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Pescara, 23/06/2026
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26/09/2010
Il Centro
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Contratti, Epifani apre al confronto. Ma avverte la Confindustria: «Ci vogliono regole, non deroghe» |
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Il segretario della Cgil chiede di sottoporre gli accordi al voto Cremaschi (Fiom): è una trappola ROMA. Regole, non deroghe. Innovazione, non conservazione. La Cgil si sfila dall'angolo e accetta la sfida-invito a «fare un tagliando» sulle nuove regole della contrattazione lanciata dalla Confindustria. Per difendere la trincea invalicabile del contratto nazionale di lavoro è disposta in prima persona ad elaborare una proposta di riforma che, dicono alla confederazione di corso d'Italia, «sia capace di scombinare le carte». Guglielmo Epifani, intervenendo a Genova a un convegno della Confindustria, spiega che il nodo è proprio quell'accordo separato tra Cisl e Uil con la Confindustria che non ha funzionato, ed è stato aggravato dalla disdetta del contratto dei metalmeccanici. Dunque nessuna chiusura al dialogo ma Epifani (che il 3 novembre lascerà la segreteria, sostituito da Susanna Camusso) chiede «di fare le cose seriamente a partire dai nodi che finora non ci hanno permesso di fare passi avanti». I macigni sono la disdetta del contratto nazionale dei meccanici, l'accordo sulla contrattazione e quello di Pomigliano. Epifani si rivolge infatti a Cisl e Uil ricordando loro che servono «non deroghe ma regole». L'ampiezza del fossato che separa la Cgil da Angeletti e Bonanni è comunque molto ampio ed Epifani lancia la palla nel loro campo chiedendo un minimo d'intesa: «Quando si fa un accordo aziendale si mette la responsabilità della firma e bisogna chiedere ai lavoratori di sostenerla. Una volta che i lavoratori hanno deciso è giusto chiedere a un'organizzazione che non condivide l'intesa di rispettare democraticamente il voto dei lavorartori». Sull'accordo separato dei meccanici del 2009 e sul nuovo modello contrattuale, Cisl e Uil non hanno invece consentito un pronunciamento dei lavoratori. Così non si deve procedere, ammonisce Epifani, «a noi non va bene fare accordi separati, senza un grande sindacato, perchè si determina una difficile governabilità». La Cgil apre a un accordo sulla rapprsentanza ma anche a rimettere mano all'intesa separata sul modello contrattuale. Marcegaglia, pur cedendo alle forti pressioni della Fiat, è infatti convinta che non si governa un sistema industriale senza il sindacato più rappresentativo. Per la Cgil sono due gli obbiettivi, discussi anche in un recente seminario a Todi: il rilancio della contrattazione nazionale e il ripensamento di quella di secondo livello. Non si vuole comprimere la dimensione contrattuale nazionale considerata irrinunciabile, un argine, ma ripensarne forme e ambiti per tentare di includere fasce meno garantite. Dunque ruolo e ambito del contratto come cornice con cui definire i «diritti inesigibili» ma anche accordi più leggeri e, soprattutto, meno numnerosi. L'idea della Cgil è anche quella di trasferire al secondo livello materie come inquadramento, contrattazione della produttività e formazione senza chiudere alla bilateralità come sviluppo della contrattazione. Cremaschi (fiom) avverte Epifani di «non cascare nella trappola» della Confindustria e prepara la grande manifestazione del 16 ottobre. Bonanni (Cisl) apre «al concorso di tutti» e Angeletti (Uil) chiede alla Cgil di firmare le regole contrattuali.
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