Il giudice «L'imprenditore effettua versamenti come riconoscenza per l'infaticabile azione dei suoi referenti»
PESCARA. Il primo, Paolo Tancredi, garantisce e pilota l'appalto senza gara e sollecita il contributo per il futuro sindaco di Teramo. L'altro, Fabrizio Di Stefano, chiede soldi per la corrente politica, esercita pressioni per far cambiare la legge sui rifiuti e incassa lui stesso tangenti. Questo sostiene la procura. Due senatori della Repubblica, targati Pdl, e un'unica accusa infamante: la corruzione. In mezzo, la "cassaforte", neppure troppo metaforica, dalla quale Di Zio deve attingere.
E vi attinge, infatti, per ottenere quelle che lui stesso chiama le "benedizioni". Insomma, dice il gip Guido Campli, paga «come tangibile segno di riconoscenza per l'infaticabile azione dei suoi referenti politici», che gli devono affidare la costruzione e la gestione dell'inceneritore di Teramo. Un affare da 100 milioni di euro.
DI STEFANO Il senatore Fabrizio Di Stefano si è fatto promotore di un'illecita azione di pressione affinché, recita l'accusa, «un amministratore che cercava di tutelare l'interesse pubblico», cioè Riccardo La Morgia del Consorzio dei rifiuti di Lanciano, «venisse esautorato; si è impegnato affinché l'assessore all'ambiente Daniela Stati potesse promuovere una modifica legislativa nell'esclusivo, dichiarato e concordato interesse dei Di Zio». Ed è sospettato di avere preso soldi direttamente dall'imprenditore. Un'intercettazione viene ritenuta dagli inquirenti particolarmente suggestiva «del passaggio occulto di denaro tra Di Zio e il senatore».
Dice l'imprenditore al telefono con Di Stefano: «Va bene così?... senza fare tante chiacchiere». E' il 13 febbraio 2009. Commenta il gip: «E' altamente probabile che Di Zio abbia consegnato denaro in contanti al parlamentare e si sia assicurato che l'importo fosse stato gradito».
I VERSAMENTI Anche gli altri versamenti sollecitati da Di Stefano finiscono sotto la lente della procura. Da quello in favore del candidato al Parlamento europeo Crescenzio Rivellini, 20 mila euro, 5 mila dei quali tornati da Napoli al senatore sotto forma di assegno, a quello da 10 mila euro in favore di Luigi Albore Mascia, candidato sindaco al Comune di Pescara del tutto ignaro.
Una circostanza tutt'altro che secondaria, secondo il gip: «E' assolutamente rilevante che il detto finanziamento sia erogato ancora prima che Mascia chieda; anzi: ancora prima che Mascia prenda contatti con Rodolfo Di Zio. Il quale non fa politica, ma compra: compra l'azione amministrativa dei referenti apicali della politica abruzzese; così che, a cascata, tutti coloro i quali, nella scala gerarchica, dipendono dai primi, debbano fare come gli viene ordinato. Quindi Di Zio finanzia la campagna elettorale di Albore Mascia su richiesta di Di Stefano, perché Di Stefano deve agire sull'assessore Stati. Così come paga Sospiri per condizionare l'azione del sindaco di Montesilvano Cordoma in modo addirittura plateale».
TANCREDI Il senatore Tancredi ha assunto il ruolo di garante dell'affare inceneritore: nei confronti della Ecodeco, la società di Milano che avrebbe dovuto fornire il materiale teconologico, ma anche dei consiglieri della propria corrente politica. Ancora il gip: «Non si tratta di azioni compiute alla luce del sole, evidentemente, ma di trame occulte, funzionali al raggiungimento dell'obiettivo finale, in sé illecito: aggiudicare commesse pubbliche milionarie, senza gara, a un imprenditore predeterminato e consentirgli di operare senza controlli, in un settore di interesse pubblico strategico: quello dei rifiuti».
Tancredi viene chiamato in causa, in prima persona, per assicurare che l'appalto venga assegnato a Di Zio ed Ecodeco srl. A marzo del 2009, è Venturoni a sollecitare il senatore a intervenire: «Tu dovresti parlare con l'amministratore delegato di Milano, è grossa... insomma è meglio che te la prendi in mano tu questa cosa....fissate un appuntamento... sarebbe opportuno, poi te lo dico a voce».
IL VERTICE Poi, lo stesso assessore dà immediata conferma dell'interessamento a un referente della Ecodeco: «Ho parlato con il senatore se voleva venire a Milano... si tratta di fissare solo la data... io gliene ho parlato. Mo' si tratta che ci mettiamo d'accordo un attimo... la sua disponibilità e così ve lo dico». Il senatore partecipa poi agli incontri con Venturoni, Brucchi e Di Zio, nel corso dei quali i termini dell'affare illecito vengono consolidati. Dice infatti l'imprenditore, intercettato dalla Mobile: «Io le benedizioni di questi già le ho avute, non è che io mi sto muovendo per conto mio. Io ho già parlato con chi fa le veci del presidente... là sono due che comandano l'Abruzzo. C'è il senatore Tancredi e il presidente», cioè Venturoni, responsabile della Team, «Dopo di che, però, ci sta il coordinatore, che non è per niente stupido».
Infine, Tancredi sollecita personalmente il finanziamento, 20 mila euro, per il candidato Brucchi, che, dice il gip, sono «chiaramente la contropartita degli atti illeciti promessi: deve ritenersi provato che il versamento sia stato eseguito per compenso al gruppo politico, di cui Brucchi fa parte, e non per la persona di Brucchi in quanto tale».
POLITICA ASSOLDATA I finanziamenti hanno un valore oggettivo, ma anche un valore di impegno per il futuro. Servono ad «assoldare» un politico e a indurlo a una tutela a tutto campo degli interessi imprenditoriali. Il gip: «L'azione occulta e illecita di Venturoni, ma anche di Di Stefano, hanno avuto quale conseguenza la messa a disposizione del gruppo politico abruzzese di una cassaforte di denaro pronta ad aprirsi, all'occorrenza, a "richiesta". Di Zio, ricevuta una richiesta di finanziamento da un candidato della corrente del senatore Piccone, pretende che sia quest'ultimo in prima persona a parlargliene. Le richieste dei candidati dell'area teatina e teramana non hanno avuto necessità di uno sponsor esplicito: in quel caso era chiaro a Di Zio a quale vertice politico fosse diretto il pagamento (Di Stefano, per il Teatino, Venturoni-Tancredi per il Teramano). Nel caso di Piccone, invece, Di Zio pretende di chiarire "chi" sia la controparte interessata».