L'affondo: «In Abruzzo tante indagini e pochi processi. La magistratura non abbia
la tentazione di scrivere l'agenda politica della regione». Insorgono le opposizioni
L'AQUILA - Li cita tutti, uno per uno, tutti gli inquisiti degli ultimi tre anni, ma quali tre anni, degli ultimi venti. Ci mette dentro Salini, D'Alfonso, Del Turco, e persino Cantagallo ex sindaco di Montesilvano e quello di Nocciano. E poi naturalmente la Stati perchè due pesi e due misure proprio no, certo la Stati e poi Venturoni e Tancredi. Tutti innocenti, sentenzia Gianni Chiodi in apertura di consiglio regionale, amici e nemici, è in piena foga assolutoria, tutti puliti fino a condanna definitiva. Foga bipartisan, sicuro, ma qualche volta serve.
Sono le 11,30, il governatore prende la parola, è il primo consiglio regionale monco di due assessori, la Stati addirittura non c'è, Venturoni non può. Usciranno puliti, scandisce il presidente, è sicuro di questo. Poi mette il punto interrogativo, «l'Abruzzo terra maledetta, peggio della Campania della Calabria della Sicilia? In Abruzzo tutti uguali, destra e sinistra, tutto un magna magna?», come dice la tiritera di questi giorni? No, non è così, «in Abruzzo tante indagini e pochi processi», ritiene Chiodi. Il presidente si lancia in un attacco alla magistratura anche se poi dirà di no ma quale attacco, e per finire ai giornalisti. «Ci sono magistrati bravi e magistrati come Woodcock, che fanno indagini e poi perdono i processi. E ci sono i giornalisti militanti». Piccoli e grandi, buoni e cattivi, il mondo a fette. Poi l'autodifesa. Lancia la sfida ai cronisti: «Dopo avermi accusato di tutto, scrivano finalmente che non sono indagato, che non sono reo di nulla». Lo facciano anche i magistrati di Pescara, «dicano se ho commesso qualche reato altrimenti mi lascino lavorare, lo dicano così come ha fatto la Procura dell'Aquila».
Fiducia certo, « la magistratura fa quello che deve fare, ma a mio giudizio deve farlo usando molta prudenza perchè si distrugge la dignità della persona. Il fine deve essere il processo e non l'indagine, ma di processi in Abruzzo se ne sono visti pochi». Ed elenca: «Stati, Venturoni, Tancredi, D'Alfonso, Salini, Del Turco, Cantagallo sono inno-ce-nti». Fino a prova definitiva, lo stabilisce la Costituzione, quella che molti portano sotto il braccio, fa sprezzante Chiodi, qualcuno però gli fa notare che Salini no, ricorda male, ha una condanna definitiva. «Una cosa non deve fare la magistratura, non deve avere la tentazione di scrivere l'agenda politica della regione». Non mi dimetto, conclude Chiodi rivolto all'opposizione, per il bene dell'Abruzzo.E l'inceneritore fa parte del programma di governo.
Ma non gliela lasciano passare, non lo fa Camillo D'Alessandro del Pd, tutti innocenti fino alla sentenza definitiva? Solidarietà col misurino uguale per la Stati e Venturoni? Gli fa tana D'Alessandro, «parla lei presidente, che fa parte di un partito forcaiolo», e gli ricorda gli esposti e le carte bollate del senatore Pastore usate «per abbattere l'avversario politico», oppure le parole pronunciate al momento dell'inchiesta sugli Stati, «le dimissioni atto di sensibilità istituzionale» disse Chiodi, «poi quando i magistrati toccano un suo amico, lei attacca la magistratura».
Difende la stampa Maurizio Acerbo di Rifondazione, chissà cosa sarebbe successo a Venturoni se fosse stato un finiano, «ha presente la stampa di Berlusconi, stia attento Castiglione». Non è vero che Chiodi non ha fatto nulla per i rifiuti, «ha approvato la delibera che abbassa la soglia del 40 per cento della raccolta differenziata». Ma dal dipietrista Carlo Costantini arriva la botta più dura, «voi teramani siete figli d'arte, ereditate per discendenza il ruolo di amministratori». Ora Chiodi parla di legalità, «ma si faccia un esame di coscienza: lei ha costruito la sua campagna elettorale sullo scandalo della sanità, gli abruzzesi, presidente, sono molto più onesti della loro classe dirigente». Nessun merito ha il Pdl per il risanamento della sanità: «L'hanno pagato i cittadini, col loro sangue e le tasse più alte d'Italia».Ed è l'ex nemico Giuliante, alla fine, che strilla la sua difesa di Chiodi: via libera agli inceneritori, presidente bello e bravo. Miracoli della politica.