Il videmessaggio di Fini è stato per Berlusconi l'ennesima conferma di «una strategia di rottura a lungo meditata e senza nessuna voglia di recupero». Il Cavaliere ha trascorso la giornata di ieri ad Arcore con l'orecchio incollato al telefono. «Il discorso alto e concreto», di cui parla Paolo Bonaiuti rischia quindi come minimo di essere interpolato, se non archiviato all'ultimo momento, specie se i numeri in aula permetteranno di far approvare una risoluzione nella quale il presidente del Consiglio chiederà a colui che in quel momento lo domina dall'alto del suo scanno, «di rimettere la carica ottenuta grazie alla gran massa di voti del partito che ora contesta».A quel punto, secondo Berlusconi, sarà difficile per i "finiani" votare una risoluzione che di fatto contiene lo sfratto.Tutto, compresa l'arma finale della richiesta di dimissioni, pur di sospingere fuori i "finiani" dalla maggioranza e, subito dopo dal governo con la revoca delle deleghe ai ministri di Fli, attraverso un mini rimpasto e, stavolta, con un voto di fiducia.
Nel vorticoso giro di contatti avuti ieri anche con una parte di "finiani" più moderati, il premier ha di fatto spiegato le sue intenzioni ricevendone di fatto un altrettanto rifiuto e una minaccia di astensione se non di voto contrario a tutto il discorso da parte del gruppo di "Futuro e Libertà".
Nell'estenuante gioco del cerino che punta ad attribuire ognuno all'altro la responsabilità delle rottura - che rappresenta una passaggio decisivo qualora dovesse coincidere con la fine della legislatura - Berlusconi è pronto a mettere in conto anche la caduta del governo.Una prospettiva che preoccupa la pattuglia delle "colombe" del Pdl, nella quale però da tempo si annidano anche coloro che lavorano per sopravvivere a questo estenuante gioco al massacro tutto interno al centrodestra.
Sulla strategia dell'annientamento del presidente della Camera Silvio Berlusconi ha ritrovato tutta la Lega. Gli affondi della fondazione vicina a Luca Cordero di Montezemolo sono stati ieri per Bossi la conferma di un vento ormai cambiato e dell'avvio della campagna elettorale contro quell'intesa Pdl-Lega che di fatto domina da un decennio la politica. Ovvio quindi che ieri il Senatùr abbia di nuovo sapere al Cavaliere che l'obiettivo del voto debba essere ravvicinato e che, calendario alla mano, «è ancora possibile votare a novembre».
Berlusconi però su una data così ravvicinata resiste, anche perché occorre tempo per recuperare percentuali disastrose. Stasera il Cavaliere rientrerà a Roma dopo una puntata ad Amelia da don Gelmini, domani radunerà i quadri del partito, i capigruppo e molti ministri per fare il punto sui numeri alla Camera e per sondare l'umore di una pattuglia ministeriale che ha sempre temuto il duello finale.