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Data: 24/09/2010
Testata giornalistica: Il Centro
«Un inceneritore anche a Montesilvano» Cordoma prima contrasta i Di Zio e poi si allea, i pm: «Favori comprati con 10 mila euro»

Ventimila euro di contributi a Sospiri e al Pdl Dopo i pagamenti cambiano i rapporti nell'Ecoemme

MONTESILVANO. Un inceneritore a Teramo, sponsorizzato dall'assessore regionale Lanfranco Venturoni, l'altro a Montesilvano. A cavalcare l'«idea» è il sindaco Pasquale Cordoma che, insieme a Ettore Ferdinando Di Zio, ne parla come un campo di fiori da coltivare: «Io ti devo incontrare per sapere e parlare di termovalorizzatore», dice Cordoma, «perché quella idea, quel semino che abbiamo gettato l'altra sera lo sto innaffiando e vediamo se può nascere qualcosa».
Secondo le carte dell'inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari l'assessore regionale alla Sanità Lanfranco Venturoni e l'imprenditore dei rifiuti Rodolfo Di Zio, proprietario della Deco spa di Spoltore, «i politici avvicinati dai Di Zio finiscono per smaniare dalla voglia di costruire un inceneritore».
Ma nei rapporti tra il sindaco di Montesilvano Pasquale Cordoma, eletto dopo lo scandalo del 15 novembre 2006 che ha travolto Enzo Cantagallo, e i Di Zio c'è un prima e un dopo. Gli interruttori che fanno scattare la seconda fase sono due pagamento: il primo di 10 mila euro dai Di Zio a Lorenzo Sospiri, nel 2008 candidato al consiglio regionale e oggi consigliere regionale, consigliere comunale a Pescara e coordinatore provinciale del Pdl; il secondo di altri 10 mila euro dai Di Zio al Pdl.
Per la procura, i 10 mila euro dati a Sospiri sono necessari a «comprare i favori di Cordoma». Ma per cosa? Tutto ruota intorno ai rifiuti di Montesilvano, raccolti e smaltiti dall'Ecoemme, società mista nata nel 1999 e formata da Comune di Montesilvano (49,86 per cento), Deco (47,83) e Comunità montana Vestina (2,31). L'Ecoemme, come la Team tec di Teramo, è sotto inchiesta.
Nel 2007 Cordoma viene eletto sotto la bandiera della legalità: diventa presidente dell'Ecoemme Domenico Di Carlo, avvocato in quota all'Udc, con i revisori dei conti di nomina pubblica Giuseppe Rasetta e Maria Cuoccio. Tutti, dice la procura, «evidenziano immediatamente l'illiceità» dell'Ecoemme: il contratto è scaduto il 31 dicembre 2006 e il socio privato, la Deco, resta al comando senza controlli e senza gara d'appalto. Da quattro anni, la Deco opera in proroga.
Prima del finanziamento di 10 mila euro a Sospiri e di altri 10 mila al Pdl, Cordoma appoggia Di Carlo e denuncia le illegalità alla procura di Pescara. Cordoma designa anche un consulente, l'avvocato Carlo Montanino, che si schiera dalla parte della tesi di Di Carlo. Cordoma, quindi, è pronto a dare il via a una gara d'appalto per scegliere il socio privato dell'Ecoemme. Ma non lo fa. Perché? «Quando tutto sembra perduto per i Di Zio», scrive il gip Guido Campli nell'ordinanza d'arresto, «quando, cioè, appare imminente la decisione del sindaco di indire una gara pubblica, ecco accadere un fatto nuovo». Il 28 ottobre 2008 gli investigatori della squadra mobile, diretti da Nicola Zupo, documentano un «intensissimo scambio» di telefonate tra Sospiri e Di Zio. Lo stesso 28 ottobre la Deco versa i contributi a Sospiri e al Pdl.
Qui scatta il dopo nei rapporti tra Cordoma e i Di Zio: «Il 3 novembre 2008 Cordoma cambia rotta a 180 gradi», dice la procura. In una riunione del cda Ecoemme, il sindaco fa capire che il rapporto con la Deco deve continuare. Il 18 novembre 2008 Cordoma parla così al telefono: «Appoggiamo Lorenzo. Lo fai soprattutto per me, impegnati con me è una questione anche personale. Ci sto dentro insieme a Lorenzo fino al collo». A questo punto, il 17 novembre 2009, Di Carlo si dimette con il consigliere di cda Antonio Zitella. Cuoccio per un altro mese, fino al 19 dicembre, resta l'unica voce dissidente di una società pubblico-privata appoggiata sulle posizioni della Deco. Per quasi un anno, Cordoma rinuncia a nominare il successore di Di Carlo.
Secondo la procura, ci sono altre due conversazioni di Cordoma che spiegano il rapporto a due facce con i Di Zio: «Per dieci anni hanno mangiato e basta, questi poveri cittadini di Montesilvano, questo si chiama ecomafia», così si esprime Cordoma riferendosi ai Di Zio in un colloquio registrato con l'ex direttore generale del Comune Rodolfo Rispoli. Dopo il finanziamento, invece, Cordoma parla con Sospiri e lo fa con un tono diverso: «Di Carlo si è dimesso», lo avverte. «Meno male», risponde Sospiri. E Cordoma: «Meno male, mi ha risolto un problema grosso come una casa, questa è una grande notizia».
Cordoma è tanto contento di essersi sbarazzato di Di Carlo che propone ai Di Zio di fare un inceneritore a Montesilvano: «Io ti devo incontrare per sapere e parlare di termovalorizzatore con te, di questa cosa, perché quella idea, quel semino che abbiamo gettato l'altra sera lo sto innaffiando e vediamo se può nascere qualcosa».
Per Cordoma, un termovalizzatore a Montesilvano - città che spende sette milioni di euro l'anno per i rifiuti, più di quanto incassa con la Tarsu, e che da sei anni deve fare i conti con una raccolta differenziata cresciuta di appena il 6,5 per cento arrivando al 16,6 nel 2009 - è come piantare e far crescere fiori.
Dalle perquisizioni della squadra mobile nella sede dell'Ecoemme in via Nilo, spunta anche una bozza di parere legale per benedire il progetto. Ma per la procura è un documento «riveduto e corretto» da Ettore Paolo Di Zio, nipote di Rodolfo ed Ettore Ferdinando, «con gli aggiustamenti più convenienti al privato, in specie per la remunerazione del servizio».
Quindi, non un inceneritore solo in Abruzzo ma due: in un colloquio del 31 agosto 2009 con il padre Ezio Stati, già arrestato nell'inchiesta sulla ricostruzione all'Aquila, l'ex assessore regionale all'Ambiente Daniela Stati parla di pressioni dei senatori Pdl Filippo Piccone e Paolo Tancredi per la realizzazione degli impianti di trattamento dei rifiuti. «Mi ferma Piccone», racconta la Stati, «e mi fa: "Ma che si fa allora con i termovalorizzatori?" Dieci minuti prima era stato a baccagliare con Di Zio perché Di Zio gli diceva: "Come pensi di fare due fermovalorizzatori in Abruzzo, una cosa che non regge, poi a Teramo abbiamo i bioessiccafori pronti". E poi, Tancredi mi ha detto: "Guarda parliamone un attimo se è il caso di farne due piccoli, uno all'interno e uno fuori"».
Il 10 novembre 2009, il papà dell'assessore spiega: «Ci sono due linee di pensiero. Una è quella dell'assessore (la Stati, ndr) che è asettica e trasparente: verificheranno le strutture dove, a lume di naso, si fabbrica l'immondizia nel Pescarese; l'altra, di Piccone, dice: allora ne facciamo due, uno sulla costa e uno all'interno. Questo atteggiamento», riflette Stati, «ha messo in moto tutta una serie di avvisi delle procure che non capiscono qual è la politica dell'immondizia in Abruzzo».

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