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Pescara, 23/06/2026
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Data: 27/09/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Piccone-Stati, le «signorie» in lotta. Dalla Marsica al resto della regione, così le Procure fanno tremare il Pdl

Il senatore: «Mi vogliono tirare per forza dentro La Stati avrà modo di correggere le frasi durante le telefonate»

AVEZZANO. Non si erano mai tanto amati. Rispettati per una parentesi politica sì. Le ultimissime vicende giudiziarie li hanno definitivamente posti sulle sponde opposte di un fiume profondo e forse se oggi si incontrassero si sfiderebbero come in un duello d'altri tempi. Filippo Piccone, senatore della Repubblica e sindaco di Celano, e Daniela Stati da Avezzano, l'ex assessore regionale figlia del «potente» Ezio, tesoriere Dc ai tempi di Gaspari, rappresentano due delle «signorie della politica» abruzzese. Hanno uomini sparsi per controllare o dirigere Regione, Provincia dell'Aquila, Comuni, Enti. Dopo gli arresti di Venturoni e Di Zio, coinvolti nell'inchiesta sui presunti affari coi rifiuti, sono al centro di una velenosa lotta politica che parte dalla Marsica e si dirama nel resto d'Abruzzo.
Addio al Pdl. La miccia l'ha accesa Daniela Stati un paio di settimane fa con l'abbandono del Pdl. La donna più votata in Abruzzo, che con le 8.787 preferenze ha contribuito alla vittoria di Gianni Chiodi, è passata nel Gruppo misto in Regione. Indagata sia nel caso Abruzzo Engineering che in quest'ultima indagine (corruzione e favoreggiamento le rispettive accuse), la Stati ha scelto di lasciare perché il Pdl non le avrebbe dato solidarietà per le sue grane in Procura e per gli arresti del padre Ezio e del compagno Marco Buzzelli.
Accuse per tutti. Daniela ha riservato strali per tutti, dai vertici romani al presidente Berlusconi, fino ai capi abruzzesi guidati da Piccone. Le sue frasi? Per il premier: «Se ci sei batti un colpo». Su Abruzzo Engineering: «La mia colpa è avere ascoltato Chiodi quando ha detto che la società era in house e doveva lavorare. Mi sono opposta a dei personaggi che volevano affidamenti diretti per 5 milioni di euro. Appena chiuse le indagini aprirò i gazebo, gli stessi usati dal Pdl, per mostrare gli atti». E la chiusura: «A nessuno auguro la gogna alla quale sono stata esposta». In quella gogna, però, l'ex assessore regionale ad Ambiente e Protezione civile vorrebbe metterci tutto il Pdl. Quel volto disteso all'uscita dagli uffici della Procura di Pescara sta a significare che si è liberata di un peso? La Stati ha parlato per tre ore, portando documenti e un dossier nel quale ci sarebbero i nomi di politici che coi rifiuti sarebbero andati a caccia di affari. Così facendo ha messo in subbuglio il partito che si è lasciato alle spalle.
E oggi la conferenza. Ma non è finita. Oggi alle 11,30 l'ex assessore ha promesso nuove rivelazioni nel corso di una conferenza stampa convocata nel suo ufficio di Avezzano. L'argomento sarà la Power Crop, la centrale a biomasse da fare nella zona industriale della città marsicana. Le dimissioni della Stati sono state depositate il 2 agosto, le autorizzazioni della Regione all'impianto sono datate 7 settembre. «Una stranezza», ha anticipato la Stati. Che ormai ha l'obiettivo di affondare quel Pdl che non l'avrebbe sostenuta e il suo coordinatore in Abruzzo, Piccone.
Il caso zuccherificio. Il nome del senatore e sindaco di Celano è spuntato nelle carte della Procura di Pescara. Il coordinatore del Pdl, va chiarito, non è indagato. Ma ha scritto il gip: «Altri appetiti si sono suscitati attorno all'affare inceneritore. Vi è infatti un altro gruppo politico economico che intende realizzare un secondo inceneritore in regione: il gruppo che ha come suo referente il senatore Piccone. L'assessore Stati riceve così anche le pressioni del senatore Piccone. Parlando con Mauro Febbo (assessore all'Agricoltura, ndr) afferma che il senatore Piccone avrebbe promesso al sindaco di Avezzano (Antonio Floris, ndr) di candidare il figlio (Armando, attuale consigliere provinciale, ndr) in cambio dell'autorizzazione all'impianto per le biomasse». L'ex zuccherificio è stato acquistato da un pool di imprenditori che fa capo a Ermanno Piccone, padre di Filippo, e Domenico Contestabile. Il gip: «La società, la quale ha acquistato la proprietà dell'ex zuccherificio, la Rivalutazione Trara srl, è di fatto del senatore medesimo, che la governa attraverso il socio Piccone Ermanno, suo padre». Per la Procura, in veste di assessore Daniela Stati ha ricevuto pressioni per far portare a termine l'affare rifiuti. E il presidente Chiodi ne era a conoscenza. Come emergerebbe da una telefonata. La Stati chiama Chiodi e parla di Venturoni: «Presidè, io te lo dico francamente, se lui pensava di venire a fare gli affari come ha più volte cercato di provare a fare, anche all'assessorato all'ambiente dove stanno i rifiuti, io devo fare il bene dell'Abruzzo». In un colloquio del 31 agosto 2009 con il padre Ezio, la Stati commenta infastidita le pressioni del senatore Piccone e del senatore Tancredi per la realizzazione dell'inceneritore.
La replica. Il parlamentare marsicano, che nel 2008 si era fortemente opposto alla candidatura della Stati alle Regionali, ha replicato non senza un certo fastidio: «Siamo alle fantasie. Qualcuno mi vuole tirare per forza dentro. Ci tengo a difendere il partito che rappresento in Abruzzo ma anche la mia famiglia e in particolare mio padre, che dopo aver faticato cinquant'anni per costruire un'attività imprenditoriale dalla storia cristallina non merita di vederla infangata dagli schizzi di una lotta politica che sta smarrendo ogni dignità». Alla Stati ha risposto: «Sono certo che ben conoscendo la situazione sa quanto tali ricostruzioni siano destituite di ogni fondamento, avrà modo di correggere l'interpretazione delle sue conversazioni telefoniche o in alternativa ammettere l'assoluta millanteria del loro contenuto. Non condivido il suo stato d'animo. Il partito è stato presente anche in pubblico. Cosa si aspettava di più?». E per la Procura un commento non tenero: «L'Abruzzo reclama più sentenze che arresti».

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