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Pescara, 23/06/2026
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Data: 30/09/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Giù il Pil dell'Abruzzo perso oltre un miliardo. Di Cesare (Cgil): «Occorre tornare a parlare di sviluppo»

Nel 2009 -6,9 per cento rispetto al 2008

PESCARA. Il Pil abruzzese, ovvero la ricchezza che la regione ha prodotto in un anno, ha registrato una diminuzione pari al 6,9% nel 2009 rispetto al 2008. La stima è dell'Istat secondo il quale è soprattutto il terremoto ad aver causato una caduta così forte. E' infatti il calo più marcato registrato tra le Regioni italiane, superiore di oltre due punti percentuali a quello del Mezzogiorno e di 1,9 punti al dato nazionale.
In termini assoluti vuol dire che in un anno la ricchezza prodotta dalle aziende e dai cittadini abruzzesi si è ridotta di oltre un miliardo di euro, scendendo da 28,9 miliardi a 27,7 miliardi.
«Un brutto calo», commenta il segretario regionale della Cgil Gianni Di Cesare «che ha colpito tutti i settori economici (costruzioni, industria, servizi e agricoltura), con un forte contraccolpo nei servizi e senza che il settore edilizio - sostanzialmente fermo - abbia potuto beneficiare dei lavori promessi e mai partiti di quello che avrebbe dovuto essere un grande cantiere: la ricostruzione dell'Aquila».
«D'altra parte», continua Di Cesare, «non posso non notare che con i ritmi attuali della ripresina o del rimbalzo dell'economia annunciati dal governo ci vorranno soltanto 45 anni per tornare ai livelli del 2008, figurarsi quanti altri ne servirebbero per riprendere a crescere».
Ciò che gli abruzzesi pagano non sono soltanto i problemi nazionali e internazionali, dice il sindacalista, ma anche «il fallimento delle politiche liberistiche che negli ultimi dieci anni le giunte regionali di centrodestra hanno voluto perseguire».
«Se vogliamo rinascere va cambiata rotta», dice Di Cesare, «vanno riprogrammate le spese, le priorità politiche e le scelte di governo. Fatto è che l'ultimo scandalo che ha travolto la giunta abruzzese ha indebolito ulteriormente la fiducia dei cittadini nella politica, aumentandone la disillusione e il distacco».
Dunque, se Chiodi e la sua maggioranza vogliono davvero risollevare l'Abruzzo «è arrivato il momento di cambiare dalle fondamenta la politica regionale: ai tagli e alla razionalizzazione della spesa vanno affiancate scelte coraggiose e un confronto che non può essere di facciata ma che deve coinvolgere tutti gli attori sociali e lo stesso consiglio regionale, a partire dal prossimo Documento di programmazione economica e finanziaria. Al governo Berlusconi inoltre va chiesto di finirla con il balletto delle cifre, con i finanziamenti promessi e mai arrivati, con i soldi che restano sulla carta e non finiscono mai nelle casse degli enti locali: ci dicano quanto abbiamo di certo da spendere per cambiare il destino di questa regione», conclude Di Cesare.
Per Paolo Primavera, presidente di Confindustria Chieti, «dopo le ultime vicende l'Abruzzo rischia il tracollo economico e la bancarotta, un'immagine pessima». La via d'uscita? «Chiodi torni a fare politica e quindi il governatore della regione Abruzzo, e lasci subito i due incarichi di commissario alla ricostruzione e alla sanità, mentre la magistratura faccia i processi perché ci sono state troppi indagini in questi anni e pochi i colpevoli. Oramai da troppo tempo», dice ancora Primavera, «questa regione è paralizzata a causa di terremoti vari e non c'è una politica di sviluppo».

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