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Data: 21/11/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Il governo rischia tre sgambetti. Calderoli, Rai e seggio Ue: finiani e Udc possono tendere agguati in aula

Berlusconi si dice sicuro di recuperare voti per ottenere una doppia fiducia, una sfida che eccita gli animi dei "rivoltosi" e può provocare irrigidimenti e nuovi agguati. Non che il clima sia sbollito. C'è già il caso Carfagna, appena scoppiato e non risolto, che tiene il governo sulla corda con una minaccia a orologeria. Anche se il premier lo ha subito derubricato. E in attesa che si voti la sfiducia al ministro Bondi, lunedì 29, c'è un altro ministro nel mirino: lo scoppiettante leghista Roberto Calderoli, responsabile della Semplificazione normativa, per il quale i dipietristi chiedono il ritiro delle deleghe accusandolo di aver cancellato una legge per salvare 36 attivisti leghisti della Guardia padana: «Dall'8 ottobre l'associazione militare per fini politici non è più reato e il processo a carico delle 36 Camicie Verdi è quindi decaduto. Tale reato però non era stato preso in considerazione e non era nell'elenco redatto dall'apposita Commissione scientifica». E certo non aiuterà Calderoli l'aver attaccato la presidente di Confindustria, Marcegaglia, ospite di Casini a Milano, dandole dell'«ingenerosa» e criticandola per essere andata nel covo dei «pirati della prima Repubblica». Difficilmente avrà i voti di Fli e Udc.
Di occasioni per fare lo sgambetto ce ne sono almeno altre due. Una riguarda il 73° seggio da attribuire all'Italia nel Parlamento europeo: l'alleanza Udc-Fli ha già mandato sotto il Pdl in commissione la scorsa settimana, decidendo l'attribuzione con i resti del seggio che andrebbe ad un candidato udc. La maggioranza s'è arrabbiata parecchio, e rischia adesso di andare sotto anche in aula. Il che potrebbe terremotare alcune certezze sul recupero berlusconiano. L'altro fronte è quello delle mozioni sulla Rai, una del fli Bocchino, l'altra di Giulietti, Rao e altri, sul mancato pluralismo nella tv pubblica. Il testo delle mozioni è però troppo etereo per poter suscitare l'entusiasmo dei cecchini: non si parla né del Tg1 di Minzolini, né di Santoro e Saviano, dunque la mancanza di "pathos" potrebbe non trasformare questo voto in un nuovo inciampo per la maggioranza di governo. A meno che la sicurezza mostrata ieri da Berlusconi nell'esorcizzare il D-Day, non ecciti l'opposizione e i finiani tanto da alzare il livello dello scontro. Ma è un problema d'umori, e la previsione è difficile.
Altro tema caldo sarà la discussione sulla riforma dell'Università della Gelmini, problema che riguarda la Finanziaria che approda al Senato e gli stanziamenti che Tremonti aveva negato, costringendo la legge sul binario morto. Il sindacato della Cgil guida la rivolta: niente risorse, si colpiscono ancora una volta i giovani ricercatori, i precari e gli studenti. L'opposizione si prepara alle barricate, cavalcando la rabbia studentesca. I soldi sono pochi, gli scontenti tanti. Tenere alta la tensione è l'obiettivo dell'opposizione, in attesa del voto contro Bondi tra otto giorni. Ma la strada verso il 14 dicembre è sempre lunghissima e chissà cosa altro dovrà succedere per cercare di rendere dura la vita al premier.

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