Iscriviti OnLine
 

Pescara, 23/06/2026
Visitatore n. 755.283



Data: 19/11/2010
Testata giornalistica: Il Centro
«Chiodi dà la sanità ai privati» Il centrosinistra chiede al Tar di annullare le delibere del commissario

PESCARA. Altro che regione virtuosa e da prendere ad esempio nel processo di risanamento dei conti nella sanità. Per le opposizioni di centrosinistra il piano operativo della Regione Abruzzo costruito «dal commissario per la sanità, Gianni Chiodi, presidente della Regione, con la deprecabile esclusione del consiglio», fa acqua da tutte le parti. Ma soprattutto le problematiche sul tappeto stanno favorendo la sanità privata, il cui monopolio ha solo cambiato padrone. I partiti dell'opposizione spiegano così l'astensione dalle riunioni della commissione Sanità «fino a quando il presidente e commissario per la sanità Chiodi non si degnerà di venire in consiglio ad illustrare il piano operativo 2010 sul ripianamento del deficit».
Nel giorno in cui il consigliere regionale pd (ex assessore alla Sanità) Franco Caramanico formalizza il ricorso al tribunale amministrativo comunale chiedendo che vengano annullate le deliberazioni del commissario per la Sanità Chiodi per attuare il piano di rientro dai debiti, il centrosinistra (Pd, Idv, Prc e Pdci), sferra l'ennesimo attacco. «Le lunghe liste di attesa, lunghissime per esami ed interventi programmabili nelle strutture pubbliche, vanno a vantaggio della sanità privata, il cui regime di monopolio in alcuni settori, ad esempio nella riabilitazione si è solo spostato da Angelini, è ora del gruppo Petruzzi», attacca il capogruppo dei Comunisti italiani, Antonio Saia, di professione medico, nella conferenza di ieri all'Aquila. Il capogruppo dell'Idv, Carlo Costantini, denuncia il fatto «che i risparmi si bruciano attribuendo posti letto ai privati» che quindi procurano vantaggi sulla sanità privata. «All'ex Villa Pini a marzo», continua Costantini, «il commissario, con motivazioni di urgenza, ha attribuito provvisoriamente 20 posti letto per malati psichiatrici, a luglio, nonostante ci fossero solo sei-sette pazienti, facendo finta di non capire e forse con la complicità del direttore generale della Asl, ha dato conferma definitiva. Così 800mila euro, risparmiati con la chiusura degli ospedali di Pescina e Tagliacozzo, sono finiti ai privati».
Per il centrosinistra, il piano taglia e peggiora servizi, non determina investimenti, da una parte non produce riorganizzazione, dall'altra fa aumentare il buco: «Non a caso Chiodi ha annunciato una perdita per l'esercizio 2010 di 80-100 milioni di euro». «Chiodi continua a sottrarsi al confronto in consiglio regionale, atto deprecabile e lesivo della funzione dell'assemblea, e irrispettoso nei confronti dei cittadini abruzzesi», afferma il consigliere del Pd Giovanni D'Amico, vice presidente del consiglio.
Per il consigliere dell'Idv Gino Milano, «tra due anni c'è il rischio che con il vecchio che non esiste più e con il nuovo non attivato». Il capogruppo di Rifondazione comunista, Maurizio Acerbo, sottolinea che è «in atto un dubbio risanamento ed un vuoto assistenziale che non ha pari in Italia».
Intanto il Pd si rivolge ai giudici amministrativi. Il ricorso di Caramanico al Tar è contro il presidente della Regione Gianni Chiodi nella sua qualità di commissario straordinario alla sanità.
Secondo il consigliere regionale, Chiodi si sarebbe reso responsabile di eccesso di potere, esautorando il consiglio regionale dalle competenze che la legge gli assegna in ordine al riordino della rete ospedaliera regionale. «La competenza in materia di programmazione sanitaria spetta alla Regione», sostiene Caramanico, «mentre al commissario attiene la vigilanza sul piano di rientro. Dunque il riordino della rete ospedaliera non poteva essere modificato se non con un atto normativo del consiglio regionale e non certo con un provvedimento amministrativo da parte del commissario straordinario, privo di potestà legiferante».
Per l'esponente del Pd l'atto di nomina a commissario consentirebbe a Chiodi solo di attuare il Piano di rientro nei termini in cui è stato concordato e approvato. «Piano che non prevede», afferma, «il riordino della rete ospedaliera nei termini e con le modalità fissati dal commissario».
Per quanto poi riguarda nello specifico l'ospedale di Guardiagrele, Caramanico rileva che «la legge sancisce che la Regione può autorizzare le Asl a modificare o trasformare le unità operative complesse, senza però modificare l'offerta assistenziale, rispettando il numero complessivo delle stesse e la dotazione dei posti letto. Dunque, un atto del commissario non può, nel momento in cui sancisce la disattivazione di interi presidi ospedalieri, modificare la pianificazione di posti letto». Altra violazione della legge sarebbe stata compiuta, secondo Caramanico, per il fatto che, dismettendo il presidio di Guardiagrele, di fatto viene compromessa la rete di emergenza-urgenza».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it