Quello che qualcuno ha definito «lo spirito dell'Aquila», che ha caratterizzato la dignità e la determinazione di un popolo colpito da una tragedia immensa, tornerà ad infiammare strade e piazze di una città che a fatica tenta di rialzarsi. A ventiquattr'ore dalla manifestazione «Sos L'Aquila chiama Italia» c'è grande fermento per un'iniziativa promossa da comitati cittadini e assemblea permanente di Piazza Duomo per tornare ad accendere i riflettori «sul disastro del post terremoto - come si legge nella piattaforma diffusa - per pretendere agevolazioni fiscali e sostegno economico, così come per rilanciare la legge di iniziativa popolare, avviando la raccolta delle 50mila firme necessarie a suo sostegno». Il tutto sotto una sola bandiera, quella neroverde della città dell'Aquila, per evitare strumentalizzazioni politiche: anche per questo, per la prima volta nella storia come per la Pmi di Confindustria, oltre ad associazioni ed esponenti del mondo della culturale, comitati ed enti, parteciperanno anche rappresentanze delle categorie produttive, a testimonianza della drammaticità del momento. Adesioni sono giunte da tutta la penisola, in città arriveranno almeno quaranta pullman di associazioni che hanno aderito alla manifestazione. Alcune che possono sembrare anche lontane dalle posizioni di rivendicazione dei terremotati, come i No Tav o il comitato che si oppone alla realizzazione sul ponte sullo stretto di Messina. Al loro fianco esponenti del sindacato e dei partiti politici, dall'Udc al Pd passando per quelli della cosiddetta sinistra radicale. Per alcuni un pretesto per scendere in piazza contro il Governo di centro destra: per questo diversi sindaci del cratere sismico non saranno in strada domani, nel corteo che partirà alle 14 da Piazza D'Armi e attraverserà via XX settembre per concludersi in Piazza Duomo, percorso che, per ragioni di sicurezza, potrebbe subire modifiche. Il Presidio di piazza Duomo ha chiesto l'adesione ai quattro esperti della Sge: Aldo Bonomi, sociologo, Paolo Leon, economista, Vittorio Lampugnani, archietto, e Cesare Trevisani, Confindustria