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Pescara, 23/06/2026
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Data: 30/09/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Fuga dalla città, primi bilanci. Rapporto del Cresa: manca l'emigrazione tipica dei disastri

Chi parte e chi resta. La previsione: nel 2020 popolazione in aumento del 7,3%

L'AQUILA. «Nel 2020 L'Aquila avrà 78123 abitanti». Ovvero, il 7,3 per cento in più rispetto ai 72784 del 2009, l'annus horribilis. La previsione a tinte rosa è del Cresa, che fa un primo bilancio della fuga dalla città.
LO STUDIO. La proiezione è contenuta nello studio del Centro regionale di studi e ricerche economico-sociali delle Camere di Commercio abruzzesi. Il rapporto 2009, stampato a luglio, contiene un capitolo sull'andamento demografico del Comune dell'Aquila dopo il sisma. Gli esperti focalizzano l'attenzione sulla città più che sui centri minori, in considerazione del fatto che «L'Aquila è la prima città in Italia, sia pure non di grandi dimensioni, ma capoluogo di provincia e di regione, a essere sostanzialmente annientata da una catastrofe naturale ed è, nell'ambito dell'area del cratere sismico, quella che nel passato è stata caratterizzata dalla maggiore vitalità demografica». La popolazione residente all'Aquila, secondo lo studio Cresa, «è cresciuta del 2,4 per cento nel periodo gennaio 2005-marzo 2009, seguendo un ritmo piuttosto regolare. A partire dal secondo trimestre 2009, in coincidenza con il verificarsi dell'evento sismico del 6 aprile, il comune capoluogo è entrato in una fase di calo demografico (-0,8% in 11 mesi). Fino al marzo 2009 l'incremento demografico è stato determinato da valori positivi della componente migratoria, i cui effetti sull'aumento del numero di residenti sono stati solo in parte mitigati da tassi di crescita naturale negativi. L'Aquila è cresciuta, quindi, grazie all'ingresso di nuovi residenti, i due terzi dei quali di nazionalità italiana, mentre la popolazione autoctona ha continuato a diminuire».
NATI E MORTI. A determinare il calo demografico a partire dall'inizio del mese di aprile è stata, scrive il Cresa, «la contrazione dei flussi migratori, che crollano nel secondo trimestre dell'anno e rimangono di segno negativo. Nel confronto con gli anni precedenti, sotto il profilo della crescita naturale, infatti, non si riscontrano variazioni di rilievo, se non il picco dei decessi nel secondo trimestre del 2009, causato dall'evento sismico. Né», scrivono gli esperti, «può considerarsi un'inversione di tendenza il saldo naturale positivo registrato nel quarto trimestre» quando le nascite (periodo ottobre-novembre 2009) sono state superiori rispetto alle morti, cosa che non avveniva dal 2004. «È la componente migratoria che subisce riduzioni consistenti e strutturali».
ARRIVI E PARTENZE. Capitolo anagrafe. «A partire dall'aprile 2009», si legge ancora nel rapporto del Cresa, «si osserva che, a fronte di un numero di cancellazioni sostanzialmente immutato rispetto al passato, a invertire la pluriennale tendenza di crescita è stata la notevole contrazione delle nuove iscrizioni anagrafiche che nel 2009 si riducono di circa un terzo rispetto alla media degli anni precedenti. Fino al febbraio 2010», sostengono gli esperti, «pare non essersi verificato quel fenomeno di emigrazione da parte della popolazione residente che spesso ha seguìto i disastri naturali. Tuttavia, sono ancora alcune migliaia i cittadini ospiti di altri comuni ed è possibile che una parte di essi, se la ricostruzione dovesse essere troppo lenta e non supportata da adeguate politiche di sviluppo locale, decida di non tornare e trasferire la propria residenza altrove». Per il Cresa «adeguate politiche di supporto allo sviluppo locale sono anche necessarie per ripristinare flussi di mobilità in ingresso che, per anni, hanno costituito il motore dell'incremento demografico dell'Aquila».
LA SCUOLA. Finora, stando agli ultimi dati, mancano all'appello circa 700 alunni che, con le loro famiglie, hanno lasciato la città.

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