Tutti gli aquilani, che hanno seguito in diretta il discorso di Berlusconi alle Camere per chiedere la fiducia, hanno atteso per quarantaquattro minuti che il presidente del Consiglio parlasse di loro o, almeno, facesse un accenno alla città da ricostruire, magari solo per rivendicare i "grossi meriti" del Governo nella fase dell'emergenza, come già fatto in occasioni precedenti. E, invece, zero sull'Aquila. Gli aquilani hanno atteso inutilmente per quarantaquattro minuti. Eppure, solo meno di una settimana fa, in una lettera inviata al sindaco, per ribattere alle critiche sulla nomina di Antonio Cicchetti, in cui auspicava un ripensamento di Massimo Cialante circa le dimissioni da vice commissario, Berlusconi era tornato a occuparsi in prima persona dell'Aquila e aveva assicurato di nuovo la propria dedizione e quella del Governo, assumendo l'impegno per una ricostruzione in tempi rapidi. Ieri, invece, niente, neanche una parola. Nulla di nulla. Zero. Nell'elencare i risultati conseguiti dal Governo, il nome dell'Aquila non è stato fatto proprio. Dimenticanza o scelta? La seconda per l'ex premier, Massimo D'Alema: «È interessante notare che due dei principali successi sbandierati più volte, il terremoto dell'Aquila e la spazzatura di Napoli, Berlusconi oggi ha avuto la decenza di non ricordarli. Vuol dire che sono successi molto volatili». Forse non è così, forse Berlusconi ha davvero dimenticato di elencare terremoto e rifiuti tra i "successi" o forse non l'ha fatto per evitare altre sgradevoli polemiche su due punti ancora oggi nel mezzo di posizioni contrastanti. Ciò che conta veramente è che Berlusconi e il Governo non dimentichino realmente l'Abruzzo e il mancato passaggio nel discorso alle Camere non debba essere inteso come una premonizione, un lapsus freudiano. «Mi auguro si tratti di un'omissione occasionale perché la sfida della ricostruzione ha bisogno della massima unità istituzionale e politica» è, infine, l'auspicio dell'onorevole Pierluigi Mantini dell'Udc.