ROMA Doveva essere una legge fatta di un solo articolo e tante tabelle, scritta con l'unico obiettivo di confermare e ufficializzare il quadro di finanza pubblica costruito la scorsa estate, in ossequio agli impegni presi con l'Europa. Invece il testo che ieri ha ottenuto il sì della Camera (con 282 voti favorevoli, 225 contrari e due astenuti) e ora andrà al Senato per una scontata approvazione definitiva, somiglia un po' alle vecchie Finanziarie, anche se in confronto a quei provvedimenti ha avuto un iter decisamente semplificato.
Le proroghe di agevolazioni esistenti e le altre misure di sostegno all'economia valgono comunque 5,7 miliardi di euro. Il pacchetto è stato introdotto dal governo sotto forma di maxi-emendamento, ma in commissione Bilancio è stato sfoltito di una serie di norme giudicate ordinamentali, cioè non inerenti alla materia di bilancio. Rispetto alle originarie intenzioni del ministero dell'Economia c'è stata un'accelerazione dei tempi, almeno in parte connessa anche alla crisi politica: le misure avrebbero dovuto trovare posto nel tradizionale decreto di fine anno, ma alla fine si è deciso, a costo di contraddire l'impostazione della legge di stabilità, di sfruttare il veicolo legislativo che era già in circolazione.
L'obiettivo di fondo era finanziare interventi di sostegno che altrimenti sarebbero scaduti a fine anno, e attenuare almeno in piccola parte gli effetti dei pesanti tagli messi in campo dal governo con la manovra estiva. Gli stanziamenti più corposi (oltre a quelli riservati al finanziamento delle missioni di pace all'estero) sono per l'università (800 milioni che arrivano a un miliardo se si contano 100 milioni indirettamente destinati alla ricerca e altri 100 per le borse di studio), per le proroga degli ammortizzatori sociali in deroga (un miliardo) e per la detassazione della quota di retribuzione legata alla produttività (835 milioni).
In materia di sanità, il governo ha confermato - ma solo per cinque mesi - la norma che evita l'applicazione di un ticket da 10 euro su visite specialistiche e accertamenti. Da giugno quindi sarà necessario trovare un'altra copertura finanziaria. Poche le concessioni agli enti locali, che restano sul piede di guerra per i pesanti tagli decisi la scorsa estate. La prossima settimana però i presidenti delle Regioni riusciranno finalmente ad incontrare il governo, per parlare di rifiuti, di trasporto pubblico locale ed anche di federalismo fiscale.
Pesantemente insoddisfatto anche il mondo del volontariato. Solo 100 milioni, invece dei circa 400 degli scorsi anni, andranno a finanziare il cinque per mille, ossia la possibilità per i contribuenti di devolvere una parte della propria Irpef ad associazioni no profit o alla ricerca scientifica. Molte di queste realtà fanno affidamento sul cinque per mille il cui gettito però, se non cambierà qualcosa, sarà ridotto ad un quarto di quello attuale.