La richiesta dei documenti formalizzata dalla procura all'istituto teramano
TERAMO. Gli uomini di Nicola Zupo chiedono gli atti alla Banca di Teramo, l'istituto di Antonio Tancredi, banchiere, ex potente della Dc teramana e padre del senatore del Pdl Paolo indagato per corruzione in concorso con il re dei rifiuti Rodolfo Di Zio. Per la procura di Pescara, esiste un «sistema di potere» teramano in cui rientrano anche documenti custoditi nell'istituto di via dei Crucioli. La richiesta è stata formalizzata appena due giorni fa alla banca.
Sono atti di due mega-operazioni immobiliari. Entrambe vedono al centro Lanfranco Venturoni, l'assessore regionale alla Samità arrestato con Rodolfo Di Zio, il re dei rifiuti abruzzesi.
Venturoni comparirà martedì davanti al gip Guido Campli. Gli atti chiesti alla banca quindi servono alla procura per preparare il primo interrogatorio chiave dell'inchiesta sui rifiuti.
Le due operazioni immobiliari si consumano nell'arco di sette mesi a Teramo. Quando? Alla vigilia delle elezioni regionali vinte da Gianni Chiodi.
MALAVOLTA JR. Messi insieme, i due affari immobiliari sfiorano il valore di un milione e 800 mila euro. E hanno in comune lo stesso venditore: Romano Malavolta junior, ex presidente del Teramo calcio che, trovandosi in seri problemi economici, aggravati dalla malattia, e indebitatosi con la Banca di Teramo, fa una prima operazione con Venturoni.
Vende il proprio ufficio di via Melchiorre Delfico alla Teramo Ambiente (Team), presieduta all'epoca (2007-2008) dall'assessore alla Sanità, che la fa diventare la sede della società.
La Team, in quel periodo, ha già dato origine, per volere di Venturoni e Gianni Chiodi, alla Team Tecnology partecipata dall'imprenditore Di Zio con l'obiettivo finale di realizzare a Teramo un inceneritore da 15 milioni. Cioè, l'impianto che doveva essere gestito dalla Deco di Di Zio finito al centro dell'inchiesta su rifiuti e mazzette.
DEBITI DA TAMPONARE. L'ufficio di Malavolta ha una superficie di quasi 400 metri quadrati ed è localizzato in un posto di prestigio, la centralissima piazza Martiri. La Team lo paga un milione e 200 mila euro. Con questi soldi, Malavolta jr tampona una parte dei debiti che ha con la Banca di Teramo di cui, fino a pochi anni prima, il commercialista Chiodi era revisore dei conti.
La trattativa della vendita dell'immobile si svolge in tempi brevi grazie alla mediazione di un imprenditore teramano. Sono tempi celeri anche per la malattia che colpisce Malavolta jr, oberato dai debiti della Teramo calcio. Così la Team, la società che gestisce i rifiuti (e non solo) in città, riesce con la prima delle due operazioni condotte da Venturoni a prendere due piccioni con una fava: fa un ottimo affare e un favore alla banca dei Tancredi che con Malavolta vanta crediti.
Sette mesi dopo, questa prima vendita ne va in porto un'altra: Malavolta jr cede direttamente a Venturoni, che è sempre presidente Team, il secondo immobile: la sua abitazione nel castello Della Monica. Il costo iniziale è di 671 mila euro ma scende a 661 mila. L'ex presidente del Teramo calcio, però, ottiene solo un decimo della somma. E peraltro non è lui a ricevere i 60 mila euro, ma sua moglie attraverso una procura speciale perché Malavolta jr, in quel periodo, è in gravi condizioni dopo un delicato intervento chirurgico. Il retroscena della vendita dell'immobile nel castello Della Monica (due appartamenti per 270 metri quadrati), raccontato ieri dal Centro, si riassume in poche parole: Venturoni si accolla un mutuo acceso da Malavolta sulla casa di prestigio e riesce a estinguerlo in appena un mese, con più versamenti da 50mila euro.
SI TORNA IN BANCA. Il mutuo è con la Banca di Tancredi. Anche gli atti di questa seconda operazione immobiliare, quindi, si trovano nell'istituto di via dei Cruciali. Sono documenti che, per una singolare coincidenza, collegano personaggi dell'inchiesta sui rifiuti e su un presunto «sistema politico affaristico» teramano di cui parlano procura e gip di Pescara nell'ordinanza su Venturoni e Di Zio. Sono atti che gli uomini di Zupo hanno chiesto alla Banca di Teramo. Gli stessi uomini che mercoledì scorso, nel giorno degli arresti, hanno perquisito alle 7,15 del mattino a Roma anche la casa di Malavolta jr, che non è indagato. E che ora irrompono nelle stanze del segreto bancario.
Chiedono i documenti sulle due compravendite, quindi sui soldi rimessi in banca da Malavolta jr e i versamenti fatti da Venturoni in soli trenta giorni per estinguere il mutuo di 601 mila euro. Versamenti che la banca dovrebbe aver segnalato in base alla norma di legge che controlla il riciclaggio di denaro.
UN TESTE CHIAVE. Oltre queste indiscrezioni non si può andare, né si può ipotizzare l'esistenza di fondi neri riconducibili a un «patto economico» stretto da imprenditori e «il sistema di potere teramano», come scrivono il procuratore Nicola Trifuoggi e i sostituti Varone e Mantini.
Abbiamo però rintracciato e ascoltato un testimone chiave delle due operazioni immobiliari su cui indaga Zupo. Tutelandone il nome, perché si tratta di notizie coperte dalla privacy, il mediatore delle due vendite immobiliari spiega che fu lui a mettere in contatto la prima volta Malavolta jr con la Team presieduta da Venturoni per l'acquisto, da parte della società mista (Comune-privato), dell'appartamento da un milione e 200 mila euro. E che fu sempre lui, qualche mese dopo, a proporre a Venturoni l'acquisto per sè di casa Malavolta nel castello Della Monica. «L'ho fatto solo perché l'immobile di Romano continuava a rimanere invenduto in un'agenzia. Ritengo che siano stati due buoni affari per chi ha acquistato e chi ha venduto. Due buoni affari e basta».
Poche parole che da sole bastano a smontare buona parte dell'ipotesi dell'accusa che però mira dritto a quegli atti bancari, a un «sistema di potere» gestito da politici e imprenditori e targato Teramo.