PESCARA - Volevano trovare un assessore ombra, una controfigura provvisoria, un prestanome, qualcuno disposto a reggere il fardello per qualche tempo, un mese o due e poi arrivederci e grazie per lasciare la poltrona in caldo a Venturoni. Gli avvocati lo hanno detto chiaro e tondo: il ricorso in Cassazione non è roba di settimane e la giunta non può restare in freezer per tanto tempo. Quindi l'assessore dovrà farsi da parte, non c'è altra strada, le dimissioni sono obbligate anche in vista del ricorso in Cassazione. L'ipotesi di tirarla ancora per le lunghe in attesa del terzo grado di giudizio non regge più, sono gli stessi avvocati a consigliare a Venturoni di mollare la presa. Il percorso individuato da Chiodi e dal partito nelle ore successive alla decisione del Riesame (che ha respinto il ricorso di Venturoni lasciandolo ancora agli obblighi di dimora a Teramo) è diabolico e prevede tre passaggi: sabato conferenza stampa, dimissioni da parte di Venturoni, annuncio da parte di Chiodi di rimpasto e sostituzione di Daniela Stati e di Venturoni, quest'ultimo con un fedelissimo di Chiodi disposto a sacrificarsi per qualche mese; poi, in caso di decisione favorevole della Cassazione, staffetta con Venturoni che tornerebbe a fare l'assessore alla Sanità.
Il piano però dura lo spazio di poche ore. Il gruppo regionale non lo digerirebbe, il malessere e le fibrillazioni rendono ardua una impresa che tende a mantenere la giunta in condizioni di provvisorietà ancora per mesi. E poi gli appetiti sono tanti. Il piano viene accantonato, spunta un'altra soluzione. Quella che sta tentando Gianni Chiodi, e che avrebbe tra l'altro la patente della legalità. Di nuovo passaggio in tre tappe: sabato conferenza stampa con le dimissioni di Venturoni, annuncio del rimpasto, sostituzione della sola Daniela Stati con un aquilano. La delega alla Sanità il presidente se la terrà in tasca, in attesa della pronuncia della Cassazione. E senza che nessuno possa urlare allo scandalo: perchè l'Abruzzo è l'unica tra le regioni commissariate ad avere un assessore alla Sanità. Non ce l'ha il Lazio nè il Molise nè la Campania nè la Calabria e per dirla tutta (e Chiodi lo riferirà a quelli che insistono per la sostituzione di Venturoni), il ministero e il "tavolo Massicci" per le verifiche sul piano di rientro sono sempre stati contrari alla doppia figura commissario-assessore: uno spreco pure quello. All'Abruzzo all'epoca fu concesso di nominare un assessore con delega alla Sanità solo perchè era l'unica tra le cinque regioni canaglia a non avere come commissario il presidente di Regione (Del Turco era stato arrestato) ma un esterno come Gino Redigolo. E quindi al solo scopo di assicurare una partecipazione della Regione alla gestione del piano di rientro. Con questa carta in tasca, l'operazione sarà molto più semplice: l'attesa della Cassazione sarà giustificata, anche se diventerà difficile alla fine giustificare il rientro di Venturoni. Se era superfluo prima, perchè diventerebbe necessario dopo? Complicato rispondere, però intanto può funzionare.