nazionale, che si propone di raccogliere i dissidenti centristi (ma alla Camera ai quattro deputati cuffariani dovrebbe unirsi il solo Michele Pisacane) e che il prossimo 28 settembre dovrebbe aggiungersi alla maggioranza berlusconiana, votando la fiducia al governo.
Ma non è la sola conseguenza. Il nuovo governo Lombardo segna la rottura finale con il Pdl (compresa l'area di Gianfranco Micciché) e i suoi alleati, tuttavia Berlusconi è stato fin qui costretto a contenere la polemica perché i cinque voti del Mpa alla Camera sono essenziali per raggiungere la fatidica quota dell'autosufficienza a 316 (allo stato Lombardo ha garantito quei voti al Cavaliere, ma le vicende siciliane dimostrano quantomeno che il Mpa è più vicino ai finiani che non al premier). E le conseguenze non mancano neppure nel Pd, il cui sostegno esterno è numericamente indispensabile alla sopravvivenza di Lombardo. In queste ore le trattative sono spasmodiche. E solo stamane, quando Lombardo comunicherà al segretario regionale Giuseppe Lupo le ultime scelte su giunta e programma, il Pd deciderà sul definitivo via libera. Il governatore tuttavia, partecipando l'altra sera alla festa democratica di Palermo, ha detto che «la nostra nuova alleanza può vincere ovunque», lasciando intendere che tra il «nuovo polo» e il Pd può nascere un'intesa anche oltre la Sicilia. Il problema è che nel Pd non mancano diffidenze e resistenze (più nell'area bersaniana che non tra i veltroniani). E il sostegno a Lombardo provocherà comunque una netta rottura con dipietristi e vendoliani. Dario Franceschini assicura: «L'esperimento siciliano non è esportabile». Ma intanto l'esordio del «nuovo polo» al governo coincide con un rapporto preferenziale col Pd.
Lombardo assicura che la nuova giunta nascerà comunque stasera. Anche il programma dovrebbe contenere sfide nazionali: tra tutte spicca il progetto di abolire le Province siciliane e quello di dimezzare il numero dei dirigenti della Regioni. L'idea originaria di Lombardo era di comporre l'intera giunta con assessori-tecnici (comunque esterni all'Assemblea regionale). Nel tessere la sua tela ha però incontrato difficoltà, all'interno di Futuro e libertà e del suo stesso partito. Per questo ha coniato la formula del «governo di tecnici e politici non più in carriera». È soprattutto la resistenza del finiano Nino Strano (quello della mortadella esposta in Senato quando cadde il governo Prodi) all'assessorato al Turismo a creare problemi: e ora sulla coerenza del «governo di tecnici» rischia di saltare l'accordo con il Pd.
Ieri intanto Micciché ha presentato in pubblico la sua dichiarazione di guerra a Lombardo, con cui è stato alleato in questi anni. I due assessori legati a Micciché (il vicepresidente Michele Cimino e Titti Bufardeci) si sono formalmente dimessi dalla giunta. E Micciché, da leader del nuovo Partito del popolo dei siciliani, ha anche avanzato la sua candidatura a presidente della Regione. La rottura organizzativa con il Pdl è confermata, tuttavia la ricomposizione con il centrodestra è ora più vicina. In quest'area intende restare anche la maggioranza dell'Udc siciliano: lo dirà oggi il capogruppo Rudy Maira, rivendicando che Pdl e Udc sono al governo insieme in tutte le più importanti amministrazioni locali dell'isola. Intanto Mannino ha tenuto alto il tiro contro Casini: «Si è comportato con opportunismo e cinismo». E ha annunciato che i deputati dell'Udc siciliana «reagiranno in modo costruttivo» al discorso di Berlusconi in aula. Un diverso comportamento sul voto di fiducia sancirebbe la rottura politica. Sempreché la nascita del nuovo partito non avvenga all'indomani del «Lombardo quater» e preceda così il dibattito sulla fiducia al governo nazionale. Casini comunque sabato sarà a Messina per affidare a Gianpiero D'Alia e ad un nuovo gruppo dirigente il compito di rifondare in Sicilia una Udc coerente con la strategia centrista nazionale: tre deputati siciliani Udc sugli undici eletti sono pronti a votare per Lombardo.