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Data: 20/11/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Futuristi agitati. Fini li rassicura: niente retromarcia, è solo un pit stop. Casini: «Berlusconi bis con l'Udc? Non è all'ordine del giorno»

ROMA - Nessuna retromarcia ma, al massimo, un «pit stop». Il giorno dopo il richiamo alla «responsabilità», da molti interpretato come un passo indietro nella querelle politica con il premier Berlusconi, Gianfranco Fini chiarisce il senso delle sue parole. E dal Piemonte, la regione scelta per la sua prima uscita ufficiale come leader di Futuro e Libertà dopo la convention di Bastia Umbra, ingaggia un vero e proprio duello a distanza con la Lega sulla presenza della mafia al Nord e sull'ipotesi di elezioni anticipate. Mentre però da Milano lo raggiunge la notizia che uno degli esponenti di spicco del Fli nella giunta Moratti, Giampaolo Landi di Chiavenna, ha deciso di tornare nel Pdl («sono stato tra i primissimi ad aderire a Futuro e Libertà, e sono fra i primi ad uscirne»).
A dare il via, in una giornata in cui non mancano neppure gli insulti, è il presidente della Camera. Che a Novara, mentre inaugura una mostra, usa una metafora sportiva per chiarire il suo pensiero. «Io non faccio il Gran Premio, siamo al pit stop», dice a un giornalista che gli chiede di spiegare il significato del videomessaggio diffuso giovedì. «Andrò a chiedere a mio figlio maggiore che corre in macchina», replica da Roma un sarcastico Umberto Bossi. «Nessuna retromarcia? Mica può dire "abbiamo preso paura"», aggiunge, mentre la terza carica dello Stato parla di mafia ad un convegno sulla legalità, sempre a Novara. «La mafia è ovunque c'è un interesse - sostiene il leader futurista - non capisco come qualcuno si possa indignare se c'è chi dice che la mafia è anche al Nord». È la goccia che fa traboccare il vaso: «Fanc...», risponde un Senatùr infuriato riserva ai cronisti che gli riferiscono le parole di Fini sulla mafia.
«Noi non abbiamo assolutamente paura di votare», manda ancora a dire a Bossi il presidente della Camera, «ma il voto non serve all'Italia». Ecco servita la risposta anche a tutti quei finiani che sul web avevano espresso delusione per l'appello del loro leader, definito «controproducente». Altro che dietrofront, quello era un appello a tutti coloro che credono in Futuro e Libertà, sostiene il vicecapogruppo dei finiani Benedetto Della Vedova. Ancora più netto il commento di Fabio Granata: «Non c'è nessun colpo di freno - osserva - nessun cambio di rotta. Noi abbiamo ritirato la nostra delegazione dal Governo, abbiamo aperto formalmente la crisi». E in serata Fini, a Torino, ha usato parole più energiche rispetto al videomessaggio: «Il problema drammatico di cui il presidente del Consiglio non si rende conto è la progressiva perdita di fiducia del governo agli occhi dei cittadini. Speriamo che ci sia da parte del premier uno scatto, un cambio di passo, o saranno i cittadini a staccare la spina bei confronti del governo e forse di tutte le istituzioni».
Pier Ferdinando Casini intanto precisa: «Non mi sembra che un Berlusconi bis con la partecipazione dell'Udc sia all'ordine del giorno». Ancora: «Il Paese ha bisogno di un armistizio fra i vari partiti e di un governo che vada oltre i confini del tradizionale». L'ex presidente della Camera parla durante la trasmissione L'ultima parola su Rai Due. Casini, ospite insieme al ministro Roberto Maroni, ha ricordato il suo appello al premier: «Sei mesi fa ho detto a Berlusconi di fare un appello alle forze responsabili e di dar vita a un governo di responsabilità più ampio. Tirare a campare, soprattutto in questo momento, non serve al Paese».

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