I dati dell'Inps: uscite anticipate in aumento del 54 per cento dopo la stretta sui requisiti del 2009
ROMA Nei primi dieci mesi del 2010 le uscite per pensione di anzianità sono aumentate di oltre il 50 per cento. Ma non c'è nessuna particolare fuga dal lavoro: i dati resi noti dall'Inps riflettono semplicemente un "effetto rimbalzo" derivante dalla progressiva entrata in vigore di requisiti più stringenti, a partire dal 2008.
Le 155.440 uscite registrate da gennaio a ottobre si confrontano con i 100.880 trattamenti liquidati nell'intero 2009. Quindi c'è un incremento che è già del 54 per cento, destinato a diventare ancora più significativo a fine dicembre. Lo scorso anno però ci fu un calo drastico delle uscite, dovuto all'attuazione della riforma approvata dal precedente governo di centro sinistra. A partire dal primo gennaio 2008 infatti l'età minima per l'accesso alla pensione di anzianità era salita da 57 a 58 anni, mentre dal luglio 2009 era scattato l'ulteriore scalino che porta ai requisiti tuttora in vigore, la cosiddetta "quota 95": cioè 60 anni di età e 35 di contributi, oppure 59 ma con almeno 36 di versamenti contributivi. Inoltre sempre dal 2008 era entrato in vigore il nuovo meccanismo delle "finestre", che ne prevedeva due l'anno invece di quattro. Così alcune decine di migliaia di lavoratori hanno dovuto attendere molti mesi in più per l'effettivo pensionamento: così si spiega il calo del 2009. E si spiega anche il rimbalzo del 2010: una buona parte di coloro che erano stati bloccati ha potuto alla fine accedere alla pensione. Questa dinamica era contenuta anche nelle previsioni dell'Inps. L'istituto, ha spiegato il presidente Antonio Mastrapasqua, si attende per il prossimo anno «una contrazione consistente delle uscite» . Dal 2011 infatti ci sarà un ulteriore inasprimento dei requisiti con il passaggio a "quota 96". Contemporaneamente entreranno in vigore le nuove norme sulle finestre che prevedono un tempo fissa di attesa pari a 12 mesi per i lavoratori dipendenti e 18 per gli autonomi.