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Pescara, 23/06/2026
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23/09/2010
Il Centro
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Inchiesta sui rifiuti in Abruzzo - E Venturoni disse: «No, l'appalto non dobbiamo farlo» Inceneritore, spazzatura e contributi elettorali le intercettazioni delle telefonate degli indagati |
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PESCARA. E' il novembre 2008, manca soltanto un mese alle elezioni regionali che porteranno alla vittoria di Gianni Chiodi. Lanfranco Venturoni, teramano, all'epoca 57enne, non è ancora diventato assessore ma già programma la sua azione con Di Zio. «Fammi andare in Regione», dice Venturoni a Rodolfo Valentino Di Zio. «Là t'avessi a crede' che mo' tengo ventotto ettari di terreno pe' fa l'uliveto? Pe' fa l'uje? La ci dobbiamo fa li robbe, eh! Quello, il Tenno... il bioessiccatore è la prima cosa...Noi forzeremo al massimo». E' la prima delle migliaia di intercettazioni che, ogni giorno per due anni, 10 uomini della squadra Mobile hanno ascoltato.
Dopo un mese, Lanfranco Venturoni, presidente di Team Ambiente Spa e Team Tec, diventa assessore regionale alla Sanità ma è gia chiaro, secondo quanto scrive il gip Guido Campli, che la sua condotta non è quella del «controllore», dell'amministratore che tutela gli interessi pubblici ma, insieme all'imprenditore Rodolfo Valentino Di Zio, forma «un'unità politico imprenditoriale, un'entità affaristica che persegue un interesse proprio distinto dalla collettività rappresentata». Secondo l'accusa, le intenzioni del gruppo di Di Zio sono quelle di realizzare un inceneritore di rifiuti che, secondo l'accusa, «è la peggiore ma più remunerativa alterantiva alla raccolta differenzsiata e consentirebbe ai già manopolitsti dei rifiuti di realizzare profitti enormistimati per oltre 100 milioni di euro». Ecco l'opinione di Di Zio al telefono (gennaio 2009): «Se nin fa l'inceneritore è un disastro». EVITARE LA GARA Intanto, per costruire l'impianto di incenerimento occorre una gara europea e sia Di Zio che Venturoni lo sanno ma, sempre secondo l'accusa, vorrebbero ignorarla. Venturoni: «No, l'appalto non lo dobbiamo fare... Noi dobbiamo in qualche modo pregiudicare che essendoci già l'Ato unico, sei il gestore unico, capito? Si fa... dopo queste elezioni, se le cose vanno come credo, abbiamo insomma un canale privilegiato, no?». Di Zio: «Va bene, tieni conto che i nostri le leggi nazionali le conoscono fino a un certo punto, noi dobbiamo trovare... un consulente che ci aiuti proprio ad impostarle». Ma Michele Sparacino, amministratore di Ecodeco srl, è fortemente sorpreso e perplesso della proposta di Venturoni. Sparacino: «Eh, io so... credo che chiunque voglia fare un termovalorizzatore di rifiuti urbani debba fare una gara pubblica. Non è che possiamo andar lì a dire: lo faccio io!. Allora mi chiedevo in che termini ci chiedono il nostro interesse a una iniziativa del genere... mi spieghi meglio che cosa vuoi dire: se siamo interessati?». Vercesi (che conosce bene le intenzioni del comitato Di Zio-Venturoni) replica con qualche imbarazzo: «Ecco, loro dicono che sarebbe... come dire? Possibile da parte loro esaminare una proposta che venisse appunto da soggetti qualificati, magari in regime di proposta di project...». Sparacino insiste incredulo: «Ma bisogna sempre fare la gara! Non è che possiamo fare...». Vercesi rivela che è stata promessa una gara a esito predeterminato: «Diciamo che ci possono essere anche altre forme: ad esempio, che l'amministrazione pubblica, diciamo, rediga un progetto e una gara ad hoc per questa cosa qui... in linea di principio vedrebbero bene una proposta da soggeti, diciamo, autorevoli». FUGA DI NOTIZIE A un certo punto gli indagati, hanno il sospetto di essere intercettati e a proclamare il silenzio è Venturoni. Mauro: «Mi ha detto di dirti una cosa». Rodolfo Valentino Di Zio:.«Eh». Mauro: «Abbastanza delicata... dice di non chiamare Venturoni... e che gli ha detto Venturoni... per parlare di quella cosa che tu sai... perché ha delle intercettazioni... quindi probabilmente sto telefono pure è proprio... meno parli» Rodolfo Di Zio: «Ah, va bene!». Mauro: «Però, l'unica cosa che probabilmente proprio il cellulare, lui addirittura... quando mi ha detto sta cosa, mi ha fatto spostare a me il cellulare! Spento! Venturoni stava preoccupato». E Alessandro: «L'ordine è categorico: silenzio radio sul cellulare!». IL PIANO REGIONALE DEI RIFIUTI Il 16 gennaio 2009, Rodolfo Di Zio afferma: «Oggi o al massimo lunedì si insedia la giunta regionale... la prima cosa che mettono mano è all'inceneritore». Il secondo problema da affrontare è la modifica del piano regionale dei rifiuti. Di Zio commenta con soddisfazione la volontà politica di ritoccare la percentuale stabilita. Di Zio: «La vogliono ritoccare...speriamo la madonna perché quello (l'inceneritore, ndr) si mangia una freca di immondizia io non so dove andarla a trovare... a suo tempo facemmo un certo conto». La costruzione di un inceneritore richiede però alleanze politiche ad alto livello, anche perché Venturoni non è direttamente competente sulla materia dei rifiuti, essendo assessore alla Sanità e non all'Ambiente. Venturoni-Di Zio devono, pertanto, muoversi su due fronti. Secondo l'accusa, devono procurarsi l'appoggio del più alto esponente politico abruzzese, individuato nel senatore Paolo Tancredi, che garantisca verso Ecodeco l'appalto e la stessa fattibilità dell'affare a livello politico e avvicinare l'assessore all'ambiente Daniela Stati, per la modifica del piano regionale dei rifiuti. Venturoni, il 30 marzo 2009, chiama il senatore Tancredi: «Tu dovresti parlare con l'amministratore delegato di A2A... di Milano, è grossa insomma è meglio che te la prendi in mano tu questa cosa...». Poi Venturoni, conferma a Vercesi la disponibilità del senatore: «Ho parlato con il senatore se voleva venire a Milano... si tratta di fissare solo la data... io gliene ho parlato, mo' si tratta che ci mettiamo d'accordo un attimo... la sua disponibilità e così ve lo dico». STATI AL MINISTRO PRESTIGIACOMO Il 24 agosto 2009, come è scritto nell'ordinanza, l'assessore Daniela Stati prende contatti con la segreteria del senatore Prestigiacomo per ottenere via libera alle modifiche che le sono richieste. Stati con la segretaria del senatore Prestigiacomo: «E' una cosa urgente, però gliene vorrei parlare di persona perché come lei ben sa con il fatto che c'è stato il terremoto e con il fatto che questa regione si avvia a riscrivere il nuovo piano rifiuti, la nuova legge 45... avevo bisogno...». Segretaria: «Aveva bisogno di un conforto...». CONTRIBUTI ELETTORLI Secondo l'accusa, quello dei contributi elettorali è uno dei momenti più importanti del «cambio corruttivo». Tra questi, si inserisce la vicenda dell'appartamento in piazza Salotto a Pescara per cui, secondo l'accusa, su richiesta di Fabrizio Di Stefano, Ettore Ferdinando Di Zio avrebbe bloccato un'azione di sfratto e prorogato gratuitamente l'affitto della sede elettorale. Dalle intercettazioni, si evince che il senatore Paolo Tancredi abbia cercato di evitare lo sfratto. Le sue richieste vengono accolte e il 24 giungo 2009 viene intercettata una conversazione tra Ettore Ferdinando Di Zio e Giuliano Grossi che convengono di predisporre il contratto e inviarlo a Roma. Grossi: «Allora, se lei mi fa preparare il contratto subito... con questa cifra... io lo sottopongo sia a Piccone che a Di Stefano... Poi va a Roma...». Ferdinando Di Zio: «Glielo faccio preparare in questo modo qua, poi vede lei». II tenore del colloquio, secondo l'accusa, rende evidente che si tratta non soltanto di ottenere la disponibilità dell'immobile ma anche di ottenerla a prezzo di favore.
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