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Pescara, 23/06/2026
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Data: 27/09/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Rifiutopoli. La Procura punta al giudizio immediato. Ecco come il Pdl si era diviso il territorio

PESCARA - Chiudere l'inchiesta in tempi brevissimi e non lasciar spazio a polemiche strumentali come quelle messe in moto negli ultimi giorni, finalizzate soltanto a delegittimare il lavoro della procura. E' questo l'obiettivo che evidentemente si sono dati i magistrati che con l'indagine su "rifiutopoli" hanno colpito nel cuore non solo il governo regionale con l'arresto dell'assessore alla sanità Lanfranco Venturoni, ma messo sotto inchiesta anche i senatori Fabrizio Di Stefano e Paolo Tancredi, arrivando così fino a minare il "sistema Pdl".
Scegliere di operare a tranche iniziando dal versante della Team di Venturoni per poi proseguire con il secondo troncone, quello della Ecoemme di Montesilvano, è stata una scelta che va proprio in questo senso. E che questa inchiesta, asciutta, senza fronzoli, fatta di elementi concreti, di passaggi societari e legislativi inconfutabili e di contributi altrettanto chiari con un evidente conflitto di interessi tra pubblico e privato (vedi l'affare Venturoni-Di Zio) abbia centrato il bersaglio lo si capisce proprio dagli attacchi, virulenti e privi di fondamento che in questi giorni sono partiti da quella politica di centrodestra finita nel mirino. L'ultimo è quello del coordinatore regionale del partito, l'onorevole Filippo Piccone, fino ad oggi non indagato, ma che potrebbe rischiare grosso dopo le rivelazioni fatte ai magistrati dall'ex assessore Daniela Stati. Accuse alla magistratura che guarda caso arrivano lo stesso giorno in cui la Stati parla con la procura e tira fuori tutto, puntando il dito anche contro Piccone. Gli attacchi mediatici sono comunque sempre gli stessi che rispecchiano il clichè del Pdl: contro i magistrati politicizzati che lavorerebbero per colpire il centrodestra senza ricordare che chi ha pagato fino ad ora è stato il centrosinistra anche se la parte da leone (vedi inchiesta sulla sanità) l'ha fatto il centrodestra. Affermazioni che non varrebbe la pena neppure commentare perchè se così fosse, forse a finire in manette non sarebbero stati soltanto Venturoni e l'imprenditore Rodolfo Di Zio. E allora ai magistrati Trifuoggi, Mantini e Varone non resta che andare avanti per la strada scelta: passo dopo passo acquisendo prove certe e blindate come quelle che già fanno parte del fascicolo sull'affare dell'inceneritore. D'altronde le intercettazioni agli atti non hanno bisogno di interpretazioni: sono chiare ed eloquenti di un sistema capace di condizionare tutto e tutti, con una spartizione del territorio fra i parlamentari Di Stefano, Tancredi e Piccone che è di tutta evidenza. E la questione tempo è stata quella che forse ha indotto i magistrati ad accontentarsi delle prove che già hanno e a lasciare perdere la pista delle rogatorie internazionali nelle banche straniere alla caccia ad esempio del tesoro di Venturoni. Si perderebbero mesi senza ottenere risposte. Quello che serve a tutti, magistrati e cittadini, uniche vere parti offese di questa politica che pensa soltanto agli affari propri, è andare subito a processo, magari perchè no con un giudizio immediato scavalcando la fase del gup che è sempre lunga (sanità docet). I passaggi che restano da fare d'altronde sono pochi: gli interrogatori (martedì Venturoni e Di Zio, il primo ottobre i parlamentari e nel frattempo il sindaco di Teramo e gli altri coindagati); la richiesta di autorizzazione all'utilizzo delle intercettazioni dei parlamentari e qualche ulteriore accertamento dopo le rivelazioni della Stati. Entro un mese tutto potrebbe essere chiuso.

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