Il gip: «Il presidente sapeva delle manovre per
rimuovere il presidente del Consorzio di Lanciano»
PESCARA - Il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, conosceva - secondo quanto afferma il Gip - le manovre per rimuovere «fraudolentemente» il presidente del Consorzio rifiuti di Lanciano, non gradito al monopolista Rodolfo Di Zio, da mercoledì ai domiciliari come l'assessore alla sanità Lanfranco Venturoni nell'ambito dell'inchiesta sui rifiuti. Nell'ordinanza del Giudice per le indagini preliminari, Guido Campli, sono riportati i colloqui tra la Stati e Chiodi sul tema; un vertice tra i capi del Pdl abruzzese, compreso Chiodi, e quelli di una società interessata all'inceneritore teramano, più un sms di Chiodi a Di Zio nel quale il presidente lo ringrazia per l'assunzione del genero del suo segretario.
L'INCHIESTA - L'ordinanza firmata dal Gip, con gli arresti domiciliari dell'assessore alla sanità Lanfranco Venturoni e dell'imprenditore Rodolfo Di Zio e altri 10 indagati, ricalca le richieste dei Pm pescaresi depositate lo scorso 15 settembre alla riapertura degli uffici giudiziari. Il procuratore capo Nicola Trifuoggi non ha voluto rilasciare dichiarazioni, ma negli ambienti di palazzo di giustizia si dice apertamente che questa vicenda degli arresti per i rifiuti «è molto peggio della Sanitopoli che decapitò la Giunta Del Turco nel luglio 2008». «Perché - continuano dalla Procura - se in quel caso si trattava di un gruppo di 'banditi' che lucravano alle spalle di un imprenditore altrettanto disonesto, in questo caso si tratta di un sistema. L'inchiesta dimostra come si governa in Abruzzo e spiega come si fanno le cose: non esiste l'interesse pubblico, contano solo soldi e potere».
IL PRESIDENTE - Chiodi, dal canto suo, assicura di voler andare avanti, nonostante l'assenza di due assessori (prima di Venturoni ha perso anche Daniela Stati - che aveva le deleghe alla protezione Civile, Rifiuti ed Ambiente -, costretta a dimettersi dopo essere stata coinvolta nell'inchiesta della procura dell'Aquila sugli appalti per la ricostruzione, in particolare alcune commesse per la società regionale Abruzzo Engineering). «L'Abruzzo non può permettersi il lusso, proprio ora, di abbandonare la via del cambiamento - dichiara il presidente della Regione. - Sia chiaro a tutti che non consentirò che si arresti il processo di risanamento e di riforma in atto per il quale esistono ormai riconoscimenti nazionali ed internazionali».