Timori per l'attacco annunciato alla procura. Chiodi e coordinatori divisi, niente accordo sulla delega
PESCARA - Il memoriale: meglio di no. Le accuse alla procura: ma non scherziamo. Il nome dell'assessore ombra, quello che ha preso il posto di Angelini: e così si beccano la querela. Le intercettazioni non allegate all'ordinanza, quelle che lo scagionano: no anche a quelle. Chi c'è dietro, il nome del manovratore: tentazione forte, ma meglio di no. Bocciate tutte ma proprio tutte le ipotesi di scaletta presentate da Lanfranco Venturoni per la conferenza stampa di questa mattina in primo luogo dagli avvocati e poi da Gianni Chiodi e dai coordinatori, tutti sassolini da togliersi in fretta dalle scarpe perchè Venturoni non ce la fa più. Ma non ci sta nessuno ad alzare il tiro contro la procura di questi tempi, non si sa mai. Meglio rinviare tutto alla prossima settimana anche perchè l'accordo sulle dimissioni-sì-o-no è ancora in alto mare. Così alle cinque del pomeriggio di ieri, mentre tutto il popolo pidiellino orfano di sponsor romani punta i navigatori satellitari su Sant'Egidio alla Vibrata per andare ad accogliere con tutti gli onori Maurizio Gasparri, viene dettata all'Ansa un'agenzia che cancella la conferenza teramana per «sopraggiunti e inderogabili impegni istituzionali del presidente della Regione e del coordinatore regionale del Pdl Filippo Piccone». Che gli impegni siano sopraggiunti significa che non c'erano in partenza ma anche che sono una valida scusa per prendere un altro po' di tempo in attesa di arrivare a una decisione politica comune. Che ancora non c'è.
Erano partiti a testa bassa, subito dopo la decisione con cui il tribunale del Riesame aveva deciso di confermare l'obbligo di dimora a Teramo per l'assessore alla Sanità, impedendogli di fatto di partecipare a giunte e consigli regionali, pronti ad attaccare la procura e a sfidare le decisioni dei giudici. E' lo stesso Venturoni ad annunciare la conferenza stampa per sabato mattina, Chiodi nicchia e ne farebbe a meno, perchè ha timore di sfidare la procura. Ma all'amico non sa dire di no, durante la settimana dopo una lunga serie di rinvii il governatore incontra i coordinatori del partito Piccone e Di Stefano, abbraccia Venturoni, da lui incassa la disponibilità a dimettersi, «decidete voi» rimanda la palla l'assessore. Una parola, decidere. In realtà Chiodi sarebbe tentato di percorrere la soluzione della cancellazione della delega, e di tenere per sè la sanità, alla stregua di tutte le regioni commissariate. Ma i coordinatori non si fidano, troppe deleghe, troppe cose da gestire: da solo non ce la fa. E' questa la tesi diplomatica addotta per spingere comunque per un avvicendamento, in realtà di Chiodi non si fidano al cento per cento e mettergli qualcuno accanto anche più fidato di Venturoni che è troppo schierato col presidente, significherebbe rimediare a una serie di errori e di prepotenze che Baraldi & governatore hanno commesso sui tagli alla sanità. Insomma non c'è l'accordo, anzi c'è un braccio di ferro bello e buono in mezzo al quale si piazza Venturoni che, offerta di dimissioni a parte, sarebbe felicissimo di tornare ad occupare la poltrona della Sanità, magari non subito ma almeno dopo la decisione della Cassazione che lui spera possa essere positiva.
Quindi occorre tempo per riflettere, e per fortuna in mezzo c'è una domenica per stare a casa a pensarci su, per confrontarsi con Venturoni, per capire cosa vuole il partito. Per chiedere consiglio a Gasparri intorno al quale ieri si sono ritrovati tutti ma proprio tutti. Mentre nel partito si fa strada una nuova ipotesi, che è poi quella iniziale: resistere, lasciare le cose come stanno, niente dimissioni per Venturoni e avanti fino alla Cassazione e vediamo chi la spunta. Idee confuse, ragionamenti e strategie che niente hanno a che fare con l'interesse dell'Abruzzo e degli abruzzesi, con le liste d'attesa lunghe chilometri, con le file medievali ai Cup, con l'impossibilità di prenotare in tempi civili esami a volte decisivi per salvarsi la vita. Niente di tutto questo: loro parlano di poltrone.