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Pescara, 23/06/2026
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Data: 30/09/2010
Testata giornalistica: Il Tempo - Edizione nazionale
Il governo incassa la fiducia - Alla Camera però è costretto ad appoggiarsi ancora a Fli. Silvio strappa all'opposizione solo 14 voti

Oltre ai finiani. E così è stato. Ma non è comunque un risultato che soddisfa Berlusconi. Anzi. Ieri sera, dopo il voto, il premier è andato a palazzo Grazioli dove era stata preparata una festa per il suo compleanno. E chi lo ha incontrato racconta di un Berlusconi cupo, depresso, Probabilmente gli arriva una telefonata da Bossi, che poi l'ufficio stampa di palazzo Chigi smentisce. Così come smentisce la frase in cui il premier confidava di essersi ormai rassegnato ad andare a votare a marzo. Ma di sicuro il Cavaliere non vede un futuro roseo per il governo. In mattinata Berlusconi aveva comunque provato a ricompattare il centrodestra o almeno a raggiungere una maggioranza che lo mettesse al sicuro da imboscate. In aula alla Camera ha rivendicato le cose fatte dal suo governo e ha illustrato quello che l'esecutivo è pronto a fare, i famosi cinque punti del programma su federalismo, riforma fiscale, sicurezza, giustizia e Sud. Il tutto declinato seguendo un unico concetto guida: i cittadini ci hanno votato per governare cinque anni e abbiamo il dovere di finire questa legislatura. Un appello ripetuto anche nella replica in aula, nel pomeriggio, prima delle dichiarazioni di voto: «Nessuno nella nostra maggioranza verrà meno all'impegno con gli elettori preso nel momento del voto - ha spiegato il premier - Mi aspetto qualcosa di più dall'opposizione: un grande partito di centro come l'Udc, un grande partito di sinistra democratica come il Pd hanno il dovere politico e morale di dare una risposta all'altezza della gravità del momento. Se non lo faranno, se continueranno a limitarsi a slogan e tatticismi, verranno meno al grande compito di una opposizione democratica. Mi auguro che non sia così. Mi auguro di sentire nelle dichiarazioni di voto le parole alte che il Paese attende». Berlusconi ha messo da parte toni e modi concilianti solo una volta, quando ha replicato a chi lo accusava di aver messo in piedi una compravendita di deputati. «Sono accuse paradossali e inaccettabili. Non è possibile che quando qualche parlamentare del Pdl passa dall'altra parte è eticamente valido, mentre quando qualcuno dell'opposizione vota per il governo diventa calciomercato». E gli scissionisti dell'Udc, ha proseguito Berlusconi, «se daranno il voto non avranno nessun premio, né la nomina a sottosegretario né altro». La giornata di Berlusconi alla Camera è iniziata poco prima delle undici, quando il presidente del Consiglio è entrato in aula. Con Gianfranco Fini solo un breve ringraziamento di rito quando il presidente della Camera gli dà la parola. Il premier inizia rivendicando la centralità del Parlamento, organo fondamentale in una democrazia, e la necessità di un sistema bipolare, tagliando quindi le gambe a qualsiasi progetto di terzo polo. Ma quello che più preme sottolineare a Berlusconi è che al governo attuale non c'è alternativa. E per questo, pur non nominandoli mai, è disposto anche a riconoscere che in campo c'è una maggioranza diversa, più articolata ma che comunque si riconosce nei valori del Ppe. Musica per le orecchie dei finiani che infatti annuiscono soddisfatti. Ma sarà una delle pochissime volte. Per il resto il gruppo di Futuro e Libertà resta assolutamente impassibile durante il discorso del Presidente del Consiglio. Un solo applauso, quando il premier ricorda il sacrificio dei nostri militari in Afghanistan. Poi più nulla. Berlusconi prova a smorzare i toni dello scontro, spiega - e avverte - di vedere «troppo odio in giro, un odio che può armare la mano dell'eversione, i segnali si sono intensificati e tutti dobbiamo esserne preoccupati». Dai banchi del Pd ascoltano in silenzio, provano a interromperlo un paio di volte solo Furio Colombo e Roberto Giachetti. Il premier li fulmina con lo sguardo e gli concede solo un «devo mordermi la lingua per non fare battute taglienti». La contestazione sale quando Berlusconi parla del completamento della Salerno-Reggio Calabria entro il 2013 ma anche stavolta il presidente del Consiglio ribatte con un «siamo in ritardo per la situazione ereditata dal centrosinistra». Fuori dai cinque punti del programma c'è il rilancio sulle riforme istituzionali: «Bisogna rafforzare il potere dell'esecutivo, superare il bicameralismo perfetto, ridurre il numero dei parlamentari. Su questo c'è la possibilità che si possa arrivare all'approvazione delle riforme entro la fine della legislatura». Berlusconi finisce di parlare quando mancano pochi minuti a mezzogiorno, tutto il Pdl si alza per applaudirlo. E più tardi ai suoi ministri Berlusconi confida: «Gli italiani devono sapere chi sta cercando la rissa e chi, invece, tenta di governare».

Silvio strappa all'opposizione solo 14 voti
A Montecitorio 342 sì, 275 contrari e tre astenuti

Alla fine il pallottoliere si è fermato a quota 342. Che in un altro momento sarebbe stato un ottimo risultato ma che, con l'aria che tira, ha l'effetto di una grossa ipoteca sul futuro politico del governo e di Silvio Berlusconi. Già, perché quel 342 significa 7 voti in più rispetto a quelli che il premier ottenne nel 2008 quando, appena eletto, si presentò a Montecitorio per chiedere la fiducia. Ma significa anche che, senza i finiani e il Mpa di Raffaele Lombardo la maggioranza rischia. Il premier, infatti, non è riuscito a conquistare quei moderati che gli avrebbero permesso di dormire sonni tranquilli. Certo, gli uomini vicini al presidente della Camera contano i distinguo di Mirko Tremaglia e Fabio Granata che, a differenza degli altri compagni di Fli, scelgono il «no». E così, complice il fatto che Fini non vota e che Roberto Menia non è riuscito a farlo perché ha sbagliato i tempi, si fermano a quota 31. Se a loro si aggiungono quattro dei cinque voti del Mpa (Aurelio Misiti non ha partecipato), significa 36 deputati pronti a mollare, in ogni momento, la barca berlusconiana. Che ne è stato della pattuglia di «salvatori della Patria» più volte evocati in queste settimane? I tre Liberaldemocratici di Daniela Melchiorre hanno optato per il «no». Qualcuno dice per la mancata concessione di un posto da sottosegretario, ma il risultato non cambia. La pattuglia di Noi Sud guidata da Enzo Scotti, accreditata di cinque voti, si è fermata a 4 visto che Antonio Gaglione, uno dei parlamentari più assenteisti, ha deciso di non mettere in discussione la sua fama. Come da copione i 5 sì degli ex centristi di Calogero Mannino e Saverio Romano, così come quelli del repubblicano Francesco Nucara e del leader di Alleanza di Centro Francesco Pionati. I due fuoriusciti dall'Api di Francesco Rutelli si sono divisi: Massimo Calearo (che a Radio 24 ha fatto sapere che da oggi avrà una scorta per le minacce ricevute in questi giorni, ndr), come ultimo gesto di rispetto nei confronti di Walter Veltroni che l'ha voluto in Parlamento, ha optato per l'astensione, Bruno Cesario ha scelto il sì. E ha votato a favore del governo anche l'ex Idv Americo Porfidia che, dopo essersi autosospeso dal partito, è finito nel gruppo Misto. Due astenuti, infine, tra le Minoranze Linguistiche: gli esponenti della Sudtiroler Volkspartei Siegfried Brugger e Karl Zeller. Facendo i conti significa che Berlusconi ha «conquistato» 14 voti (compreso Calearo, ndr). Quindi può contare su una maggioranza «pura» di 309 parlamentari che ieri sarebbero bastati per ottenere la fiducia, ma che offrono margini di manovra troppo esigui per sperare di sopravvivere. Il Cavaliere, infatti, dovrebbe riuscire nell'impresa impossibile di portare in Aula sempre e comunque tutta la sua truppa. Ieri, ad esempio, mancavano alla conta in 10. Qualcuno, come l'ex ministro Mario Landolfi, ha deciso di essere presente nonostante, il giorno precedente, avesse celebrato il funerale della madre. Una testimonianza che non tutti potrebbero seguire. Poi c'è la nutrita pattuglia di ministri e sottosegretari che, molto spesso, si trova in missione. Insomma il pallottoliere si è fermato a quota 342, ma per Berlusconi è come se si fosse fermato a 0. E, l'impressione è che, d'ora in avanti, dovrà lottare ogni giorno per garantire una maggioranza solida al suo governo.

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