ROMA - Tutto rinviato. Niente pedaggio, almeno per ora, sul Grande raccordo anulare e sulla Roma-Fiumicino. Niente super balzello da 35-40 milioni per i romani. L'opposizione - dopo un lungo ostruzionismo - ha fatto slittare ieri il voto sul decreto. Un blitz in grande stile, con tanto di manifestazione davanti al Parlamento. Rinviata quindi la partita finale a domani. Quando il governo e la maggioranza tenteranno nuovamente di far passare il provvedimento alla Camera, magari con qualche correttivo. Anche perchè nel Pdl, dopo le vigorose proteste dei cittadini e il doppio no di Tar e Consiglio di Stato, stanno sorgendo non pochi dubbi. Ed proprio su questo fronte che il Pd vuole fare breccia. Il rinvio del voto sul decreto - spiega Michele Meta al Messaggero - «è un nostro successo. Ora ci auguriamo che il sindaco Alemanno e il Pdl riflettano per sostenere il nostro emendamento che abroga la norma della manovra che introduce i pedaggi sul Gra, sulla Salerno-Reggio e su altri 1.300 chilometri di autostrade Anas».
Il Pd, per bocca di Gasbarra, aveva poi bocciato la proposta del Pdl, avanzata dalla Polverini, per "regionalizzare" il Gra e la Roma Fiumicino. Una iniziativa che anche l'Anas ritiene non fattibile. L'Anas - ha spiegato Ciucci - gestisce una rete di rilevanza strategica per il Paese. Il Raccordo fa parte di questa rete. Mi sembra quindi di difficile applicazione l'idea di ridurre il Gra. ad autostrada di tipo regionale». Se l'Anas tiente il punto e insiste, sempre Meta propone un alternativa concreta all'aumento dei pedaggi. «L'Anas invece di chiedere altri soldi potrebbe utilizzare gli incassi derivanti dalle multe, come prevede una norma approvata a luglio che destina la metà degli introiti all'ente proprietario delle strade. Forti dubbi anche sul bando di gara da 150 milioni per i nuovi caselli telematici visto che l'intera operazione rincari vale circa 300 milioni» - conclude Meta.
Il sindaco di Roma Gianni Alemanno ritiene comunque ancora possibile che il governo accetti di approvare un ordine del giorno vincolante - presentato ieri da Barbara Saltamartini - che impegni l'esecutivo «ad un successivo provvedimento per risolvere il problema dei pendolari che da fuori Roma vengono a Roma». Che gli escluda cioè dal pedaggio. «Aspetto - ha spiegato ancora Alemanno - che ci sia questa modifica essenziale prima dell'entrata in vigore dei pedaggi». Il sindaco - attaccato duramente da Zingaretti, promotore della battaglia anti-rincari - ha ricordato che «per i romani il Raccordo anulare non si paga e nessuna legge lo prevede. Questo vale solo per coloro che si spostano da Roma a fuori Roma».
Quella odiosa super tassa per andare dritti all'inferno
Invece questo senso di stupida malevolenza verso la Capitale che sembra ogni tanto impadronirsi delle retrovie del Paese, ha ridato fiato e coraggio a chi avrebbe dovuto solo battere in ritirata, ha permesso che l'idea di un Raccordo a pagamento tornasse a galla più forte e più odiosa di prima.
Senza nulla in cambio, senza dire ai romani, insomma, con quella montagna di soldi cosa ci si farà. Eppure, tanto per dirne una, il Gra avrebbe soprattutto bisogno di un razionale progetto di rifacimento degli svincoli peggiori, quelli che costringono «gli automobilisti che devono lasciare il Gra a condividere le stesse corsie (quelle più a destra) con gli automobilisti che vi si immettono, con importanti ripercussioni sulla scorrevolezza del traffico». Lo diceva una pacata relazione tecnica di qualche tempo fa :l'avranno letta?
I Pedaggisti, razza specialissima, se ne fregano anche dei flussi di traffico. Non si curano del fatto che il peggio del peggio avviene nel Quadrante Sud Est, tra Fiumicino e la Tiburtina, forse fin su alla Nomentana, che qualche rimedio si potrebbe anche studiare con tutti quei soldi, che i romani alla fine vivrebbero meglio. E non si curano, i Pedaggisti, neppure di quell'inferno nell'inferno che è diventata la bretella verso Portonaccio, un ombelico malato di gas e di incidenti.
E tanto meno sono disposti a occuparsi di quel misterioso gioco di numeri che è diventato il Raccordo: 42 uscite reali, ma solo 33 numerate, le altre in attesa di un plausibile battesimo, e concentrate soprattutto a Nord Ovest. Provatelo a spiegare a uno straniero capitato a Roma: che numero ha l'uscita del Centro direzionale Alitalia? Nessuno, dovrà indovinarla da solo.
Ecco, con quei soldi si potrebbe fare questo e molto altro ancora, a partire dalle infrastrutture di trasporto nel Lazio, ma per rendere completa la beffa ai romani neanche ne parlano. Intascano la Tassa così testardamente inseguita e tanto basta. Non li ha smontati il Tar, qualcuno riuscirà a fermarli? È obbligatorio farlo.