L'AQUILA. «Ho visitato il centro storico dell'Aquila, ci vorranno trent'anni per metterlo a posto se si continua così». Lo ha detto il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, che ha partecipato alla manifestazione «L'Aquila chiama Italia». «Per avere giustizia e futuro nel cratere», ha detto, «serve un governo che si occupi dei cittadini e non venga qui a prenderli in giro. Si potrebbe fare presto se fossero dati gli strumenti in termini finanziari, operativi e normativi». Il leader dell'Idv ha attaccato l'azione del governo che, «anziché pensare a far risorgere una città affondata dal terremoto pensa all'acquisto di armamenti aeronautici superlusso per fare la guerra».
Il vice segretario nazionale del Pd, Enrico Letta, ha rinnovato la proposta di far diventare «L'Aquila la capitale nazionale dell'industria farmaceutica». «Questo polo nazionale» ha spiegato Letta, «può dare un senso di futuro, se invece rimaniamo alle logiche dell'emergenza sarà tutto più difficile». «Il problema» ha sottolineato Letta «è che L'Aquila era in crisi anche prima del terremoto e bisogna inventarsi più politiche di sviluppo». Letta ha evidenziato che occorre vigilare affinchè l'ordine del giorno, approvato in Parlamento, che prevede per L'Aquila lo stesso trattamento di a Marche e Umbria sulla restituzione delle tasse, venga attuato con il decreto di fine anno.
Marco Pannella, che ha interrotto il digiuno accettando un cappuccino e un torrone al bar Nurzia, ha voluto essere presente tra la gente dell'Aquila. «E' una manifestazione a mio avviso assolutamente politica, se parliamo di politica in senso buono, e non di quella che è ora la politica in Italia». Questo il commento dell'82enne leader dei Radicali. «L'Aquila è stata distrutta dal terremoto e dalla partitocrazia che ne rallenta la ricostruzione» ha concluso.
«Per me è stata una manifestazione di popolo, altro che di gente di centrosinistra, una manifestazione degli aquilani di e quanti dall'Italia sono venuti a darci una mano». Così gli ha fatto eco il parlamentare aquilano del Pd Giovanni Lolli, commentando la manifestazione. «Nessuno vuole trasformarla in un evento di centrosinistra» ha continuato Lolli «la colpa è di chi non c'é, la responsabilità è loro. Non c'é nessuna volontà di usare una tragedia come il terremoto per motivi politici, siamo qui per risolvere i problemi delle persone». «E' stata una iniziativa con l'orgoglio aquilano, i colori neroverdi, e tanta gente da tutte le parti d'Italia, peccato che qualcuno abbia voluto dare un senso politico all'evento non venendo qui». Lo ha detto l'assessore comunale dell'Aquila, Stefania Pezzopane.
Anche Paolo Ferrero, segretario di Prc è stato tra i ventimila del corteo. «Questo governo» dice «ha tramutato il terremoto in uno spot ma dietro lo spot non c'é niente. Pieno sostegno proposta di una legge di iniziativa popolare, unica strada per la ricostruzione». Una proposta firmata anche dallo stesso Letta. Il vero significato della manifestazione e le tasse sono stati i temi sui quali il sindaco Massimo Cialente ha polemizzato con gli esponenti del centrodestra che hanno boicottato la protesta. «E' a mio avviso un errore grave, mai come in questo momento noi avremmo dovuto stare vicino a cittadini, associazioni di categoria, sindacati e mondo produttivo, che hanno organizzato questa manifestazione. Pensare che ci sia una politicizzazione è uno sbaglio: il corteo è pro L'Aquila e non contro il governo». «La ricostruzione pesante è ferma» ha aggiunto, «abbiamo i soldi, ma non si possono presentare progetti perché, ad esempio, manca il prezzario, mancano gli elementi base». «Dal primo gennaio 2011» ha aggiunto «se non ci saranno nuove norme, dobbiamo restituire le tasse al 100% per dieci anni. In tal modo 150 mila italiani terremotati, gli aquilani, saranno chiamati a pagare più tasse degli altri».
La nota polemica non manca e arriva da chi al corteo non ha partecipato. «Pur rispettando il diritto di manifestare» ha affermato il coordinatore regionale del Pdl, Filippo Piccone in una nota diramata ieri sera, «le dichiarazioni degli esponenti di sinistra sono la conferma della politicizzazione strumentale della manifestazione svoltasi all'Aquila, con la stragrande presenza di molte persone non aquilane». «Altro che ricostruzione ferma, come fa credere il sindaco Cialente» aggiunge Piccone «ci sono 10mila cantieri e le risorse».