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Pescara, 23/06/2026
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Data: 23/09/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Inchiesta sui rifiuti in Abruzzo - Venturoni. Medico con la passione della politica. Scende in campo quando nasce Forza Italia. E' lui a scoprire Chiodi

E' suo il primo libro bianco sulle spese pazze della sanità privata un lavoro che gli costò la ricandidatura

PESCARA. «La più forte solidarietà a Lanfranco». Questo non è un messaggio formale. Non è un passaggio obbligato dalla liturgia dei partiti. La solidarietà espressa ieri dal governatore Gianni Chiodi al suo assessore Venturoni, indicato affettuosamente nel comunicato col solo nome di battesimo, è di quelle che certificano una lunga e solidale amicizia. E' l'onore delle armi al sodale ferito. E' il segno di una riconoscenza sincera per un amico e soprattutto per un tutor politico, un talent scout che capì nel lontano 1998 che quel giovane e sconosciuto commercialista di Teramo poteva essere «l'uomo giusto» per governare la città.
Fu Venturoni a lanciare lo sconosciuto Gianni Chiodi sulla scena politica. «E' l'uomo giusto» fu lo slogan scelto per la campagna elettorale. Una campagna moderna, aggressiva, dove per la prima volta in una competizione amministrativa a Teramo vennero utilizzati maximanifesti 3 metri per 6. Campagna turbo, ma sfortunata, perché Chiodi perse contro il sindaco uscente di centrosinistra Angelo Sperandio, salvo rifarsi ampiamente cinque anni dopo ripagando Venturoni con la presidenza di Teramo Ambiente che l'assessore ha mantenuto fino al 2009.
Quando incontra Chiodi Venturoni è il segretario cittadino di Forza Italia ma ha già una discreta carriera politica alle spalle.
Nato a Teramo nel 1951, sposato, tre figli, Venturoni è medico internista, specializzato in ematologia clinica e oncologia. Ha lavorato negli ospedali di Teramo e Giulianova, ha ricoperto anche l'incarico di docente alla scuola di specializzazione di Medicina dell'Aquila.
Si avvicina all'impegno pubblico attraverso il sindacato dei medici ospedalieri, l'Anaao, di cui diventa segretario regionale e vicecoordinatore nazionale. Nel sindacato (e poi nell'attività politica, come si vedrà), è un forte sostenitore della sanità pubblica contro le incursioni della sanità privata. Una visione lucida, visti gli sviluppi successivi.
La politica vera la incontra con la discesa in campo di Silvio Berlusconi. E' un colpo di fulmine. Fonda Forza Italia a Teramo e nel 1995 si candida alla Regione risultando il più votato in Abruzzo.
A palazzo dell'Emiciclo viene nominato vicepresidente del consiglio sotto le presidenze di Gianni Melilla e poi di Umberto Aimola, quando alla presidenza della giunta c'è Antonio Falconio alla guida di una coalizione di centrosinistra.
Da palazzo dell'Emiciclo Venturoni continua a occuparsi di sanità. Vede crescere il debito e contemporaneamente allargarsi gli spazi della sanità privata. Per questo chiede e ottiene la presidenza di una Commissione regionale d'inchiesta sul rapporto pubblico-privato. Dopo qualche mese di lavoro, nel 1999 presenta un libro bianco in cui per la prima volta si svela il meccanismo che permette ad alcune cliniche private di sforare i budget di spesa aggirando i controlli della Regione.
E' una iniziativa impopolare. Nel suo partito c'è chi gli dà del pazzo. Riceve anche minacce di ritorsioni. Più tardi ricorderà con un certo orgoglio l'incontro-scontro, sulle scale dell'assessorato alla Sanità, con Vincenzo Angelini, allora patron di Villa Pini. Una rissa sfiorata. Un rapporto mai ricucito.
La sanità privata è la prima industria della regione, tocca vasti interessi, finanzia un pezzo di politica e di informazione, alimenta e tronca carriere. E' una lobby e come una lobby si muove. Alla scadenza della legislatura Venturoni non viene ricandidato. Arriva così il 1998. L'ex consigliere regionale è a cena con amici e lancia la candidatura di Chiodi a sindaco. E' la mossa che a quasi dieci anni di distanza gli riaprirà le porte della Regione. Quando Chiodi si lancia nella corsa a governatore, all'indomani della caduta di Ottaviano Del Turco, chiama Venturoni a candidarsi e, una volta conquistata la presidenza, gli offre la poltrona di assessore alla Sanità nonostante il settore sia commissariato.
Venturoni accetta ma mantiene un profilo pubblico basso. Evita di scontrarsi apertamente con il commissario Gino Redigolo, ma non esita a fare il controcanto alle pesanti misure restrittive che il funzionario impone alla sanità regionale («Quando si tratta di salute non si può misurare tutto con i bilanci»). E mentre Redigolo parla di tagli e tasse l'assessore annuncia la costruzione di nuovi ospedali.
A novembre del 2009 Venturoni rischia per la prima volta la poltrona. Viene indagato per tentata corruzione nell'operazione Ground Zero che porterà in carcere due persone (vedi articolo in basso). L'accusa parla di appalto pilotato per la sede della Asl dell'Aquila. Venturoni si sente vittima di un complotto. Alla televisione teramana Teleponte dichiara tra le lacrime: «Non me ne andrò perché vogliono togliermi di torno. Per farmi andare via dovranno ammazzarmi». Sarà invece prosciolto. Intanto il commissario Redigolo lascia l'incarico sostituito da Chiodi. L'assessore riprende la sua battaglia contro Angelini che da mesi tiene i 1500 dipendenti senza stipendio. Fa approvare dal Consiglio regionale una legge che blocca gli accreditamenti e di fatto apre la strada al fallimento della struttura mentre riduce le Asl da sei a 4. Nei mesi successivi si apre il fronte delle amministrazioni locali contrarie alla chiusura dei piccoli ospedali. Venturoni corre di qua e di là, da Pescina a Tagliacozzo a Gissi. Cerca di spiegare, di convincere, di trovare finalmente alleati. E' in questo clima che ieri gli si è spalancato il fronte giudiziario, il più difficile. Il più doloroso.

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