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Data: 21/11/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
La Carfagna ha deciso: il 15 lascio il governo, il partito e il Parlamento

L'addio dopo la fiducia: «Nel Pdl in Campania è guerra per bande»

ROMA - Aspetterà di dare la fiducia al governo il 14 dicembre e il giorno dopo si dimetterà da ministro, dal Pdl e dal Parlamento. La titolare delle Pari opportunità Mara Carfagna, dopo alcuni giorni di travaglio, che qualcuno - come la compagna di partito Alessandra Mussolini - ha voluto tingere dei colori del gossip, rompe gli indugi. E in un'intervista a "Il Mattino" conferma quella che fino al giorno prima era soltanto una voce, anche se insistente, rendendo note le ragioni della sua decisione. La Carfagna racconta di aver manifestato nell'ultimo Consiglio del ministri la sua «preoccupazione per lo scontro istituzionale tra Comune e Provincia di Salerno sul termovalorizzatore che rischia di portare alla paralisi assoluta compromettendo la realizzazione dell'impianto. Non posso permettere - dice la giovane ministra - che per una guerra di potere si faccia saltare un'operazione di vitale importanza per la Campania». Questo l'ultimo clamoroso episodio dell'emergenza rifiuti in Campania, che la stessa Carfagna definisce «una guerra per bande» e che la induce a lasciare l'incarico di ministro, «visto che il mio contributo pare sia ininfluente». La deputata del Pdl esclude inoltre un suo passaggio tra le file finiane e accusa i tre coordinatori nazionali del Popolo della libertà di «non essere in grado di controllare il partito».
La decisione del ministro per le Pari opportunità, annunciata in serata, prende in contropiede più di un personaggio. A cominciare da Silvio Berlusconi che da Lisbona, dopo aver parlato a lungo al telefono con la Carfagna, aveva asserito: «Non mi ha fatto tribolare. E' una cosa a cui non annetto particolare difficoltà». Accanto al premier, il ministro della Difesa, anche lui in Portogallo, si metteva alla testa di quanti nel Pdl, membri del governo o no, si mostravano assai freddi nei confronti del travaglio della titolare delle Pari opportunità: «De minimis», liquidava il tutto Ignazio La Russa aggiungendo di trovare eccessivo «il gossip anche a Lisbona». Minimizzava anche il ministro Matteoli: «Il caso Carfagna non mi pare un problema così grande da mettere in difficoltà il governo». Un personaggio oggi assai vicino al Cavaliere come Daniela Santanchè auspicava un rapido superamento dell'episodio, perché «l'unica cosa che conta in questo momento è che bisogna stare uniti attorno a Berlusconi, senza dare spazio a dissapori e conflitti». Anche per il vicepresidente dei senatori pdl, Gaetano Quagliariello, «in un momento di grande responsabilità nazionale, i problemi interni devono essere messi da parte, anche laddove esistono». Mentre il sindaco di Roma Alemanno derubricava la vicenda a «contenzioso di carattere territoriale che si può risolvere nel rispetto di chi ha le responsabilità territoriali».
Più aperta solidarietà è stata manifestata alla Carfagna da vari colleghi ministri come Maristella Gelmini, Fitto, Rotondi. Il titolare degli Esteri, Frattini, ha detto di «sostenerla in tutto. Perché la sua non è una lite personale e ha ragione a porre questioni di principio che il partito deve risolvere rapidamente». Solidarietà che evidentemente non è valsa a far cambiare idea alla titolare delle Pari opportunità che, nell'intervista al Mattino, dice anche di non essere stata convinta neppure da Berlusconi nella sua telefonata da Lisbona.
Inutile dire per le opposizioni queste dimissioni sono un ulteriore segno dello scollamento di governo e maggioranza. Bersani nota che «se le critiche della Carfagna riguardano i termovalorizzatori e la politica del Pdl e del governo, sono sensate». Mentre il segretario dell'Udc Cesa afferma che «tra Carfagna e Cosentino siamo dalla parte del ministro senza se e senza ma». Solidarietà alla Carfagna da più di un esponente di Fli, come Fabio Granata, che si chiede «come Mara abbia potuto resistere finora in un contesto così infrequentabile».

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