L'AQUILA. «L'Italia s'è desta/con L'Aquila in testa». Trovi pure i fan di Mameli nel corteo subacqueo che scatena la fantasia dei manifestanti. Tra slogan, stendardi, cartelli e striscioni, alcuni plastificati altri semplici lenzuola dipinte, si attinge al vasto campionario della satira per raccontare la ricostruzione che non c'è.
CASEMATTE. «Casematte non si tocca», hanno scritto i giovani dei comitati che vogliono richiamare l'attenzione sulle operazioni di trasformazione di quell'area già denunciate dal dossier «L'Aquila in Fondo, cronaca di una speculazione annunciata» di Marianna De Lellis. «Diritti non favori», sta scritto su un cartello portato al collo da una cittadina che spiega: «Le tasse le vogliamo pagare, ci mancherebbe. Ma come tutti gli altri, né di più, né di meno». E le sue amiche le danno ragione. «Zona franca solo per la mafia?», è l'interrogativo inquietante che spicca su un altro stendardo e che evoca la misura economica per la quale si attende il completamento del percorso. «Tra tasse e bollette quanto costa 'sto campeggio?», scrivono quelli di Action al fianco della popolazione abruzzese. Più avanti, scritta nera su sfondo verde, ecco spuntare una lugubre previsione: «Expo 2015 come L'Aquila, epicentro di speculazione». Firmato: Sos fornace.
BUNGA-BUNGA. Gli aquilani che, per un giorno, decidono di andarsene in giro per la loro città giorno come uomini-sandwich pescano da un repertorio vastissimo. Riso amaro. «Finita la passerella aquilani nei guai». Il premier Berlusconi è un altro dei bersagli preferiti. «Ma perché non torni all'Aquila?». Quindi, immancabile, il tormentone del momento: «Tu bunga bunga, L'Aquila tasse tasse». Quindi un invito esplicito al ministro per l'Economia: «Tremonti vieni a vedere L'Aquila». La solidarietà dal Veneto è tutta racchiusa nell'abbraccio tra i gruppi in via XX Settembre. Ecco lo striscione degli indignati in trasferta: «Da Vicenza all'Aquila, la solidarietà è difesa del territorio». Firmato No Dal Molin. Il comitato cittadini per l'ambiente fa sapere che «Sulmona è con L'Aquila». Dalla Valle Peligna sbarcano parecchi cittadini impegnati, con volantini e cartelloni, a sensibilizzare gli aquilani sul «No al metanodotto» e «No alla centrale Snam», due opere contestate dalle popolazioni dell'Abruzzo interno. In testa l'infaticabile Mario Pizzola, esponente del movimento ambientalista. «L'ultima follia: un mega-gasdotto sulle faglie sismiche».
LE MILLE VOCI. «Case, lavoro, ricostruzione, questa la nostra rivoluzione». Eppoi: «La gente come noi non molla mai». E ancora: «Fuori gli sciacalli dalla città». Quindi lo slogan dell'indignazione degli aquilani di fronte a chi pregustava affari già poche ore dopo il terremoto: «3 e 32 io non ridevo». Un mantra che, alla fine, coinvolge anche chi la scossa non l'ha sentita. «L'Aquila chiama, l'Italia risponde». Intonata, durante il corteo, anche la canzone popolare «Te vojo revete'», dal celebre ritornello «L'Aquila bella me'».
MUTATIS MUTANDIS. «L'Aquila è in mutande, ma non se le scende», recita un altro messaggio inequivocabile vergato su un cartellone che strappa applausi e sorrisi. Ci sono anche i giovani del liceo Scientifico «Bafile» che portano questo messaggio: «Il futuro siamo noi». C'è chi si spinge più avanti. Fino al paradossale: «Il terremoto siamo noi», grida un cartellone al collo di una manifestante. «L'Aquila non è loro: è nostra», sta scritto su un altro striscione. Non manca la lavatrice gigante di cartone accompagnata dal seguente messaggio: «Basta speculare sui nostri panni». Un gruppo di Termoli si presenta così: «Molise-Abruzzo, fratelli di sisma».
FIRMA LA MULTA. «Sono andato per firmare la legge popolare per la ricostruzione dell'Aquila ma al ritorno ho trovato una bella multa». Divieto di sosta fatale all'ex carabiniere Michele Cocucci che, poco prima della manifestazione, parcheggia l'auto nelle vicinanze del mercatino di Santa Barbara. Giusto il tempo di fare un salto al tavolino dei comitati. Vorrebbe urlare tutta la sua rabbia, magari in uno striscione. Sarà per il prossimo corteo.