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Pescara, 23/06/2026
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Data: 24/09/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Venturoni, casa in centro a prezzo di saldo. Caccia al tesoro dell'assessore: pagato 661 mila euro un immobile a Teramo che vale il doppio

PESCARA - Il capitolo soldi, nel ricco affare dell'inceneritore, è quello su cui stanno ancora lavorando i magistrati del pool che hanno chiesto ed ottenuto gli arresti domiciliari per l'assessore Lanfranco Venturoni e l'imprenditore Rodolfo Di Zio. La procura pescarese su questo argomento glissa, ma sembra siano già in corso una serie di accertamenti bancari all'estero dove l'assessore potrebbe avere depositato dei fondi. Un argomento, quello patrimoniale dell'intera famiglia Venturoni, che comunque viene trattato ampiamente nelle carte processuali, anche se siamo comunque di fronte a due professionisti, due medici ospedalieri con buoni redditi e un discreto patrimonio familiare. E questo perchè, considerando il presunto ruolo di socio di fatto di Di Zio, che nessun contributo è stato ufficialmente versato a Venturoni dall'imprenditore di Spoltore che ha pagato praticamente tutti, e valutato il tenore delle conversazioni telefoniche, è logico pensare che la fetta dell'assessore debba essere stata molto più importante.
Parlando con uno dei dirigenti della Ecodeco, la società che doveva diventare partner nell'operazione inceneritore, Di Zio dice: «Io credo che non ci siano margini di cambiamento da quella divisione di quote, per una ragione molto semplice: perchè quello che resta a me... non è soltanto mio, chiaro?».
La procura spulcia dunque i conti della famiglia Venturoni senza tralasciare nessuno e si imbatte subito con una compravendita piuttosto strana: quella di un immobile di «grandissimo pregio» nel centro storico di Teramo che viene ceduto dalla società Dolfru srl alla famiglia Venturoni per 661 mila euro, che non sono certo pochi. Il problema è che la Dolfru, per la ristrutturazione dello stesso immobile, aveva speso più di un milione e 100 mila euro. «Tale vicenda - spiega la procura e lo stesso gip - è suggestiva per la possibilità della ricorrenza di un pagamento in nero della differenza, con denaro di provenienza non conosciuta», ma questo è ancora tutto da provare.
Sotto la lente di ingrandimento della magistratura finiscono tutti: moglie, figli e anche la madre dell'assessore. Dai loro conti correnti, così come da quello di Venturoni, risulterebbero versamenti in contanti che non troverebbero una giustificazione: soldi che non sono mai stati prelevati da altri conti conosciuti e che secondo la procura lasciano aperti molti dubbi sulla loro provenienza. Addirittura alcune date riferite a questi versamenti vengono messe in relazione con l'evolversi della vicenda inceneritore. Il 15 gennaio del 2007 versamento di 8.000 euro: «Periodo in cui, presentato il progetto per il bioessiccatore, si comincia a delineare "di estendere le opportune alleanze... con la società che ci ha supportato nell'elaborazione del progetto"»; il 13 aprile altro versamento di 6.000 «in stretta connessione temporale con le prime delibere di scissione della Team Ambiente»; 4.000 euro il 20 ottobre 2008 «dieci giorni dopo la scandalosa "cessione" del progetto alla Deco e quattro giorni prima della delibera di conferimento dei terreni alla Team Tec». Versamenti «di provenienza non nota» anche a carico della moglie dell'assessore e della madre di Venturoni. «Come si vede - spiega la procura - ricorre una diffusa disponibilità di denaro contante da fonti reddituali non note e non riconducibili, per l'entità dei singoli importi, all'attività libero professionale del Venturoni». Ed ecco il perché delle accurate indagini in corso anche all'estero alla ricerca del tesoretto dell'assessore.

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