Iscriviti OnLine
 

Pescara, 23/06/2026
Visitatore n. 755.286



Data: 29/09/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Montesilvano, le dimissioni del sindaco - Cordoma nella trappola dei ribelli. Caos a Montesilvano, si dimette il sindaco sfiduciato dal centrodestra

La città torna al voto L'ombra dello scandalo della spazzatura legato all'Ecoemme

MONTESILVANO. Quattordici a tredici. Alle 13,51 di ieri, quando ha contato le mani alzate dei contrari, il sindaco Pasquale Cordoma ha capito di essere caduto nella trappola dei ribelli del Pdl: «Basta, mi dimetto». Alle 19,17 la decisione: Cordoma si è dimesso da sindaco.
«Le mie dimissioni sono una scelta indispensabile per non scendere a compromessi né essere vittima di giochi di palazzo», queste le parole di Cordoma per commentare il no di quattordici consiglieri al riequilibrio di bilancio, documento fondamentale di un ente locale.
Dopo il no, chiuso nel suo ufficio con i fedelissimi, Cordoma ha cercato di prendere tempo: «Vado avanti solo se c'è l'appoggio del Pdl». Un sostegno che, nelle cinque ore successive al voto contario, non è arrivato: né il governatore Gianni Chiodi né il coordinatore regionale del Pdl Filippo Piccone si sono schierati dalla parte del sindaco sfiduciato.
Sullo sfondo della bufera politica che si è abbattuta su Montesilvano, c'è l'inchiesta sullo scandalo dei rifiuti che, sette giorni fa, ha portato all'arresto dell'assessore regionale alla Sanità Lanfranco Venturoni e dell'imprenditore Rodolfo Di Zio. Anche l'Ecoemme, società mista tra Comune di Montesilvano, Comunità montana Vestina e Deco spa dei Di Zio, è sotto inchiesta: tra gli indagati c'è anche Cordoma.
Dall'arresto di Venturoni e Di Zio anche su Montesilvano è calata una cappa di sospetti: tre pagine dell'ordinanza sono dedicate alla «corruzione del sindaco». Il gip Guido Campli parla dell'Ecoemme e la definisce una storia «emblematica dei rapporti corruttivi instaurati da Di Zio». Nelle stesse tre pagine, il gip spiega il cambio di rotta «a 180 gradi di Cordoma»: da contrario ad alleato dei Di Zio, pronto a ospitare un termovalorizzatore a Montesilvano. Viene riportato anche un colloquio intercettato tra Cordoma ed Ettore Ferdinando Di Zio, fratello dell'imprenditore arrestato: «Io ti devo incontrare per sapere e parlare di termovalorizzatore con te», gli dice Cordoma, «perché quell'idea, quel semino che abbiamo gettato l'altra sera lo sto innaffiando e vediamo se può nascere qualcosa». Una conversazione che ha fatto rumore negli ambienti politici di Montesilvano. Perché di termovalorizzatore, in giunta e consiglio, non se n'era mai parlato.
Con questo clima di veleni, ieri, si è svolto il consiglio con tre punti all'ordine del giorno: il primo per dire sì a 19.140 euro di finanziamenti in più concessi dalla Regione Abruzzo per le politiche della famiglia, il secondo per licenziare una variazione di bilancio da un milione e 177 mila euro e il terzo sulla «verifica dell'equilibrio finanziario ed economico del bilancio 2010». Dopo il sì ai primi due punti, è arrivato il colpo di scena: la maggioranza di Cordoma - il 19 giugno 2007, all'alba della vittoria elettorale, fatta di 19 voti - si è sgretolata. Il no è arrivato dai ribelli del Pdl Paolo Cilli, Adriano Tocco e Stefania Di Nicola, dal presidente della commissione Bilancio dell'Udc Oscaro Biferi, dal consigliere di Rialzati Abruzzo (il partito di Carlo Masci) Giancarlo Cipolletti e dai rappresentanti dell'opposizione Adriano Chiulli, Feliciano D'Ignazio, Gianni Bratti e Francesco Di Pasquale del Pd, Francesco Maragno e Cristina Di Giovanni (Movimento verso il Pdl), Leo Brocchi e Stefano Di Blasio (Proposta liberale europea) e da Cristian Odoardi di Rifondazione comunista. Fedeli a Cordoma otto consiglieri del Pdl, Luigi Marchegiani, Ermanno Falco, Silvano Dirodi, Alfredo Caccamo, Giuseppe Menè, Massimo Cardone, Benito Olivieri e Ottavio De Martinis, e tre dell'Udc, Valter Cozzi, Maria Rosaria Parlione ed Emilio Di Censo. Si è astenuto il presidente del consiglio Vittorio Catone (Pdl), nipote dell'onorevole Giampiero Catone passato con i finiani di Futuro e libertà. Assente Raffaele De Leonardis, l'altro consigliere di Rialzati Abruzzo.
Dopo il voto, Cordoma si è chiuso nella sua stanza con i fedelissimi: il sindaco si è sfogato aspettando una reazione dello stato maggiore del Pdl. Cinque ore dopo, ha deciso di lasciare: «Ritengo doveroso rassegnare le mie dimissioni», così comincia la lettera firmata da Cordoma.
L'uscita di scena di Cordoma è l'epilogo di sei mesi di liti cominciate con le dimissioni dell'assessore ai Lavori pubblici Carlo Tereo de Landerset e del vicesindaco e assessore al Turismo Ernesto De Vincentiis, i due più votati di An e Forza Italia, che dall'11 aprile hanno abbandonato la maggioranza per i contrasti con il sindaco. Vicini a Tereo de Landerset e De Vincentiis, ecco i ribelli del Pdl: Cilli, Tocco, Di Nicola e Catone.
Il sindaco non si dice stupito del voto dei ribelli del Pdl e di Biferi ma parla di «sorprendente astensione» di Catone e «assenza inaspettata» di De Leonardis. «Prendo atto di un evidente dato politico che porta i consiglieri di centrodestra a votare con l'opposizione e, quindi, a far venire meno una maggioranza di centrodestra. Sono stato chiamato a governare la città e credo di averlo fatto al massimo delle mie potenzialità, se non mi è possibile concludere il lavoro nel tempo che resta della consiliatura preferisco ridare voce all'unico giudice che un politico ha oltre alla sua coscienza: i cittadini di Montesilvano. Tengo a precisare che non c'è nessuna giustificazione amministrativa nel non votare gli equilibri di bilancio, atto collezionato perfettamente e che avrebbe garantito ulteriormente il risanamento di Montesilvano».

Montesilvano e gli scandali infiniti

I tre anni di Cordoma dopo l'arresto di Cantagallo tra lotte di potere e indagini. L'elezione nel giugno 2007 sotto la bandiera della legalità e trasparenza

MONTESILVANO. È la città delle inchieste giudiziarie. Dal 15 novembre 2006, giorno dell'arresto dell'ex sindaco Enzo Cantagallo con l'accusa di aver preso tangenti per dare appalti agli amici, Montesilvano vive con la paura di avere gli occhi della procura addosso. Oggi, Pasquale Cordoma, sindaco della legalità, è coinvolto in quattro indagini. E da Montesilvano parte lo scandalo dei rifiuti.
Nato a Melito di Porto Salvo, a Reggio Calabria, Pasquale Cordoma è un medico di 50 anni, specializzato in Gastroenterologia ed Endoscopia. Dal 1994 è sposato con Silvia Alberici, dottoressa che ha lavorato anche a Villa Pini a Chieti. Sfiorato dall'inchiesta sulla Sanitopoli abruzzese, Cordoma è stato uno degli esperti che hanno certificato i rimborsi d'oro all'imprenditore Vincenzo Angelini anche se, alla finanza, ha raccontato di ignorare il significato della parola «sdo» e cioè le schede di dimissioni ospedaliere.
Prima di essere un politico, però, Cordoma si definisce un medico: «Dal 1987 al 1996 ha svolto l'attività alla guardia medica», recita la sua biografia. Il dottore della politica: è stato consigliere comunale di An dal 1995 al 2006 e dal 2003 coordinatore cittadino del partito. L'11 giugno 2007 è stato eletto sindaco, al secondo turno con 13.997 voti battendo Rocco Finocchio del Pd.
Anche da sindaco, Cordoma non ha smesso di fare il medico: «Io non vivo con la politica», queste le parole usate quando ha deciso di rendere pubblica la sua dichiarazione dei redditi da oltre centomila euro all'anno.
La sua biografia aggiunge: «Dal 2004 Cordoma è in prima linea contro la giunta di Enzo Cantagallo». Un rapporto di inimicizia attestato anche da un episodio: nei tre anni al comando, Cordoma si è rifiutato di appendere la foto di Cantagallo in sala giunta accanto ai quadri degli altri sindaci di Montesilvano dal 1944 al 2004.
Ma c'è un filo che lega Cantagallo, sindaco eletto con il 69,5 per cento dei voti, e Cordoma, eletto al ballottaggio: è il legame delle inchieste. Cantagallo è stato travolto dal Ciclone e arrestato due volte; Cordoma, emblema del rinnovamento, è scivolato in quattro indagini: la prima per lo spostamento del dirigente comunale Costantino Di Donato e fare spazio a Bellafronte Taraborrelli, la seconda sui concorsi truccati per assumere in Comune i prescelti dei politici, la terza sulle pressioni per trasferire una psicologa dell'Azienda speciale e la quarta sui rifiuti dell'Ecoemme e i legami con i Di Zio.
Al punto uno del programma elettorale, nel 2007, il tema dei rifiuti rimbalza: Cordoma ha promesso «meno tasse per tutti» garantendo la «riduzione» della Tarsu, una tassa che dal 1999 a oggi a Montesilvano è cresciuta del 105 per cento. Dopo tre anni, la cifra pagata dai cittadini è rimasta invariata ma, in compenso, uno tra i primi atti da sindaco di Cordoma è stato la lotta alle sigarette negli uffici pubblici. Con una circolare del 5 novembre 2007, Cordoma ha ricordato dipendenti e amministratori pubblici «l'imprescindibile necessità del rispetto assoluto della normativa antifumo nei luoghi chiusi».
Ritrovatosi un fardello di tre milioni di euro di debiti fuori bilancio da pagare, Cordoma ha dovuto fare i conti con un passato di spese senza controllo: dopo tre anni, Cordoma si dimette lasciando un dato che, in parte, gli dà ragione e cioè un avanzo di bilancio di 3,4 milioni di euro. In parte, perché si può parlare di un tesoretto ma anche di soldi non spesi per la città. Tra i meriti di Cordoma, c'è l'istituzione dell'ufficio Disabili, esempio di «buona amministrazione» anche per il ministro Renato Brunetta.
Ma Cordoma è anche il sindaco, nemico giurato di Cantagallo, che in giunta ha portato gli uomini chiave dello stesso Cantagallo: Claudio Daventura, consigliere della lista Arcobaleno con Paolo Di Blasio, è vicesindaco; Mimmo Di Giacomo, ex capogruppo della Margherita, è assessore all'Urbanistica; Emidio Di Felice, consigliere con la lista Teodoro, è assessore alle Finanze; Pietro Gabriele, eletto con il Pd, è assessore alla Pubblica istruzione; Luigi Marchegiani e Maria Rosaria Parlione, ex assessori con Cantagallo, sono capogruppo del Pdl e consigliera dell'Udc; Emilio Di Censo, ex presidente Ecoemme con Cantagallo, è consigliere dell'Udc; Giuseppe Menè, ex Margherita, è consigliere del Pdl.
Se dal centrosinistra sono stati leali, l'attacco frontale è giunto dal centrodestra con i ribelli del Pdl. Da sei mesi, l'amministrazione è logorata da una lotta di potere che parte anche da un dato: Cordoma, con le dimissioni dell'assessore Carlo Tereo de Landerset, ha sommato alla carica di sindaco anche l'incarico di assessore ai Lavori pubblici e coordinatore cittadino del Pdl. Con queste condizioni, il patto dei ravioli, siglato in un agriturismo di Carpineto della Nora il 30 giugno per mandare avanti l'amministrazione, è durato meno di tre mesi.

Vertice con il prefetto, arriva il commissario

Alle elezioni a maggio, i partiti pronti a preparare le liste. Il tentativo di Cozzi e Marchegiani di restare in sella

MONTESILVANO. Oggi il sindaco dimissionario Pasquale Cordoma incontrerà il prefetto di Pescara Vincenzo D'Antuono. A renderlo noto è stato lo stesso Cordoma con la sua lettera inviata alla stampa dopo aver preso la decisione di lasciare la carica di sindaco. «Un incontro per rispetto delle istituzioni», secondo Cordoma.
Durante l'incontro di oggi, in piazza Italia a Pescara, sarà il prefetto a dettare la tabella di marcia per condurre Montesilvano al voto: il primo dato certo è il ritorno alle elezioni a maggio.
Da adesso a maggio, a causa delle dimissioni del sindaco, a guidare l'amministrazione sarà un commissario prefettizio. Montesilvano, quindi, subirà un commissariamento lungo otto mesi.
Per la città sarà un ritorno al passato: dopo la caduta del sindaco Enzo Cantagallo, da novembre 2006 a giugno 2007, è stato il commissario prefettizio Fulvio Rocco a governare.
Secondo le norme, il sindaco Cordoma avrebbe ancora venti giorni di tempo per ripresentarsi in consiglio e ottenere il voto sul riequilibrio di bilancio bocciato ieri ma, con la sua lettera, il sindaco ha preso una posizione chiara: vuole dimettersi perché il problema di Montesilvano è politico e l'amministrazione è spaccata tra i fedeli al sindaco e i ribelli del Pdl. Una situazione che si trascina dall'aprile scorso.
Il commissariamento è l'ipotesi che i partiti di centrodestra avrebbero voluto evitare fino all'ultimo ma di fronte allo strappo dei ribelli del Pdl e del consigliere Udc Oscaro Biferi, anche Luigi Marchegiani e Valter Cozzi, capigruppo del Pdl e dell'Udc, hanno deciso di tornare al voto attraverso le dimissioni di Cordoma. (p.l.)

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it