LANCIANO. Meglio stare dentro che fuori dal tavolo delle contrattazioni e soprattutto evitare litigi e rallentamenti del lavoro in un momento di ripresa dalla crisi. E' questa la linea della Uilm provinciale espressa nell'incontro con oltre 120 delegati provinciali sul caso Sevel.
«Lavoro, lavoro, lavoro», è questo che ripetono i delegati, non interessa altro. E soprattutto si continua a ripetere che «la Val di Sangro non è Pomigliano» e questo per la Uilm significa che ogni stabilimento - compresa quindi la fabbrica di Atessa dei furgoni Ducato - ha e deve avere una contrattazione separata. «Bisogna aprire un tavolo immediato e permanente con Sevel», annuncia Nicola Manzi, segretario provinciale Uilm, «per problemi come i carichi e i ritmi di lavoro, sicurezza e per discutere su futuro, occupazione e salario. Non è più proponibile che qualche organizzazione sindacale rallenti il lavoro, la Fiat è l'unica azienda che in questo momento sta tirando. Questo vuol dire che bisogna evitare i microconflitti perché chi ci rimette sono le organizzazioni sindacali e i lavoratori stanchi di questo continuo tira e molla».
I diritti, secondo Uilm, non sono in discussione, soprattutto perché «non ci sono diritti se non c'è lavoro». E se il mercato tira, allora tira tutto. Sembra lapalissiano, ma la linea è quella di non indispettire i vertici Fiat, di lavorare e di rispettare il contratto firmato il 15 ottobre del 2009.
Dilaga in sala il timore che Fiat possa fare come per le varie Multipla, Idea e Lancia, preferendo la Serbia invece che l'Italia per produrle. Ci vogliono quindi dialogo e contrattazione e restare saldi e ancorati al tavolo delle trattative.
I sabato lavorativi non spaventano, anzi, «erano previsti dal contratto e si fanno». La polemica aperta è con la Fiom che ha indetto gli scioperi nei quattro sabati comandati (l'ultimo è in programma il 2 ottobre) dalla Sevel. «L'obiettivo Fiom è quello di distruggere le poche certezze che i lavoratori hanno in questo momento di crisi mondiale», si legge in un comunicato diffuso fra i delegati, «Fiom non firma più i contratti, cerca di divulgare terrore e incertezze tentando di convincere i lavoratori che si possano mettere in discussione i diritti costituzionalmente garantiti sapendo che per legge non possono essere oggetto di trattativa sindacale».
«Non si respira una bella aria nello stabilimento», racconta Marco Cianfrone rsu e rsl Sevel, «c'è disinformazione. Ci sono tre categorie di operai: i tifosi, gli iscritti al sindacato e il pubblico silente. E' a questa terza categoria che dobbiamo dare risposte e certezza perché si tratta di lavoratori che vogliono lavorare e che chiedono semplicemente che il sindacato li protegga e non faccia chiacchiere. In questo periodo la sicurezza migliore viene solo dal lavoro».
Intanto oggi la Fiom provinciale si confronta con i suoi 400 dirigenti sindacali. Alle 9,30 è previsto un incontro nell'hotel Anxanum a Lanciano e uno a Vasto in piazza della Concordia e alle 15,30 a Chieti in via Salomone. I punti in discussione sono l'opposizione alla «Pomiglianizzazione» dell'industria italiana, alle deroghe contrattuali e alla precarietà; la Fiom chiede lavoro, occupazione legalità in Abruzzo.