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Pescara, 23/06/2026
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Data: 23/09/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Bufera in Regione, il Pdl evita il confronto. Fuggi fuggi dopo gli arresti. Restano solo Giuliante e Stati, doppio rinvio della seduta. Giunta azzoppata, il Pdl discute di rimpasto

Mattinata movimentata Il consiglio salta due volte e alla fine viene a mancare il numero legale

L'AQUILA. Poca destra nel palazzo assediato. All'Emiciclo c'è una doppia seduta. C'è da riprendere quella sospesa il giorno prima. Poi c'è da parlare di ricostruzione e di Abruzzo Engineering. Ci sono di nuovo i comitati in attesa. Ma senza Chiodi, senza Pagano, con le occhiaie di chi, nonostante il risveglio precoce, comunque s'affaccia lo stesso ma poi si defila al momento dell'appello, il consiglio salta due volte. Il centrodestra fa mancare il numero legale, se ne riparla il 28.
LA BUFERA. Il palazzo, stavolta, è scosso da dentro. I consiglieri regionali arrivano alla spicciolata. Un giro di telefonate tra i consiglieri di maggioranza basta a far capire che no, oggi Chiodi non si presenterà in aula e non risponderà a nessuno degli interrogativi che quelli dell'opposizione hanno scritto su fogli bianchi che agitano al vento. «Dimissioni, dimissioni». Il vento sferza l'Emiciclo. Dentro i corridoi si consuma, di prima mattina, un primo confronto politico. Una confessione generale sulle prime impressioni avute dalla notizia degli arresti mattutini. Un «ufficio politico» da dove esce la notizia che oggi non ci sarà nessun consiglio regionale. L'opposizione, allora, prova a resistere. «I cittadini vogliono risposte: dov'è Chiodi?». Ma quando, alle 11, il vicepresidente vicario Giorgio De Matteis apre la seduta, subito la chiude per una prima sospensione. Altro conciliabolo. Della destra che governa la Regione si fanno vedere solo Gianfranco Giuliante, che resta al suo posto, desolatamente solo, e Ricardo Chiavaroli che però poi si defila e non partecipa al voto su un emendamento del giorno prima che viene dichiarato decaduto. Si sarebbe dovuto parlare, tra le altre cose, anche di acque minerali. Ma oggi l'acqua per alcuni ha un sapore amaro. Diciotto i consiglieri presenti: tutti a casa. Tra grida di «Vergogna», «vergogna», e «Dimissioni, dimissioni» si consuma la prima parte della giornata politica che nessuno, qui, si sarebbe aspettato di dover vivere in questo modo.
SECONDO RINVIO. Alle 15,15 arriva il secondo rinvio. In aula in 17, se ne riparla il 28. In quella data, forse ci sarà spazio per parlare della situazione politica alla luce delle inchieste giudiziarie, ma anche di terremoto, di Abruzzo Engineering e della situazione dei precari della scuola. L'ex assessore indagata Daniela Stati arriva con una cartellina. Avrebbe voglia di parlare della situazione di Abruzzo Engineering tanto che chiede la parola e, pur appoggiando comunque la richiesta di rinvio della seduta straordinaria sul post-sisma, fa una vera e propria arringa che sorprende anche quelli dell'opposizione, tirando fuori una serie di nomi sui quali Antonio Saia (Pdci) afferma: «Sono molto pesanti le dichiarazioni della Stati. Avrebbero meritato un dibattito, che è stato negato. Sarà necessario acquisire i nomi e i cognomi delle persone a cui si riferiva la Stati. Di qualsiasi parte politica siano».
CHIODI TIENE? Camillo D'Alessandro (Pd) affonda: «Chiodi ci venga a dire se il suo governo tiene». L'opposizione chiede un consiglio regionale straordinario col seguente ordine del giorno: «Crisi istituzionale della Regione Abruzzo conseguente alle azioni giudiziarie in corso». «Non c'è motivo perché il Pdl non sia in aula. Sono consapevole del momento che si sta vivendo, ma proprio oggi il governo doveva dimostrare che è in grado di andare avanti, di dimostrare la sua tenuta. Invece», sostiene D'Alessandro, «si assiste a uno spettacolo desolante: sedie vuote del consiglio e tra i banchi della giunta. Credo che per rispetto non dell'aula, ma degli abruzzesi, il centrodestra sarebbe dovuto venire in aula, a quel punto, politicamente, ci sarebbe stata la richiesta di rinvio. Chi è assente ha sempre torto: vedere vuote le sedie date dagli abruzzesi attraverso il voto è uno spettacolo desolante».
«IL DADO È TRATTO». Tra una sospensione e l'altra, chi pranza in piedi e chi prende un gelato alla Villa. Costantini, il capo dell'opposizione, all'ora del break raduna i suoi nella sala Silone e annuncia, solenne: «Il dado è tratto. L'inchiesta che ha portato agli arresti di un esponente di primissimo piano del Pdl, unanimemente considerato il braccio destro di Chiodi, rivela ormai l'esistenza in Abruzzo di una vera e propria cricca. Chiodi ha vinto le elezioni, e le ha vinte per il rotto della cuffia, perché si era posto agli elettori come l'alternativa immacolata e integerrima al sistema di potere che aveva governato la Regione negli anni precedenti. Questo rapporto si è rotto», proclama Costantini davanti ai suoi consiglieri. «È stato letteralmente demolito dagli scandali che ormai periodicamente investono le sue attività. Chiodi deve dimettersi immediatamente assumendo l'unica decisione possibile. Si vada al voto, si sia agli abruzzesi la possibilità di scegliere una nuova classe dirigente».
LA SOLITUDINE. Oggi è solo Gianfranco Giuliante sui banchi del comando. Oltre a chiedere, per due volte, la verifica del numero legale, il capogruppo prova a respingere lo stesso, da solo, gli attacchi degli avversari politici. «Dimissioni? Ma che dice Costantini? Il suo è un atto inqualificabile, in termini politici. Chiodi esce da una settimana di aggressione dietro la quale si celano personaggi del Pd dell'area del Chietino e dovrebbe dimettersi? Si sta celebrando, anche stavolta, un rituale stantio. È ovvio che ci sarà un vertice di maggioranza. Ci si confronterà su quello che sta accadendo, per trovare un percorso che ci consenta di continuare il nostro percorso di lavoro per l'Abruzzo. In quel luogo si possono valutare anche le proposte e le legittime questioni della politica per i percorsi da mettere in piedi».
SOLIDARIETÀ REGIONALE. Un governo di «solidarietà regionale», con la possibilità di aprire anche a esponenti dell'opposizione, allo scopo di poter affrontare le principali emergenze dell'Abruzzo, dal dopo-terremoto alla sanità all'istruzione, è uno dei percorsi sui quali vorrebbe incamminarsi Antonio Menna. L'esponente dell'Udc ne parla con alcuni colleghi ipotizzando i primi scenari possibili dopo la bufera giudiziaria. Pare di diverso parere, invece, l'assessore regionale Angelo Di Paolo che non ha intenzione di sedersi al suo posto in aula tanto che s'avvia verso l'uscita. I due s'incrociano alla porta carraia. Breve scambio di battute. «No, Antò, per me chi è maggioranza fa la maggioranza e chi è opposizione fa l'opposizione. Mischiare i ruoli non m'è mai piaciuto». E allora? «Allora, se dovesse essere, meglio tornare a votare». Il voto, il rimpasto, l'apertura a sinistra, la campagna elettorale. A inchiesta ancora aperta, e con possibili ulteriori sviluppi delle indagini, il dibattito è aperto. Ma l'aula è vuota. Se ne parla un'altra volta.

Giunta azzoppata, il Pdl discute di rimpasto
In agenda i due assessorati vacanti e la questione dei finiani

L'Udc preme per una delega nell'esecutivo Oggi o domani vertice del centrodestra

PESCARA. Questa volta il rimpasto in giunta regionale si fa davvero urgente. Con un assessore dimissionario, Daniela Stati, e uno agli arresti domiciliari, Lanfranco Venturoni, l'esecutivo appare più che azzoppato e bisognoso di cure.
Oggi o al massimo domani lo stato maggiore del Pdl si incontrerà per decidere sul da farsi. All'ordine del giorno ci sarà certamente l'inchiesta della procura di Pescara che ha portato agli arresti domiciliari l'assessore alla Sanità, ma ci sarà anche la verifica politica che il governatore Gianni Chiodi aveva annunciato alla scadenza di metà mandato (primavera 2011) ma che verrà sicuramente anticipata a questo inizio d'autunno.
«Con due assessori in meno», si dice nel Pdl, «non si può certo andare avanti con gli interim».
Tra l'altro, ieri all'Emiciclo, nel corso della riunione di maggioranza durante la quale è stato deciso l'annullamento delle due sedute di Consiglio regionale, il governatore ha preso l'impegno (generico, non tassativo) di andare in aula la prossima settimana per riferire su tutte questioni aperte.
I punti sull'agenza sono tre: la sostituzione della Stati, la sostituzione di Venturoni, la questione dei finiani.
Al momento è Chiodi a mantenere l'interim dell'assessorato che fu della Stati (Protezione civile e Rifiuti). Soprattutto la seconda è la delega che ha bisogno di maggiore cura. L'Abruzzo ha un anno appena di autonomia rispetto alla funzionalità delle proprie discariche e la Regione è chiamata ad approntare un piano Rifiuti che punti ad aumentare la raccolta differenziata per abbattere la quota di rifiuti da portare in discarica. E' difficile che il governatore, che oggi ha anche la carica di commissario alla ricostruzione e di commissario alla sanità, possa far fronte anche a questa emergenza. In pole per l'assessorato c'è il consigliere aquilano del Pdl Luca Ricciuti.
La sostituzione di Venturoni (ammesso che si dimetta, ma nel Pdl non ci sono dubbi) è meno urgente. La sanità è commissariata dal 2008 ed è di fatto il commissario Gianni Chiodi a guidare il settore attraverso il subcommissario Giovanna Baraldi. L'assessore è figura di fatto marginale dal punto di vista operativo, anche se può intervenire nella programmazione delle scelte. E' dunque possibile che Chiodi scelga di non sostituire Venturoni. D'altra parte due anni fa in campagna elettorale il governatore aveva fatto balenare l'ipotesi di lasciare la poltrona vacante vista la situazione commissariale. E' possibile che Chiodi prenda tempo anche in attesa che si chiarisca meglio la posizione di Venturoni.
La questione finiana è più spinosa perché imprevedibile rispetto agli sviluppi romani. Oggi in Consiglio siedono due finiani, Alfredo Castiglione e Emilio Nasuti. Castiglione è anche il vicepresidente della giunta e assessore allo Sviluppo economico. Oggi la situazione è di stallo perché a Roma si attende il discorso di Berlusconi alla Camera del 28 settembre. In quell'occasione la maggioranza potrebbe implodere e gli effetti si vedrebbero anche in periferia. Per esempio una crisi romana potrebbe portare anche in Regione Abruzzo alla formazione di un gruppo di Futuro e Libertà e alla probabile uscita dalla maggioranza.
Chi attende con ansia gli sviluppi è il gruppo dell'Udc che da tempo chiede a Chiodi di entrare in giunta. E ieri la solidarietà espressa a Chiodi e Venturoni dal capogruppo Udc all'Emiciclo Antonio Menna è stata particolarmente calorosa. (a.d.f.)

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