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Pescara, 23/06/2026
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Data: 28/09/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Chiodi e Piccone: le rivelazioni della Stati. L'ex assessore: la Procura accerterà se esiste una lobby dell'immondizia anche in Marsica

Intercettata perché ricevevo richieste illecite La verità su PowerCrop Incarichi solo a celanesi

AVEZZANO. Dal cognato di Piccone, presidente dell'azienda marsicana dei rifiuti, al presidente Chiodi, titolare della delega alle Politiche energetiche a cui spetterebbe decidere sui termovalorizzatori: 3 giorni dopo l'interrogatorio in Procura a Pescara, Daniela Stati torna ad accusare e sfidare quel Pdl che non le appartiene più. Semina soprattutto sospetti nel corso della tanto attesa conferenza stampa.
Fuori dall'ufficio avezzanese di Daniela Stati c'è suo padre Ezio, l'ex tesoriere della Dc, finito in carcere nell'altra inchiesta dell'estate (Abruzzo Engineering). Non fa dichiarazioni. La figlia Daniela, invece, è un uragano. Parte dal luglio 2009, cioè da quando i pm Gennaro Varone e Anna Rita Mantini autorizzarono l'intercettazione dell'allora assessore regionale ad Ambiente e Protezione civile. «La mia utenza telefonica è stata messa sotto controllo a mia tutela perché potevo essere bersaglio di pressioni e richieste illecite», chiarisce la Stati prima di affrontare la vicenda PowerCrop, dal nome della società nata da un accordo di joint venture fra Actelios Spa (Gruppo Falck) e Seci Energia Spa (sub holding per il settore energetico del gruppo industriale Maccaferri di Bologna). La PowerCrop è intenzionata a realizzare un impianto a biomasse per la produzione di energia attraverso la riconversione dello zuccherificio di Celano. La centrale, prevista in località Borgo Incile ad Avezzano, viene tirata in ballo dopo che è esplosa l'inchiesta rifiuti. «Questa storia parte nel 2007 quando ero vicepresidente del consiglio regionale», esordisce la Stati, «i cittadini cominciarono a protestare e si rivolsero a me. Il 2 agosto 2007 iniziò l'iter per la riconversione dell'ex zuccherificio di Celano. Il 17 settembre il Consorzio industriale di Avezzano fu pronto a deliberare sui terreni che avrebbero dovuto ospitare la centrale. Il 19 settembre ministero, Provincia dell'Aquila, il Comune di Celano anche allora guidato dal sindaco Filippo Piccone, confermarono l'accordo. E il Comune di Avezzano perché non fu invitato alla firma degli atti? Chiamai il comandante Guido Conti e chiesi un intervento: la Forestale mi rilasciò un parere ostativo. Anche il Comune di Avezzano, con un'apposita delibera, bocciò il progetto. Ma veniamo a fatti più recenti. Mi sono dimessa da assessore all'Ambiente il 2 agosto scorso. Il 7 settembre è arrivato il sì del Comitato Valutazione impatto ambientale. Ma quanta fretta. Quanti dubbi. Evelina Torrelli, nel 2007 presidente del Consorzio industriale di Avezzano, è di Celano. Benito Marcanio, che al tempo era consigliere provinciale col centrosinistra, è di Celano. Due giorni fa il presidente della Provincia, Del Corvo, anche lui di Celano, si è detto favorevole alla centrale a biomasse. Perché non la mettono a casa loro? Non può reggere la scusa della difesa dei posti di lavoro con la riconversione dello zuccherificio. E i posti di lavoro alla Oliit o alla clinica Santa Maria non vanno ugualmente difesi?». La Stati si appella al campanilismo - a parte una breve parentesi, il suo gruppo politico si è sempre opposto a quello del senatore Piccone - e non fa alcun riferimento all'inchiesta. Alle telefonate intercettate e riportate nelle carte della Procura. Parlando con Mauro Febbo (assessore all'Agricoltura, ndr), la Stati afferma che il senatore Piccone avrebbe promesso al sindaco di Avezzano (Antonio Floris, ndr) di candidare il figlio (Armando, attuale consigliere provinciale, ndr) in cambio dell'autorizzazione all'impianto per le biomasse. Per la Procura, in veste di assessore la Stati ha ricevuto pressioni per far portare a termine l'affare rifiuti. E il presidente Chiodi ne era a conoscenza. Come emergerebbe da una telefonata. La Stati chiama Chiodi e parla di Venturoni: «Presidè, io te lo dico francamente, se lui pensava di venire a fare gli affari come ha più volte cercato di provare a fare, anche all'assessorato all'ambiente dove stanno i rifiuti, io devo fare il bene dell'Abruzzo». C'è poi la conversazione col padre Ezio: «Comunque, papà, sono una banda organizzata di delinquenti». La Stati si appella al segreto istruttorio impostole dai magistrati e non risponde alle domande dei cronisti presenti nel suo ufficio di Avezzano. «La vicenda Floris è in uno stralcio delle intercettazioni, non posso parlarne. Trifuoggi ha detto che ho ben chiarito la mia posizione e non ho altro da aggiungere. Lascio alla Procura il compito di controllare se esiste un partito dei rifiuti anche nella Marsica». Sull'ex zuccherificio di Avezzano, che per la magistratura è del gruppo che ha come referente il senatore Piccone e dovrebbe ospitare un secondo termovalorizzatore, commenta: «Non conosco gli assetti societari dell'ex fabbrica. Si può fare chiarezza anche su questa storia? C'è qualcuno, residente a Borgo Incile, che strillava contro l'impianto Power Crop e ora non si fa vedere perché ha ricevuto incarichi da Piccone. Il suo nome? Mi sfugge». Le ultime stoccate per Chiodi e Luigi Ciaccia. «La delega all'energia se l'è tenuta il presidente Chiodi», sottolinea l'attuale consigliere del Gruppo misto, «la vicenda dei termovalorizzatori la gestiva lui e non io che avevo la delega all'Ambiente. E sapete qual è l'ultima stranezza? Ciaccia, celanese e cognato di Piccone, è il presidente del Consorzio rifiuti della Marsica».

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